Negoziati Usa-Iran al via, Teheran: «Arriviamo con completa sfiducia». Il Nyt: «Hormuz chiuso perchè minato»
Colloqui diretti al via in Pakistan: delegazione iraniana con pieni poteri. Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi: «Lotteremo per i diritti del nostro popolo». Il quotidiano statunitense: «Mojtaba Khamenei sfigurato ma operativo»
I negoziati tra Stati Uniti e Iran prenderanno il via nel pomeriggio di oggi a Islamabad, in Pakistan, dove le due delegazioni sono arrivate tra ieri sera e questa mattina. Secondo l'emittente saudita Al Hadath, i colloqui inizieranno intorno alle 14 italiane, preceduti da contatti indiretti già avvenuti in queste ore. Il formato e i tempi delle trattative sono stati definiti nelle ultime ore con la mediazione pachistana.
Il vicepresidente americano JD Vance è stato accolto dal ministro degli Esteri pakistano Mohammad Ishaq Dar, che ha elogiato l'impegno di Washington per una pace duratura, auspicando che le parti possano «impegnarsi in modo costruttivo». Il premier pakistano Shehbaz Sharif ha incontrato Vance e ha ribadito la disponibilità di Islamabad a continuare a facilitare il dialogo «per favorire progressi verso una pace sostenibile nella regione». Alla riunione partecipano anche il capo di stato maggiore pachistano Asim Munir e lo stesso ministro Dar, due protagonisti del lavoro di mediazione che ha reso possibile l'avvio dei negoziati.
Il clima con cui Teheran si siede al tavolo è però tutt'altro che disteso. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato, durante un colloquio con l'omologo tedesco Johann Wadephul, che l'Iran entra nei negoziati in una condizione di «completa sfiducia», accusando Washington di ripetute violazioni degli impegni e di «tradimenti della diplomazia». Ha tuttavia assicurato che Teheran «lotterà con piena autorità per garantire gli interessi e i diritti del popolo iraniano».
Secondo quanto riferisce il New York Times, citando tre alti funzionari iraniani, la delegazione di Teheran dispone di pieni poteri decisionali e non è tenuta a consultare la capitale durante le trattative. Il nuovo leader supremo Mojtaba Khamenei avrebbe conferito al presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf l'autorità di «raggiungere un accordo o abbandonare il tavolo». Il vicepresidente iraniano Mohammad Reza Aref ha precisato che Ghalibaf sta «rappresentando la nazione e il nezam», l'insieme delle istituzioni della Repubblica islamica.
Sullo sfondo dei negoziati pesa la questione dello Stretto di Hormuz, uno dei nodi centrali dei colloqui. Sempre il New York Times, citando funzionari statunitensi, rivela che l'Iran non sarebbe in grado di riaprire completamente lo stretto perché non riesce a localizzare né a rimuovere tutte le mine navali che avrebbe posizionato al suo interno. Teheran avrebbe utilizzato piccole imbarcazioni per posarle, ma senza una mappatura precisa delle loro posizioni, rendendo difficile sia il tracciamento che la bonifica.
Sul fronte della leadership iraniana, Reuters riferisce invece, sulla base di tre fonti vicine al cerchio ristretto del potere, che Mojtaba Khamenei sta ancora recuperando dalle ferite riportate nel raid israeliano del 28 febbraio, in cui perse la vita anche il padre Ali. Il nuovo leader supremo, 56 anni, sarebbe sfigurato e avrebbe riportato gravi lesioni a una o entrambe le gambe, ma rimane vigile e operativo: partecipa alle riunioni via audioconferenza e continua a prendere decisioni, anche in merito alla guerra e ai negoziati in corso.