Pizzaballa lasciato fuori dal Santo Sepolcro, la preghiera senza fedeli sul Monte degli Ulivi: «Situazione complicata»
La condanna del mondo politico e istituzionale. Meloni: «Un'offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosca la libertà religiosa». Tajani: «Fatto inaccettabile»
Nel cuore di una Gerusalemme segnata da una fase «molto complicata», il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha elevato una preghiera per la pace dal Monte degli Ulivi, in una celebrazione senza fedeli, sul modello delle restrizioni del periodo pandemico. Le sue parole sono state un’invocazione intensa a ritrovare, anche nel dolore, il senso più profondo della presenza cristiana nella città: entrare simbolicamente in Gerusalemme con Gesù, per imparare ancora una volta a viverla costruendo solidarietà, amicizia, fraternità e comunione, e diventare strumenti di pace e riconciliazione. «Di fronte a Gerusalemme nella situazione molto complicata che stiamo vivendo, proprio in questo momento, vogliamo riunirci con Gesù, vogliamo entrare dentro a Gerusalemme e imparare ancora una volta come abitare questa città e rimanere sempre una comunità che vuole costruire solidarietà, amicizia, fraternità e comunione tra tutti noi ed essere strumenti di pace e riconciliazione».
All’origine di tutto il divieto imposto dalle autorità israeliane al cardinale Pizzaballa, a padre Francesco Ielpo e ad altri religiosi di accedere al Santo Sepolcro per la celebrazione della Domenica delle Palme. Una decisione che ha suscitato una dura reazione politica e istituzionale. Il governo italiano, per voce della premier Giorgia Meloni, ha espresso vicinanza ai religiosi coinvolti, definendo l’episodio un’offesa non solo ai credenti ma al principio stesso della libertà religiosa, soprattutto perché avvenuto in uno dei luoghi più sacri della cristianità e in una ricorrenza centrale.
Condanne sono arrivate anche a livello internazionale, tra cui quella del presidente francese Emmanuel Macron.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato di un fatto «inaccettabile», sottolineando come, per la prima volta, ai vertici della Chiesa sia stato impedito di celebrare la Messa delle Palme in un luogo simbolo per milioni di fedeli. Tajani ha inoltre disposto la convocazione dell’ambasciatore israeliano per chiedere chiarimenti e manifestare formalmente lo sdegno dell’Italia.
Dello stesso tenore le parole del ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha definito l’accaduto grave e senza precedenti, capace di colpire non solo le autorità religiose coinvolte ma l’intera comunità dei credenti nel mondo. Un episodio che, ha avvertito, mette in discussione un principio fondamentale che dovrebbe essere sempre garantito: quello della libertà religiosa.
Proprio mentre si apre la Settimana Santa, il clima è particolarmente teso. Il Papa, all’Angelus, ha richiamato l’attenzione sulla sofferenza dei cristiani del Medio Oriente, spesso impossibilitati a vivere pienamente i riti pasquali a causa del conflitto. Nel contemplare la Passione di Cristo, ha sottolineato, non si può dimenticare chi oggi ne condivide concretamente il dolore: da qui l’appello a pregare perché si aprano strade reali di pace e riconciliazione.