Porto di Lavagna, scontro sulla concessione: Formigoni attacca e invoca una nuova gara nel rispetto delle regole europee
Dubbi su trasparenza e regole comunitarie nell’assegnazione del porto. Il 23 aprile attesa la decisione del Consiglio di Stato sul ricorso
Il ricorso al Consiglio di Stato riaccende il caso del porto di Lavagna: accuse di irregolarità e dubbi sulla gestione futura. Dalla presunta violazione del diritto europeo alla compatibilità ambientale delle attività portuali, l’associazione Marina d’Europa, guidata da Roberto Formigoni, contesta l’assegnazione della concessione e chiede la sospensione della procedura.
La partita sul porto di Lavagna, a due passi da Portofino, in uno dei tratti più suggestivi della Riviera ligure, è tutt’altro che chiusa. Nonostante l’assegnazione della concessione a F2i Levante e la nascita del nuovo soggetto “Marina di Lavagna”, la vicenda resta aperta e si prepara a un nuovo passaggio decisivo davanti al Consiglio di Stato. Il 23 aprile sarà infatti una data chiave, quando i giudici amministrativi saranno chiamati a esprimersi sul ricorso presentato dall’associazione Marina d’Europa.
L’ex presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, è tornato tra le banchine dello scalo ligure e il suo giudizio è netto: da un lato la delusione per le condizioni del porto, dall’altro le perplessità su alcune attività presenti, in particolare quella di Aqua de Mà, ritenuta incompatibile con la vocazione turistica dell’infrastruttura. Secondo Formigoni, la mancanza di sistemi di depurazione evidenti potrebbe comportare un rischio di inquinamento delle acque, con conseguenze per utenti e bagnanti.
Il cuore della contestazione riguarda però la procedura di assegnazione della concessione. L’associazione sostiene che la gara non avrebbe tenuto conto di una deliberazione dell’Unione Europea, configurando una possibile violazione del diritto comunitario. Un elemento che, secondo i ricorrenti, potrebbe portare alla sospensione dell’assegnazione e alla necessità di indire una nuova gara conforme alle normative europee.
A rafforzare questa posizione viene richiamato un precedente ritenuto significativo: quello del porto di Imperia, dove una gara per il completamento dell’infrastruttura fu revocata dopo una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea in materia di project financing. Un caso che Marina d’Europa indica come possibile riferimento per il futuro del porto di Lavagna.
Accanto alle questioni giuridiche emergono anche criticità operative e industriali. Massimo Allegri, segretario dell’associazione, sottolinea come nel progetto non risultino coinvolte alcune realtà storiche della cantieristica locale. Secondo quanto dichiarato, sarebbero mancate interlocuzioni con i cantieri presenti nell’area portuale, con il rischio che i lavori previsti possano interferire o bloccare attività consolidate.
Non manca, infine, una riflessione sulla partecipazione al bando. Marina d’Europa evidenzia come, a livello europeo, nessun operatore abbia partecipato alla gara per la gestione dello scalo, un elemento ritenuto anomalo per un’infrastruttura tra le più rilevanti del Mediterraneo. Un dettaglio che alimenta ulteriori dubbi sulla trasparenza e sull’attrattività della procedura.
Nel frattempo, la vicenda approda anche sul piano politico. Un’interrogazione parlamentare è stata presentata in Commissione Trasporti per chiarire alcuni aspetti della concessione, in particolare sul diritto di prelazione, ritenuto potenzialmente illegittimo alla luce delle normative europee.
Il porto di Lavagna resta così al centro di una controversia complessa, che intreccia diritto amministrativo, interessi economici e tutela ambientale. La decisione del Consiglio di Stato potrebbe rappresentare uno spartiacque, ma al momento il quadro resta quello di una vicenda ancora lontana da una conclusione definitiva.