Sezioni
Edizioni locali
14/09/2026 ore 17.50
Italia Mondo

Morte di Ramy Elgaml, una nuova ricostruzione 3D riapre il caso: «I carabinieri hanno deviato e colpito lo scooter»

Una consulenza di parte realizzata da Index ricostruisce gli ultimi secondi dell’inseguimento del 24 novembre 2024 e propone una dinamica diversa: la Giulietta dei militari avrebbe deviato due volte verso lo scooter

di Redazione Cronaca

La dinamica degli ultimi istanti prima della morte di Ramy Elgaml torna al centro dell’inchiesta. Il 19enne perse la vita il 24 novembre 2024, al termine di un inseguimento con i carabinieri mentre viaggiava a bordo di uno scooter guidato dal 22enne Fares Bouzidi. Una nuova consulenza tecnica, commissionata dai legali del giovane, propone ora una ricostruzione diversa da quella inizialmente fornita dai militari.

Il lavoro, anticipato dal Manifesto e realizzato da Index, un’organizzazione non governativa francese specializzata nell’analisi forense delle immagini e nelle ricostruzioni tridimensionali, è stato depositato lunedì 14 settembre dagli avvocati Marco Romagnoli e Debora Piazza. La consulenza comprende un rapporto metodologico e un modello 3D dell’incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta, a Milano.

Gli esperti non hanno acquisito nuovi filmati. Hanno invece incrociato le immagini delle telecamere, le dashcam delle pattuglie, le fotografie dei mezzi, i rilievi della scena e gli altri elementi già presenti nel fascicolo. L’obiettivo era ricostruire con maggiore precisione la posizione e i movimenti dei veicoli durante gli ultimi secondi dell’inseguimento.

La nuova ricostruzione: «Due distinte deviazioni» della Giulietta

Secondo la prima ricostruzione, sarebbe stato Fares Bouzidi a perdere il controllo del T-Max nel tentativo di affrontare la svolta verso via Quaranta. La consulenza di Index prospetta invece una sequenza differente: negli istanti decisivi, non sarebbe stato lo scooter a spostarsi improvvisamente verso la traiettoria dell’auto dei carabinieri.

Il modello tridimensionale individua, infatti, «due distinte deviazioni» della Giulietta verso il mezzo sul quale viaggiavano Ramy e Bouzidi.

La prima manovra sarebbe avvenuta prima dell’ingresso nell’incrocio. L’auto avrebbe progressivamente deviato verso sinistra, avvicinandosi lateralmente al T-Max, mentre entrambi i mezzi procedevano a una velocità superiore ai 50 chilometri orari. Per i consulenti della difesa, è altamente probabile che in quella fase si sia verificato un primo contatto tra i veicoli.

L’urto, secondo la ricostruzione, non sarebbe stato immediatamente sufficiente a provocare la caduta dello scooter. Avrebbe però potuto alterarne la traiettoria e comprometterne la stabilità.

Il passaggio ritenuto più significativo dagli esperti riguarda ciò che sarebbe accaduto subito dopo. Il T-Max avrebbe continuato a muoversi sostanzialmente lungo la propria direzione, senza compiere la svolta a sinistra attribuita al conducente nelle prime ricostruzioni. Sarebbe stata invece la Giulietta a spostarsi nuovamente verso sinistra, intersecando la traiettoria dello scooter già in una fase di perdita di aderenza.

Se questa ricostruzione dovesse trovare conferma nel procedimento, la sequenza dell’incidente assumerebbe contorni diversi rispetto a quelli delineati inizialmente. Non si tratterebbe soltanto di un’auto che segue da vicino uno scooter e non riesce a evitare l’impatto, ma di una vettura che, secondo la consulenza di parte, avrebbe effettuato due movimenti verso il mezzo inseguito.

La frase registrata dalla dashcam: «Vaffan**lo, non è caduto»

Nella nuova analisi viene richiamato anche un episodio già emerso dagli atti dell’inchiesta. In una fase precedente dell’inseguimento, una seconda auto dei carabinieri avrebbe affiancato il T-Max, entrando in contatto lateralmente con lo scooter. Il mezzo, tuttavia, sarebbe riuscito a rimanere in equilibrio.

Dalla dashcam della pattuglia si sente quindi un militare pronunciare la frase: «Vaffan**lo, non è caduto».

L’espressione era già stata oggetto di discussione pubblica e giudiziaria. La difesa di Bouzidi chiede ora che venga valutata insieme alla nuova ricostruzione tridimensionale e agli altri contatti documentati tra i veicoli.

La questione centrale, secondo l’impostazione dei consulenti, non riguarda più soltanto la distanza tra l’auto e lo scooter o la possibilità di evitare la collisione. Se fosse accertato che durante l’inseguimento furono effettuate manovre dirette a spostare il T-Max dalla propria traiettoria o a provocarne la caduta, anche l’analisi delle responsabilità potrebbe assumere una prospettiva differente.

L’ultimo impatto e la morte di Ramy

La consulenza prende in esame anche la fase successiva alla perdita di controllo dello scooter. Secondo il modello elaborato da Index, il T-Max sarebbe scivolato verso il margine della carreggiata, mentre Ramy veniva sbalzato sull’asfalto.

La Giulietta, dopo il secondo spostamento verso sinistra ricostruito dagli esperti, sarebbe quindi arrivata nella zona in cui si trovava il ragazzo, investendone il corpo.

La consulenza collega alla «compressione» provocata dall’auto la causa della morte pressoché immediata del 19enne, in linea con quanto indicato dall’autopsia. Anche questo passaggio, tuttavia, dovrà essere valutato nel quadro complessivo degli accertamenti.

Il documento depositato dalla difesa non rappresenta una decisione giudiziaria, ma una consulenza di parte. Saranno ora gli inquirenti e, nelle eventuali successive fasi processuali, i giudici a stabilire quale ricostruzione sia compatibile con gli elementi tecnici e probatori disponibili.