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09/10/2026 ore 18.31
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Nobel per la Pace a Navy Pillay, Usa e Israele insorgono. Poi l’attacco contro la Cpi: «Tribunale canaglia»

Trump promette di colpire la Corte penale internazionale, mentre Netanyahu attacca la giurista sudafricana: «Libelli di sangue contro l’unico Stato ebraico». Il ministero israeliano evoca Goebbels: «Applaude dall’inferno»

di Redazione
epa13291855 South African lawyer Navi Pillay (R) reacts as she attends a press conference at the International Nuremberg Principles Academy in Nuremberg, Germany, 09 October 2026. Pillay, a human rights defender and former United Nations High Commissioner for Human Rights, was awarded the 2026 Nobel Peace Prize for 'her efforts to promote peace and international law'. EPA/DAVIDE ELIAS

Il Nobel per la Pace 2026 va a Navanethem “Navi” Pillay, giurista sudafricana di origini tamil premiata per il suo impegno nella difesa dei diritti umani e nella lotta contro i crimini di guerra. Una scelta che ha immediatamente provocato forti reazioni negli Stati Uniti e in Israele, soprattutto per il ruolo svolto dalla magistrata nell'inchiesta delle Nazioni Unite che nel 2025 ha accusato Israele di aver commesso un genocidio nella Striscia di Gaza.

A rendere ancora più teso il quadro internazionale è arrivato l'annuncio di nuove sanzioni statunitensi contro la Corte penale internazionale (Cpi), istituzione che negli ultimi mesi è stata ripetutamente attaccata dall'amministrazione di Donald Trump. L'Unione europea ha definito «profondamente deplorevole» la decisione di Washington, mentre la stessa Corte ha denunciato un attacco allo Stato di diritto.

Chi è Navi Pillay, dalla lotta all'apartheid alle istituzioni internazionali

Nata il 23 settembre 1941 in Sudafrica, Pillay ha costruito una lunga carriera nella giustizia nazionale e internazionale. Di origini indiane tamil, è stata la prima donna non bianca a diventare giudice dell'Alta Corte sudafricana. Dal 2008 al 2014 ha ricoperto l'incarico di Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, dopo aver lavorato come giudice della Corte penale internazionale e aver presieduto il Tribunale penale internazionale per il Ruanda, istituito per perseguire i responsabili del genocidio del 1994.

Nel 2015 è entrata nella Commissione internazionale contro la pena di morte. Il riconoscimento di Oslo valorizza il suo impegno per l'affermazione del diritto internazionale e per la responsabilità penale di chi si rende responsabile di crimini di guerra e violazioni dei diritti umani.

La decisione del Comitato norvegese per il Nobel arriva in una fase in cui le istituzioni multilaterali sono sempre più esposte alle pressioni politiche. La motivazione del premio richiama l'«eccezionale coraggio e integrità» dimostrati da Pillay nel suo lavoro contro i crimini di guerra.

L'inchiesta su Gaza e le accuse contro Israele

A rendere particolarmente controversa la scelta è soprattutto il ruolo svolto dalla giurista alla guida della Commissione d'inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite sul territorio palestinese occupato. Nel settembre 2025, il rapporto elaborato dalla commissione aveva attribuito a Israele la responsabilità di un genocidio nella Striscia di Gaza.

In quell'occasione Pillay aveva dichiarato: «La Commissione stabilisce che Israele è responsabile della commissione di un genocidio a Gaza». La giurista aveva sostenuto che le azioni compiute nella Striscia rispondessero ai criteri previsti dalla Convenzione internazionale sul genocidio, richiamando anche l'intento di distruggere, in tutto o in parte, la popolazione palestinese.

Le conclusioni della commissione sono state respinte dal governo israeliano, che ha contestato la legittimità e l'imparzialità delle accuse. Il Nobel conferito a Pillay ha così riacceso lo scontro politico e diplomatico attorno al conflitto e alle responsabilità per le violazioni del diritto internazionale.

La battuta su Trump e l'attacco del presidente americano

Dopo l'annuncio del premio, Pillay ha scherzato sul presidente statunitense, che in passato aveva manifestato apertamente il desiderio di ricevere il Nobel per la Pace. «Se applaudite un po' più forte, forse dividerò il premio con Trump», ha detto la giurista, intervenendo a Norimberga, in Germania. La frase è stata raccolta da Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International, e diffusa sui social.

