Pane, carburante e lavoro: così il blocco navale Usa sta mettendo in ginocchio l’Iran
Secondo il Wall Street Journal Teheran avrebbe riserve sufficienti solo per pochi mesi di importazioni: Washington punta sulla pressione economica per ottenere la riapertura dello Stretto di Hormuz e nuove concessioni iraniane
L'Iran sta subendo un deterioramento economico accelerato a causa del blocco navale imposto dagli Stati Uniti, che sta soffocando le esportazioni petrolifere e aumentando la pressione sul governo iraniano affinché raggiunga un accordo per la riapertura dello stretto di Hormuz. E' quanto si legge in un'analisi del quotidiano "Wall Street Journal", secondo cui la leadership iraniana si trova ora di fronte a un dilemma: tentare di resistere a oltranza nel tentativo di strappare condizioni migliori, oppure cedere alle richieste di Washington per evitare un aggravamento della crisi interna. Il blocco imposto dagli Stati Uniti ai porti iraniani e le sanzioni economiche adottate da Washington hanno ridotto drasticamente le entrate petrolifere e rischiano di costringere Teheran a fermare parte della produzione per mancanza di capacita' di stoccaggio. Le autorità hanno invitato la popolazione a limitare i consumi di carburante, energia elettrica e acqua: un segnale che la crisi si sta ormai estendendo alla vita quotidiana. Diversi settori industriali risultano colpiti e oltre un milione di persone avrebbe perso il lavoro, mentre la valuta iraniana continua a toccare minimi storici.
Stando al "Wall Street Journal", nelle ultime settimane sono aumentati sensibilmente in Iran anche i prezzi dei beni essenziali, tra cui riso, carne, pane e latticini, alimentando il rischio di nuove proteste sociali dopo quelle represse violentemente all'inizio dell'anno. Il presidente Masoud Pezeshkian ha ammesso apertamente la gravita' della situazione, definendo l'economia il "vero campo di battaglia" e avvertendo che un fallimento economico metterebbe a rischio l'intero Paese. Secondo analisti ed economisti citati dal quotidiano, Teheran avrebbe riserve valutarie sufficienti a coprire soltanto pochi mesi di importazioni ai livelli precedenti al conflitto. Questo limita fortemente i margini di manovra del governo nel caso in cui le esportazioni di petrolio restassero bloccate a lungo.
Tramite le pressioni economiche, Washington punta a ottenere da Teheran la riapertura dello Stretto di Hormuz in cambio di un alleggerimento del blocco navale, rinviando a una fase successiva i negoziati più complessi sul programma nucleare e sulle sanzioni. Tuttavia, la leadership iraniana teme che concessioni troppo ampie possano essere interpretate come un segnale di debolezza e una ammissione di sconfitta da parte di Stati Uniti e Israele. Nonostante le difficoltà economiche - evidenzia inoltre il "Wall Street Journal" - Teheran mantiene una certa capacità di pressione a livello regionale: la possibilità di destabilizzare i mercati energetici globali e colpire interessi statunitensi nella regione continua a rappresentare un elemento di forza di Teheran nei negoziati.