Ranucci, la Rai prepara la cacciata da Report: Cda decisivo il 30 luglio. Meloni attacca Schlein e il centrodestra presenta il conto
Giampaolo Rossi riferirà al Consiglio d’amministrazione e sul tavolo potrebbe arrivare la sostituzione del conduttore. Intanto Meloni chiede a Schlein di scusarsi per le parole pronunciate dopo l’attentato di Pomezia: «Hanno gettato ombre sul governo e sull’Italia»
La Rai prepara la resa dei conti con Sigfrido Ranucci. Giovedì 30 luglio il Consiglio d’amministrazione di viale Mazzini affronterà il caso del conduttore di Report e ascolterà le comunicazioni dell’amministratore delegato Giampaolo Rossi. Sul tavolo non ci sono soltanto le polemiche sulla gestione delle fonti, i rapporti emersi con Valter Lavitola e le accuse che da mesi investono il giornalista. Sullo sfondo prende forma l’ipotesi più clamorosa: togliere a Ranucci la guida del programma d’inchiesta più discusso della televisione pubblica e consegnare al centrodestra la vittoria in una guerra che dura da anni.
Nessuno ha ancora firmato l’uscita di scena e la Rai non ha annunciato ufficialmente alcun cambio alla conduzione. Ma la convocazione del Cda, il lavoro della commissione sul Codice etico e il clima politico costruiscono una combinazione che rende il 30 luglio una data decisiva. La maggioranza considera da tempo Report una roccaforte ostile e accusa Ranucci di utilizzare il servizio pubblico per colpire il governo, i partiti di centrodestra e i loro dirigenti. Le ultime rivelazioni consegnano ora ai vertici meloniani della Rai l’argomento che aspettavano: non più soltanto una battaglia politica sui contenuti delle inchieste, ma una questione che tocca metodi, fonti e credibilità professionale.
Il Cda che può chiudere l’era Ranucci
Giampaolo Rossi arriverà davanti ai consiglieri con un dossier diventato sempre più pesante.
Su suo impulso, la commissione per il Codice etico sta esaminando il modo in cui Report gestisce le fonti e verifica le informazioni. Il confronto coinvolge direttamente Ranucci e apre una crepa che potrebbe permettere ai vertici di intervenire sul programma senza presentare l’operazione come una vendetta politica.
Il centrodestra sa che una rimozione brutale scatenerebbe proteste, accuse di censura e una nuova mobilitazione in difesa della libertà di stampa. Per questo la partita potrebbe giocarsi su un terreno diverso: non cancellare Report, ma “normalizzarlo”, sostituendo il conduttore e lasciando formalmente intatto il marchio. Una soluzione capace di cambiare profondamente la trasmissione senza offrire alle opposizioni l’immagine immediata di una chiusura imposta dal governo.
La guida del programma rappresenta il vero nodo. Ranucci non è soltanto il volto di Report: ne incarna la linea editoriale, sceglie i temi, difende i giornalisti della squadra e trasforma ogni attacco politico in una battaglia pubblica. Togliere lui significherebbe colpire il cuore del programma e ridisegnarne identità, priorità e aggressività investigativa.
Le rivelazioni su Lavitola diventano l’assist perfetto
A rendere ancora più fragile la posizione del giornalista contribuiscono le rivelazioni sui suoi rapporti con Valter Lavitola e sulla gestione disinvolta di alcune fonti. Il centrodestra utilizza questi elementi per sostenere che il problema non riguarda più soltanto l’orientamento delle inchieste, ma il rispetto delle regole professionali e degli obblighi che accompagnano il servizio pubblico. Continua a leggere su La Capitale.