Papa Leone verso il faccia a faccia con Rubio: «La Chiesa sta con le vittime delle guerre»
Il segretario di Stato Usa atteso in Vaticano. Il cardinale Parolin: «Gli Stati Uniti restano un interlocutore imprescindibile»
Alla vigilia dell’atteso faccia a faccia con Marco Rubio, Papa Leone XIV ribadisce la linea della Santa Sede: la Chiesa è dalla parte delle vittime della guerra e ha il compito di denunciare il male, annunciando la pace.
Il segretario di Stato americano è atteso domani in Vaticano: l’arrivo nel Cortile di San Damaso è previsto alle 11.15, mentre l’udienza con il Pontefice dovrebbe iniziare alle 11.30. Sulla carta il colloquio durerà circa mezz’ora, ma tempi effettivi e toni delle dichiarazioni saranno letti come segnali politici e diplomatici.
Leone XIV ha auspicato per l’incontro un clima di «apertura» e «comprensione» reciproca. Ma il messaggio resta netto: la Chiesa, ha detto durante l’udienza generale, «legge e interpreta a partire dal Vangelo i dinamismi della storia, denunciando il male in tutte le sue forme e annunciando» la pace.
Parole pronunciate nel contesto della catechesi sui documenti del Concilio Vaticano II, ma che risuonano direttamente nel quadro internazionale di queste ore. «La Chiesa – ha scandito il Papa davanti ai fedeli in Piazza San Pietro – è investita della missione di pronunciare parole chiare per rifiutare tutto ciò che mortifica la vita e ne impedisce lo sviluppo e prendere posizione a favore dei poveri, degli sfruttati, delle vittime della violenza e della guerra».
Nuovo attacco di Trump a papa Leone: «Mette in pericolo cattolici e molte persone»Il nodo ora è capire se il messaggio sarà raccolto da Washington. Dalle ultime dichiarazioni di Donald Trump e dello stesso Rubio emerge infatti la volontà americana di confermare le proprie posizioni. L’auspicio, almeno in Vaticano, è che possano cambiare i toni.
Dopo l’udienza con il Pontefice, Rubio incontrerà il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin. «Gli Stati Uniti sono e restano un interlocutore imprescindibile della Santa Sede», ha sottolineato Parolin. Sul tavolo ci saranno diversi dossier: dall’America Latina a Cuba, dal Libano a Gaza.
Venerdì il segretario di Stato Usa vedrà anche la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani, in un passaggio diplomatico che punta a ricucire il dialogo dopo le tensioni alimentate dalle recenti uscite del presidente americano.
Al di là delle dichiarazioni più dure, in Vaticano si ritiene che una rottura non convenga a nessuno. La Santa Sede sembra però voler riportare al centro anche il ruolo dell’Europa, apparso indebolito nelle ultime crisi internazionali.
In questa cornice si inserisce anche l’ipotesi di un viaggio di Papa Leone XIV in Francia a fine settembre, annunciata dai vescovi francesi. Sarebbe il terzo viaggio europeo in pochi mesi, dopo quello nel Principato di Monaco e quello previsto a giugno in Spagna.
Nel recente incontro con gli europarlamentari del Ppe, Leone XIV ha richiamato i fondatori dell’Europa, tra cui Alcide De Gasperi, invitando la politica a tenersi lontana sia dagli «elitismi» sia dai «populismi». Sulla stessa linea, Parolin ha osservato: «Oggi in Europa si sente brandire una parola, remigrazione, che di cristiano ha ben poco».
Intanto Trump, rispondendo alla Casa Bianca a una domanda sui rapporti con il Papa e sul messaggio da affidare a Rubio, ha ribadito la propria posizione sull’Iran: «A prescindere dal fatto che io lo renda felice o meno, l’Iran non può possedere un’arma nucleare». Per il presidente americano, se Teheran arrivasse alla bomba, «il mondo intero ne rimarrebbe ostaggio».
Il confronto tra Leone XIV e Rubio si annuncia dunque come un passaggio delicato: non solo un incontro diplomatico, ma un test sui rapporti tra Vaticano e Stati Uniti in una fase segnata da guerre, tensioni globali e parole sempre più pesanti.