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08/03/2026 ore 17.54
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Petrolio in forte rialzo verso i 100 dollari per la guerra Iran-Usa: mercati e forniture sotto pressione

La Cina rischia di perdere uno dei principali fornitori di petrolio, mentre Giappone e Corea valutano misure per affrontare la riduzione delle consegne dall’area del Golfo

di Redazione Esteri

Il prezzo del petrolio si avvicina alla soglia dei 100 dollari, dopo un aumento di circa il 30% nell’ultima settimana, raggiungendo quota 90 dollari. Il rialzo è legato alla guerra contro l’Iran e alla riduzione delle forniture dall’area del Golfo, con effetti immediati sui mercati energetici globali. Gli analisti sottolineano come la durata del conflitto sarà determinante per i prossimi giorni.

Le forniture globali e la dipendenza dei Paesi asiatici

Gli Stati Uniti, tramite il ministro dell’Energia Chris Wright, hanno rassicurato sul fatto che lo Stretto di Hormuz riaprirà presto e che petrolio e gas non mancano a livello globale. Tuttavia, la Cina rischia di perdere il secondo dei suoi tre fornitori principali di greggio. Paesi come Giappone e Corea del Sud, altamente dipendenti dal Golfo, valutano tetti ai prezzi di fronte alla riduzione delle consegne.

Terminal alternativi e limiti alla sostituzione delle esportazioni

I terminal alternativi, come quelli sauditi sul Mar Rosso, non sono sufficienti a compensare il blocco dello Stretto di Hormuz. Aramco e altre compagnie registrano rialzi in borsa, ma la capacità effettiva resta limitata. L’utilizzo di scorte o rotte alternative non elimina i rischi: attacchi ai terminal iraniani e progetti di occupazione dell’isola di Kharg potrebbero ulteriormente ridurre l’offerta globale.

Analisi degli esperti e previsioni di prezzo

Secondo Goldman Sachs, l’Iran produce circa 3,5 milioni di barili di petrolio al giorno, pari al 4% della produzione mondiale, metà destinata all’esportazione. Gli esperti sottolineano che il rialzo a 93 dollari non riflette ancora tutti i rischi, e stimano che il prezzo potrebbe arrivare a 108 dollari al barile, considerata l’insufficienza delle misure adottate finora per mitigare l’impatto sulle forniture.