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28/02/2026 ore 06.30
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Nuova legge elettorale, le simulazioni sui seggi agitano il centrodestra: la Lega rischia di dimezzare gli eletti

Youtrend stima l’effetto del “Donzellum”: Salvini perderebbe il vantaggio dei collegi uninominali e metà dei parlamentari. Con il nuovo sistema la maggioranza terrebbe il 57% dei seggi, ma per il Carroccio i numeri scenderebbero: ecco come

di Luca Arnaù
Meloni, Salvini e Tajani (FOTOGRAMMA / ipa-agency.net)

Numeri alla mano, c’è un motivo semplice per cui dentro al centrodestra i meno entusiasti della nuova legge elettorale sono i leghisti: anche con la vittoria della coalizione, la Lega rischia di ritrovarsi con metà degli eletti di oggi. È l’effetto combinato del calo di consenso, certo, ma soprattutto delle regole appena confezionate dalla maggioranza e destinate a cambiare la geometria dei seggi, se entrassero in vigore. La differenza decisiva, per il Carroccio, sta in una scelta politica e tecnica insieme: l’eliminazione dei collegi uninominali, che nelle ultime politiche hanno funzionato da moltiplicatore, soprattutto al Nord, e hanno permesso alla Lega di essere più competitiva nei territori forti e di sedersi al tavolo con gli alleati chiedendo più candidature “pesanti”.

Le prime simulazioni elaborate da Youtrend, sulla base delle rilevazioni più recenti e della Supermedia aggiornata al 26 febbraio, fotografano lo scenario con una chiarezza che nel Palazzo fa sempre rumore: il “Donzellum”, come viene già soprannominato, garantirebbe alla coalizione di governo il bis con il 57% dei seggi. Con l’attuale sistema elettorale, invece, il quadro cambierebbe: si arriverebbe a un lievissimo vantaggio del centrosinistra, ma senza una maggioranza solida in Parlamento. In altre parole, la nuova legge non solo orienta l’esito complessivo, ma ridisegna anche i rapporti di forza interni alla coalizione vincente.

È sui partiti che la lente di ingrandimento diventa implacabile. Alla Camera, con un bottino totale di 228 seggi per il centrodestra, Fratelli d’Italia incasserebbe tra i 138 e i 150 deputati, con una forchetta legata all’oscillazione dei sondaggi. Forza Italia si collocherebbe tra i 38 e i 46. E poi, terza forza, la Lega: tra i 31 e i 37 eletti. Il confronto con l’oggi spiega subito l’inquietudine: i deputati leghisti attuali sono 59, mentre all’inizio della legislatura erano 66, prima di perdere qualche pezzo. Tradotto: con il nuovo sistema, il partito di Matteo Salvini si vedrebbe tagliare quasi un’intera “metà parlamentare”, in un momento in cui la competizione dentro la coalizione è già una partita quotidiana.

Al Senato il copione è simile. Secondo le simulazioni, con il “Donzellum” ci sarebbero tra i 62 e i 70 senatori di Fratelli d’Italia, 22-28 di Forza Italia e tra i 16 e i 22 leghisti. Anche qui, potenzialmente una decina in meno rispetto agli attuali. A questi vanno aggiunti i moderati di Maurizio Lupi, che potrebbero arrivare fino a 8 seggi a Montecitorio e 4 al Senato. Ma c’è una nota che pesa: la suddivisione finale dipenderà anche da come, tra gli alleati di centrodestra, verranno spartiti i parlamentari eletti grazie al premio di maggioranza. E lì, inevitabilmente, contano i rapporti politici di quel momento, non solo le percentuali.

Il punto più delicato, per capire perché la Lega rischia davvero un ridimensionamento storico, è nel confronto con la legge attuale. Calare i sondaggi nel Rosatellum è più complicato, perché l’elemento che fa la differenza – i collegi uninominali – non è assegnato da una formula matematica pura, ma in larga parte da un accordo politico dentro la coalizione. Proprio quel meccanismo, nelle ultime politiche, ha consentito al Carroccio di risultare sovra-rappresentato in Parlamento rispetto al peso reale dei voti.

Un ripasso delle cifre chiarisce tutto. Nel 2022 la Lega ha eletto 66 deputati, anche se oggi il numero è sceso a 59. Di quei 66, ben 42 sono arrivati grazie ai collegi uninominali: sei eletti su dieci. È qui che si vede il “moltiplicatore”: il partito dell’Alberto da Giussano è riuscito a portare a casa lo stesso numero di deputati del Partito democratico pur avendo meno della metà dei voti assoluti. Al Senato i leghisti sono 29. Il totale della dote leghista eletta nel 2022 era di 94 parlamentari. Con il nuovo sistema di voto, alle prossime politiche, secondo Youtrend, quella dote potrebbe scendere tra 47 e 59: la metà o poco più.

C’è anche una precisazione importante, perché in politica i numeri non vivono mai da soli. L’incasso leghista del 2022, così sproporzionato, non fu dovuto soltanto ai collegi uninominali. Lo spiega Lorenzo Pregliasco, fondatore di Youtrend: “La Lega non fu favorita di per sé solo dai collegi uninominali, ma soprattutto dal fatto che la spartizione fu fatta sulla base dei sondaggi di luglio ’22”, che stimavano il Carroccio più alto di quanto poi ottenne. Un errore che, si suppone, “non si ripeterà nella spartizione del premio di maggioranza”, aggiunge Pregliasco. Anche questo passaggio racconta quanto, dietro le formule elettorali, contino le trattative e i momenti in cui vengono fatte: perché i sondaggi non sono un oracolo, ma spesso diventano una moneta negoziale.

Nel quadro entra anche una variabile che può spostare qualche decina di seggi e cambiare i piani di molti: la neonata formazione di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale. Qui il confronto tra sistemi produce effetti opposti. Il Rosatellum svantaggia chi corre da solo e resta fuori dal “jackpot” dei collegi uninominali: se si votasse oggi con quel sistema, secondo Youtrend, i vannacciani potrebbero aspirare a 6-10 seggi alla Camera e fino a 3 al Senato. Più generoso, invece, il nuovo sistema: a Montecitorio potrebbero salire tra 8 e 12 eletti. Numeri piccoli, ma in un Parlamento frammentato possono pesare come un grimaldello.

In sintesi, le simulazioni non descrivono solo un possibile esito elettorale: raccontano una frizione politica già in atto dentro la coalizione di governo. Perché se il “Donzellum” promette stabilità di maggioranza, la distribuzione dei seggi promette anche una nuova gerarchia interna. E per la Lega, che con gli uninominali ha costruito una parte decisiva della sua forza parlamentare, il cambio di regole rischia di diventare una cura dimagrante imposta dall’alto, nel momento in cui la partita per contare di più si gioca proprio sui numeri dei gruppi.