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13/03/2026 ore 08.01
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Petrolio oltre la soglia dei 100 dollari, gli USA sospendono per un mese le sanzioni sul greggio russo

Washington autorizza fino all’11 aprile l’acquisto di materia russa già in transito per aumentare l’offerta globale. Il segretario del Tesoro statunitense Bessent: «Non darà un vantaggio economico a Mosca». Intanto l’Aie e diversi Paesi rilasciano riserve

di Redazione

Il prezzo del petrolio torna a correre sui mercati internazionali e supera la soglia dei 100 dollari al barile, spinto dalla crisi energetica innescata dal conflitto in Iran e dal blocco dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio globale di greggio controllato da Teheran. L’interruzione o il rallentamento dei flussi energetici ha generato forti tensioni sull’offerta mondiale, costringendo governi e istituzioni internazionali ad adottare misure straordinarie per evitare una crisi ancora più ampia.

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In questo contesto gli Stati Uniti hanno deciso di intervenire temporaneamente sul regime delle sanzioni contro il petrolio russo. L’amministrazione del presidente Donald Trump ha infatti autorizzato per un mese – dal 12 marzo all’11 aprile – la sospensione delle restrizioni su alcune forniture di greggio e prodotti petroliferi provenienti dalla Russia.

La decisione è stata comunicata dal segretario al Tesoro Scott Bessent, che ha spiegato come la misura sia stata adottata con l’obiettivo di aumentare l’offerta globale di petrolio già disponibile. «Per ampliare la portata delle forniture esistenti, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti sta fornendo un’autorizzazione temporanea che consente ai paesi di acquistare petrolio russo attualmente bloccato in mare», ha dichiarato.

Secondo Washington si tratta di un provvedimento limitato nel tempo e circoscritto a specifiche condizioni. La deroga riguarda infatti esclusivamente il petrolio greggio o i prodotti petroliferi russi già caricati sulle navi a partire dal 12 marzo e resterà valida fino all’11 aprile. L’obiettivo dichiarato è evitare ulteriori tensioni sui mercati energetici senza offrire un vantaggio economico significativo a Mosca.

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«Questa misura mirata e a breve termine si applica solo al petrolio già in transito e non fornirà un significativo vantaggio finanziario al governo russo, che ricava la maggior parte delle sue entrate energetiche dalle tasse riscosse nel punto di estrazione», ha aggiunto Bessent, cercando di ridimensionare le critiche secondo cui l’allentamento delle sanzioni potrebbe indirettamente contribuire a finanziare la guerra in Ucraina.

La crisi energetica globale ha però spinto molti paesi ad adottare provvedimenti d’emergenza per garantire la stabilità delle forniture e contenere l’impatto economico. L’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) ha annunciato il rilascio straordinario di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche per sostenere il mercato.

Anche diversi governi, soprattutto in Asia e Oceania, stanno intervenendo con misure straordinarie. L’Australia ha deciso di liberare 762 milioni di litri di benzina e gasolio dalle proprie riserve per sostenere gli agricoltori nelle aree rurali e ha temporaneamente ridotto gli standard di qualità del carburante per facilitare la distribuzione.

Il Giappone si prepara invece a rilasciare 80 milioni di barili di petrolio a partire da lunedì, mentre la Corea del Sud ha introdotto per la prima volta in quasi trent’anni un tetto massimo al prezzo della benzina, fissando il limite a 1,17 dollari al litro.

Misure di emergenza anche in altri paesi asiatici. L’India sta valutando di dirottare parte del carburante destinato agli usi industriali per garantire le forniture alle famiglie. Il Bangladesh ha avviato interventi per ridurre i consumi energetici legati all’uso dell’aria condizionata e dell’illuminazione domestica, mentre il Pakistan ha disposto la chiusura delle scuole e un ampio ricorso allo smart working per contenere la domanda di energia.

Le mosse coordinate a livello internazionale testimoniano la preoccupazione per l’evoluzione della crisi energetica. Con lo Stretto di Hormuz sotto pressione e il prezzo del greggio sopra i 100 dollari, i mercati restano estremamente sensibili a ogni sviluppo geopolitico che possa influenzare la disponibilità di petrolio nel mondo.

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