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17/06/2026 ore 08.21
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Petroliere iraniane oltre il blocco Usa, prime uscite dopo due mesi di stop

Alla vigilia della firma dell'accordo tra Washington e Teheran, alcune navi cariche di greggio hanno lasciato l'area sottoposta alle restrizioni statunitensi nel Golfo Persico

di Redazione

Per la prima volta dall'introduzione del blocco navale statunitense contro i porti iraniani, alcune petroliere di Teheran hanno oltrepassato l'area di interdizione nel Golfo, segnando un passaggio simbolico e operativo verso la normalizzazione dei rapporti tra Stati Uniti e Iran alla vigilia della firma dell'accordo prevista venerdì in Svizzera.

A riferirlo è la piattaforma specializzata TankerTrackers, secondo cui almeno due superpetroliere della National Iranian Tanker Company (NITC), le DIONA e HERO2, sono uscite dal perimetro del blocco trasportando complessivamente circa 3,8 milioni di barili di greggio iraniano. Successivamente una terza petroliera avrebbe lasciato l'area con un ulteriore milione di barili a bordo. I dati di tracciamento digitale sarebbero stati confermati anche da immagini satellitari.

Si tratta delle prime esportazioni significative di petrolio iraniano attraverso la zona sottoposta al controllo statunitense negli ultimi due mesi, dopo che il blocco imposto da Washington ad aprile aveva drasticamente ridotto le spedizioni marittime di Teheran e lasciato milioni di barili immobilizzati sulle navi.

L'evento arriva mentre si avvicina la firma ufficiale del memorandum tra Stati Uniti e Iran, già sottoscritto in formato digitale. L'intesa prevede la riapertura dello stretto di Hormuz, l'avvio di un negoziato di 60 giorni sul programma nucleare iraniano e un graduale allentamento delle sanzioni, inclusa la ripresa delle esportazioni petrolifere di Teheran.

La prospettiva del ritorno del greggio iraniano sui mercati internazionali ha già avuto effetti immediati sulle quotazioni energetiche, con il petrolio sceso ai minimi degli ultimi tre mesi.

L'uscita delle petroliere dal perimetro del blocco viene interpretata dagli osservatori come il primo segnale concreto dell'attuazione dell'accordo tra Washington e Teheran e della progressiva riapertura delle rotte energetiche nel Golfo Persico.