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05/03/2026 ore 18.00
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Patron di TelePordenone massacrato in casa, fermato un ex collaboratore: la spranga del delitto trovata in un canale

Fermato un 68enne di Azzano Decimo che per anni aveva lavorato con la vittima. L’uomo avrebbe iniziato a fare alcune ammissioni agli investigatori. L’arma del delitto, una spranga metallica, è stata recuperata dai vigili del fuoco in un canale

di Luca Arnaù

Una scena che gli investigatori hanno definito senza mezzi termini “una mattanza”. Così si presentava l’attico al settimo piano dove Mario Ruoso, 87 anni, fondatore e storico patron di TelePordenone, è stato trovato morto mercoledì pomeriggio nella sua abitazione di Porcia, in provincia di Pordenone. L’imprenditore sarebbe stato colpito ripetutamente alla testa con un oggetto contundente, probabilmente una spranga metallica, fino a morire sul pavimento della propria casa.

Per l’omicidio è stato fermato un uomo di 68 anni residente a Tiezzo, frazione di Azzano Decimo. Si tratta di un collaboratore di lungo corso dell’emittente televisiva locale fondata da Ruoso, oggi chiusa, che per anni aveva lavorato proprio alle dipendenze dell’imprenditore. L’uomo è stato prelevato dagli agenti della Squadra mobile nella serata di ieri nella sua abitazione, dove si trovava insieme a un’altra persona su cui sono ancora in corso accertamenti.

La Procura di Pordenone non ha ancora formalizzato l’accusa, ma dagli ambienti investigativi filtra che il sospettato avrebbe iniziato a fare alcune ammissioni durante l’interrogatorio. Il movente, almeno nelle prime ipotesi degli inquirenti, sarebbe di natura economica.

Il corpo della vittima è stato scoperto dal nipote Alessandro Ruoso. Dopo diversi tentativi telefonici rimasti senza risposta, l’uomo si è recato personalmente nell’appartamento dello zio. Il portoncino blindato risultava chiuso e la chiave di riserva non era nel luogo in cui di solito veniva lasciata. A quel punto il nipote ha deciso di forzare la serratura per entrare.

La scena che si è trovato davanti è stata drammatica. L’imprenditore era steso a terra in un lago di sangue. L’allarme è scattato immediatamente e sul posto sono intervenuti gli investigatori della polizia e i soccorritori del 118, che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso.

Secondo il medico legale Antonello Cirnelli, che ha effettuato il sopralluogo insieme alla polizia scientifica di Padova, la morte sarebbe avvenuta nelle prime ore della mattina, tra le 7 e le 8. I rilievi sul cadavere sono proseguiti per oltre tre ore. Dalle prime ricostruzioni emerge che l’aggressione sarebbe iniziata con un primo colpo sferrato alla testa con un oggetto contundente privo di scanalature, compatibile con una spranga metallica.

La vittima, sorpresa mentre probabilmente si preparava a uscire di casa per recarsi al suo autosalone, avrebbe perso l’equilibrio cadendo e battendo la testa contro un mobile. L’aggressore avrebbe quindi continuato a colpirlo più volte alla testa fino a provocarne la morte.

L’arma del delitto non era stata trovata nelle prime fasi delle indagini. La svolta è arrivata nella mattinata successiva, quando i vigili del fuoco hanno dragato un canale su indicazione degli investigatori. Dal fondo del corso d’acqua è stata recuperata una spranga metallica che potrebbe essere l’oggetto utilizzato per l’omicidio.

Il ritrovamento è stato confermato dal procuratore di Pordenone Pietro Montrone, che coordina l’inchiesta. Lo stesso magistrato ha escluso, almeno per il momento, l’ipotesi di un complice. “C’è un solo soggetto fortemente indiziato del reato”, ha spiegato.

Gli investigatori stanno ora analizzando le immagini delle videocamere di sorveglianza della zona e tutti gli elementi raccolti sulla scena del crimine. L’obiettivo è ricostruire con precisione le ultime ore di vita dell’imprenditore e verificare gli spostamenti del sospettato.

Il possibile coinvolgimento di uno storico collaboratore ha lasciato sgomenta la famiglia della vittima. Il nipote Alessandro Ruoso, intervistato da Tv12, ha parlato di incredulità davanti alle prime notizie sull’identità del sospettato.

“Non posso darmi una spiegazione rispetto a quanto è accaduto – ha dichiarato –. Se si confermassero le voci sul collaboratore sospettato, sarei completamente stupito e incredulo, perché lo zio lo ha aiutato per l’intera sua esistenza”.

Il giovane ha ricordato il rapporto che legava la famiglia a quell’uomo. “Era considerato di famiglia, lo conosciamo tutti da sempre. Lo zio lo ha sempre assecondato e supportato in tutto. Solo un momento di pazzia potrebbe spiegare l’accaduto”.

La Procura ha convocato una conferenza stampa nel pomeriggio, durante la quale potrebbe essere ufficializzata la formalizzazione del fermo e forniti nuovi dettagli sull’inchiesta che ha scosso la comunità di Porcia e l’intera provincia di Pordenone. Per ora resta la brutalità di un omicidio consumato tra le mura domestiche e il sospetto che a colpire sia stata una persona che la vittima conosceva da una vita.