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30/04/2026 ore 19.37
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Piano casa e accise, Meloni: «Risposte concrete su alloggi e carburanti»

Ok del governo al piano abitativo e rinnovo delle accise per tre settimane, con riduzione differenziata tra benzina e diesel. La premier: «Intervento strategico per famiglie e imprese»

di Redazione

Via libera del Consiglio dei ministri, secondo quanto si apprende, al Piano casa. La riunione del Cdm è in corso da circa un’ora. Il Cdm ha anche dato il via libera al decreto legge che rinnova il taglio delle accise sui carburanti. «Oggi il Consiglio dei ministri ha approvato un provvedimento che ci sta particolarmente a cuore, un provvedimento corposo, articolato, che affronta una delle priorità più sentite dai cittadini, il tema della casa, la possibilità di accedere ad alloggi di qualità a prezzi accessibili», ha detto la premier Giorgia Meloni in conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri che ha approvato il Piano casa.

«Il Cdm ha licenziato la proroga del taglio delle accise per altre 3 settimane. Lo abbiamo fatto con una differenza rispetto al passato. C’è una sproporzione importante fra l’aumento del gasolio e l’aumento della benzina in queste settimane. La benzina è aumentata del 6%, il gasolio del 24%. Abbiamo concentrato questa proroga soprattutto sul gasolio, confermando il taglio che era già previsto per il passato (20 cent al litro), e lo abbiamo diminuito per la benzina a un taglio di 5 centesimi delle accise, che corrisponde più o meno al 6% sul prezzo del carburante», ha evidenziato Meloni.

«Il messaggio che passa è che cerchiamo di risolvere dei problemi, nonostante la situazione difficile la nazione ha tutte le carte in regola per superare la crisi e il governo deve fare il suo meglio per dare delle risposte», ha rimarcato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni rispondendo a chi le chiedeva quale sia il messaggio del doppio Cdm della settimana, il primo sul lavoro e quello di oggi sul piano casa. «Credo che passi un messaggio di attenzione verso i lavoratori» e che «noi continuiamo a lavorare sui problemi delle persone che è quello che ci interessa fare ogni giorno».

«Sappiamo tutti che la casa è un bene primario e il problema dell’accesso alla casa riguarda una fetta purtroppo significativa della popolazione, più ampia di quella che conosciamo per essere la parte più fragile e vulnerabile. Oltre a questa fetta - ha aggiunto - ce n’è un’altra che si trova in una sostanziale zona grigia, fatta di tantissimi italiani che pagano le tasse, studiano, lavorano e si impegnano ma sono troppo benestanti per accedere a graduatoria per una casa popolare e non sufficientemente benestanti da far fronte alle richieste sempre più significative del mercato immobiliare».

«Sappiamo che il mercato immobiliare in Italia - ha spiegato la premier - ha registrato un incremento considerevole dei prezzi, in particolare nelle grandi città dove la crisi abitativa viene più sentita e c’è un indicatore che lo spiega bene, quell’indicatore è l’indice di sforzo sul mutuo, cioè il rapporto che esiste tra il tuo stipendio netto e quanta parte di quello stipendio netto devi investire per pagare un mutuo o per pagare un affitto. L’indice è anche uno dei parametri principali che vengono utilizzati dal sistema bancario per concedere il mutuo, cioè per capire se quella famiglia è in grado di sostenere le rate. Quando questo indice di sforzo supera il 33% scatta un limite considerato di guardia, cioè si ritiene che questa persona abbia delle difficoltà a sostenere il peso del mutuo nel medio e nel lungo periodo. Questo indice in alcune città italiane è significativamente più alto, oltre il 47% a Milano, 45% a Firenze, 38% a Bologna, 36% a Roma».

«Secondo i dati a disposizione - ha sottolineato Meloni - aggiungo anche che Roma e Milano sono tra le città europee dove è più difficile per un giovane acquistare casa, 16 metri quadri a Roma, 13 metri quadri a Milano sono i metri quadri di abitazione che un giovane può permettersi di acquistare se destina un terzo del suo stipendio mensile al pagamento del mutuo a 30 anni a tasso fisso e quindi capiamo che il problema c’è. Non riguarda solamente queste grandi città che io ho citato, perché il problema esiste ovunque, anche nelle grandi città del sud, come può essere Bari, anche nei capoluoghi in generale. Pensiamo che uno stato giusto debba da una parte porsi il tema di come rafforzare la risposta dell’edilizia residenziale pubblica, ma dall’altro debba anche rispondere a questa necessità che si rivolge a una meta di popolazione diversa».

