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11/04/2026 ore 07.02
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«O la va o la spacca»: in Pakistan negoziati ad alta tensione mentre il Medio Oriente resta in fiamme

Alla vigilia dei colloqui a Islamabad, Trump minaccia Teheran e parla di possibile escalation militare. Sullo sfondo trattative fragili, veti incrociati e una crisi regionale ancora aperta tra Iran, Israele e Libano

di Redazione Esteri
(260410) -- ISLAMABAD, April 10, 2026 (Xinhua) -- This photo taken on April 10, 2026 shows a billboard for the U.S.-Iran talks in Islamabad, Pakistan. Pakistan has stepped up security and logistical preparations as delegations from the United States and Iran are expected to arrive in Islamabad for high-stakes talks aimed at easing tensions in the Middle East following a recently announced two-week ceasefire. (Photo by Ahmad Kamal/Xinhua) - Ahmad Kamal -//CHINENOUVELLE_16050027/Credit:CHINE NOUVELLE/SIPA/2604101623

Donald Trump torna a inasprire i toni contro l’Iran alla vigilia dell’avvio dei colloqui in Pakistan che partiranno oggi, mentre la tensione in Medio Oriente resta altissima tra negoziati incerti e nuovi scontri sul campo.

Il presidente americano accusa Teheran di una gestione «pessima» e «disonorevole» del transito del petrolio nello Stretto di Hormuz, sostenendo che non rispetti gli impegni concordati. «Non è questo l’accordo che abbiamo», ha affermato, evocando la possibilità di una nuova escalation militare.

Trump ha poi alzato ulteriormente il livello dello scontro, parlando della preparazione di un arsenale avanzato: «Stiamo caricando sulle navi le migliori munizioni, le migliori armi mai realizzate, persino migliori di quelle che abbiamo impiegato in precedenza, con le quali li abbiamo fatti a pezzi», ha dichiarato, aggiungendo che verrebbero «utilizzate in modo molto efficace» in caso di fallimento del negoziato.

Trump torna a minacciare l’Iran alla vigilia dei negoziati in Pakistan: «Nuovi attacchi se non ci sarà l’accordo»

Sul fronte temporale, il presidente ha ridotto l’orizzonte a poche ore: «Lo scopriremo tra circa 24 ore». E ha ribadito la sua lettura dello scenario: secondo Trump, l’Iran «non sembra rendersi conto di non avere alcuna carta da giocare», se non un «ricatto a breve termine» attraverso le vie marittime strategiche. Arrivando a sostenere che «l’unica ragione per cui sono ancora in vita, oggi, è negoziare».

Anche il vicepresidente JD Vance, alla guida della delegazione statunitense attesa a Islamabad, mantiene un tono cauto ma fermo. Pur parlando di un possibile esito positivo, avverte che molto dipenderà dall’atteggiamento iraniano: «Se gli iraniani sono disposti a negoziare in buona fede, noi siamo certamente pronti a tendere la mano. Se invece cercheranno di prenderci in giro, scopriranno che il team negoziale non sarà così disponibile».

Vance ha confermato che il presidente Trump ha fornito «linee guida chiare» alla squadra americana, senza però entrare nei dettagli operativi. L’obiettivo dichiarato è «portare avanti una trattativa positiva», in un quadro ancora estremamente fluido.

Secondo indiscrezioni del Washington Post, tra le richieste americane figurerebbe anche il rilascio di cittadini statunitensi detenuti in Iran. Dall’altra parte, i media vicini ai Pasdaran ribadiscono condizioni preliminari legate al cessate il fuoco in Libano e alla fine delle operazioni israeliane.

Sul piano regionale, le posizioni restano distanti. Fonti della sicurezza iraniana sostengono che la pressione dei negoziati avrebbe influenzato le operazioni militari israeliane, mentre il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf insiste su due condizioni: cessate il fuoco in Libano e sblocco degli asset iraniani.

Il viceministro degli Esteri Majid Takht Ravanchi conferma che il piano in dieci punti proposto da Teheran è stato accettato come base di discussione.

Nel frattempo, il premier pakistano Shehbaz Sharif definisce la fase attuale un «momento decisivo», «make or break» per raggiungere un cessate il fuoco stabile nel conflitto mediorientale.

Intanto, sul terreno, la guerra continua. I raid israeliani sul Libano hanno colpito la città di Nabatieh, causando secondo fonti locali 19 vittime e 15 feriti. Il capo di Stato maggiore dell’Idf, Eyal Zamir, ribadisce che «l’Idf è in stato di guerra, non siamo in un cessate il fuoco».

Parallelamente, si muove anche il fronte diplomatico: secondo il Times of Israel, martedì è previsto un primo incontro diretto tra Israele e Libano al Dipartimento di Stato Usa, con la partecipazione delle delegazioni dei due Paesi e di rappresentanti americani.

Fonti Cnn riferiscono inoltre di contatti preparatori a Washington e di una telefonata tesa tra Trump e Benjamin Netanyahu, durante la quale il presidente americano avrebbe spinto per accelerare verso un cessate il fuoco.