Trump ha rilanciato sul proprio profilo Truth Social un messaggio critico nei confronti del riconoscimento. Nel testo condiviso, attribuito all'account “Shoenlaw”, si sostiene che il Comitato Nobel abbia compiuto una «vergogna irreparabile» assegnando il premio a Pillay. Il post accusa la giurista di nutrire «un odio dichiarato verso l'America e Israele», di aver celebrato terroristi e premiato Hamas e di aver condotto un'indagine definita una farsa, sostenendo che Israele avesse commesso un genocidio e sollecitandone il perseguimento giudiziario.

La reazione americana si è accompagnata all'annuncio di misure contro la Corte penale internazionale. Il segretario di Stato Marco Rubio ha promesso di «vietare le transazioni con questo tribunale canaglia», con l'obiettivo dichiarato di ridurne le risorse e paralizzarne la capacità operativa. «Il presidente Trump non permetterà mai alla Corte penale internazionale di perseguire cittadini americani», ha aggiunto Rubio, secondo quanto riportato da Reuters.

Pillay, dal canto suo, ha denunciato il clima di pressione sulle istituzioni internazionali. «Stiamo attraversando un'epoca in cui il diritto internazionale e i diritti umani sono oggetto di pesanti attacchi politici», ha affermato durante una conferenza stampa. La giurista ha indicato proprio gli attacchi alla Cpi come una delle manifestazioni più evidenti di questo deterioramento, ricordando che Trump aveva definito la Corte «malvagia» e «fuorilegge», invitando gli Stati membri ad abbandonarla.

La reazione di Netanyahu: «Il Comitato Nobel ha perso la bussola morale»

Durissima anche la risposta israeliana. Il ministero degli Esteri ha accusato il Comitato Nobel di aver utilizzato il riconoscimento per legittimare l'ostilità verso Israele, definendo il premio una «grottesca strumentalizzazione» e sostenendo che sia stato assegnato a una figura responsabile di aver promosso accuse infondate contro il Paese.

«Ora che la commissione del Nobel ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels sta certamente applaudendo dall'inferno», si legge nella dichiarazione del ministero, con un riferimento al capo della propaganda nazista. La nota aggiunge che, se esistesse un premio per «le menzogne, l'odio e le accuse infamanti», Pillay sarebbe la favorita, contestandole di aver contribuito alla «demonizzazione di Israele» per ragioni politiche.

Ancora più esplicito il premier Benjamin Netanyahu, che ha accusato il Comitato Nobel di aver smarrito i propri riferimenti morali. In un messaggio pubblicato sull'account ufficiale, ha definito Pillay una «bigotta» che avrebbe costruito la propria carriera diffondendo «libelli di sangue contro l'unico Stato ebraico». Netanyahu ha inoltre accusato la giurista di aver alimentato la demonizzazione degli ebrei e di rappresentare «una parodia della giustizia».

Le dichiarazioni israeliane confermano quanto il Nobel sia diventato un nuovo terreno di scontro attorno alle conclusioni dell'inchiesta Onu su Gaza e alla loro rilevanza politica e giudiziaria.

Le sanzioni Usa alla Cpi e la risposta dell'Unione europea

L'annuncio delle misure americane contro la Corte penale internazionale ha aggiunto un ulteriore elemento di tensione. La Cpi ha condannato la decisione, sostenendo che le sanzioni costituiscano «un attacco allo Stato di diritto e agli stessi fondamenti dell'ordine giuridico internazionale». Secondo la Corte, viene colpito il principio fondamentale secondo cui «nessuno è al di sopra della legge». «La storia giudicherà questo momento», si legge nella dichiarazione.

Anche la Commissione europea ha espresso preoccupazione. «È profondamente deplorevole che gli Stati Uniti abbiano annunciato l'intenzione di imporre sanzioni», ha affermato, assicurando che l'Ue continuerà a collaborare con la Corte per garantirne il funzionamento. Bruxelles si è detta pronta ad adottare le misure necessarie sia per consentire alla Cpi di svolgere il proprio lavoro sia per tutelare gli interessi degli operatori europei nel mercato unico.

La Commissione ha inoltre sottolineato che il periodo di transizione previsto, pari a sei mesi prima dell'entrata in vigore delle misure, lascia ancora spazio al dialogo.