Il piano casa è «ambizioso» e «siamo convinti che possa generare un moltiplicatore su larga scala: se sommiamo le varie direttrici» si punta a «rendere disponibili 100mila tra alloggi popolari e alloggi a prezzi calmierati nei prossimi 10 anni». Al piano «dedichiamo fino a 10 miliardi di euro a cui si sommeranno gli investimenti privati che insieme generano un moltiplicatore», ha spiegato la premier sottolineando che «l’obiettivo è rendere disponibili circa 60mila alloggi che oggi non si possono assegnare perché non sono in condizioni tali da essere assegnati ai cittadini». «Ci sono 1,7 miliardi di euro, più 4,8 miliardi massimo, attualmente nei programmi di rigenerazione urbana, che - ha spiegato - possono essere a questo scopo distribuiti ai Comuni con Dpcm dopo interlocuzioni con l’Anci».

«Quando partiranno i primi lavori non lo posso dire oggi, ma dobbiamo muoverci subito per arrivare all’obiettivo di 100mila case in 10 anni», ha ribadito la premier rispondendo a una domanda sulle tempistiche del Piano casa. «Non posso fare nomi di privati - ha aggiunto rispondendo a chi le domandava quali potrebbero essere coinvolti -, gli strumenti sono rivolti a chiunque voglia investire. In queste settimane ci sono state interlocuzioni anche con Confindustria. Un appello ai fondi privati, alle persone che vogliono dare una mano ad affrontare questo problema mi sento di farlo, per gli italiani. Continueremo ad avere interlocuzioni con tutti i soggetti che riteniamo possano essere interessati».

«Il secondo pilastro» del piano casa è «un pacchetto di semplificazioni e una concentrazione delle risorse per l’housing sociale e l’emergenza abitativa in un unico strumento gestito da Invimit», si tratta di «oltre 3,6 miliardi di euro, risorse che vogliamo efficientare. All’interno del fondo saranno creati comparti specifici per le singole regioni per garantire» che le risorse vengano assegnate a quei territori.

Con il Piano casa «ragioniamo anche sugli investimenti privati. Quello che abbiamo immaginato è abbastanza semplice: lo Stato assicura al privato che vuole investire semplificazioni burocratiche, procedure veloci, come la nomina di un commissario straordinario per investimenti superiori a 1 miliardi di euro, che rilascia un provvedimento unico di autorizzazione. Ma in cambio il privato dovrà garantire su 100 alloggi che costruisce che almeno 70 siano di edilizia convenzionata», ha evidenziato ancora Meloni. «Noi riteniamo un prezzo di vendita o di affitto scontato di almeno il 33% rispetto al costo di mercato. Dopodiché - ha aggiunto - speriamo si possa fare anche meglio».

Meloni ha annunciato inoltre che «abbiamo approvato un disegno di legge con la dichiarazione d’urgenza sul tema degli sgomberi: un pacchetto di misure per rendere più efficace e veloce la liberazione degli immobili occupati abusivamente».

«Interveniamo sulle procedure di notifica di esecuzione dello sfratto, tagliamo i tempi per le esecuzioni, introduciamo una procedura accelerata e di urgenza per ottenere in via giudiziale il titolo esecutivo e quindi il rilascio dell’immobile - ha spiegato -. E quindi, da un lato creiamo le condizioni per costruire più case e dall’altro ci occupiamo di liberare le case che sono abusivamente occupate per restituire alle vittime, i proprietari, anche per aumentare la disponibilità di alloggi sul mercato. Un tema del quale chiaramente già ci siamo occupati col decreto sicurezza e con gli sgomberi».

«Non fa parte del piano casa ma è legato ad esso: per tre anni, 2026-2027-28, c’è una voce di bilancio dedicata esclusivamente ai genitori separati», ossia «un sostegno all’affitto per i genitori separati e sono 60 milioni di euro», ha detto il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini in conferenza stampa dopo il Cdm. «Quello che ho in mente e su cui stiamo mettendo giù i bandi è un contributo fra i 400 e i 500 euro al mese per un anno per genitori che dopo la separazione e un divorzio escono di casa», ha spiegato il ministro. «Con questo intervento contiamo di poter aiutare nel triennio quindicimila genitori separati», ha specificato Salvini.

«Il Mit con circa 5 miliardi punta a recuperare entro un anno dall’approvazione del decreto 60.000 case popolari, 60.000 appartamenti ad oggi non assegnati perché fuori norma, perché occupati abusivamente, perché non hanno gli infissi», ha aggiunto. «L’obiettivo entro 12 mesi è di far scorrere 60.000 famiglie attualmente in graduatoria e di assegnare loro una casa rimessa a nuovo con un costo medio per appartamento, ovviamente dipende dalla città e dalla superficie, tra i 15 e 20 mila euro», ha spiegato il ministro.