Sezioni
Edizioni locali
14/05/2026 ore 22.20
Italia Mondo

Sal Da Vinci all’Eurovision: «Per anni non mi hanno considerato neanche un cantante vero. Le critiche? Cattiverie inutili»

Dal successo di “Per sempre sì” alle accuse sull’uso di stereotipi italiani sul palco di Vienna, passando per il rapporto con la moglie Paola: il cantautore napoletano ripercorre una vita passata sul palco e difende la propria autenticità

di Luca Arnaù

«Mentre ero sul palco dell’Eurovision Song Contest mi è passata la vita davanti». A dirlo è Sal Da Vinci nell’intervista concessa a Vanity Fair Italia, dove l’artista napoletano ripercorre una carriera lunga una vita, tra matrimoni cantati, gavetta infinita, successi tardivi e polemiche social esplose dopo la sua esibizione all’Eurovision 2026 con Per sempre sì.

Una vita intera passata sul palco, quella di Sal Da Vinci, nato a New York durante una tournée del padre Mario Da Vinci e cresciuto artisticamente dentro la tradizione della musica napoletana. «Ancora ricordo la mia prima volta sul palco: settembre 1976, a Ercolano, vicino Napoli. Ho seguito le orme di mio padre e, dalla scena, non sono più sceso. È chiaro che cantando si chiudono dei cerchi, è la stessa sensazione che ho avuto a Sanremo quando ho fatto Per sempre sì».

«Il talento alla fine viene fuori»

Nel colloquio con Vanity Fair, Sal Da Vinci parla anche dei lunghi anni passati a sentirsi sottovalutato. «Non mi consideravano neanche un cantante vero», aveva raccontato in passato ricordando le difficoltà incontrate dopo la sua prima partecipazione a Sanremo nel 2009.

Oggi però il vento sembra cambiato. Prima TikTok con Rossetto e caffè, poi il trionfo sanremese con Per sempre sì e infine l’Eurovision. Ma lui assicura di non sentirsi diverso: «Il talento, se c’è, alla fine viene fuori. L’ho vissuto sulla mia pelle: ma anche adesso, che sono ancora felice per Sanremo, non cambio; non ho mai seguito logiche del consenso, neanche nei momenti difficili».

L’artista racconta anche il dialogo ideale con il bambino che era: «Non ho niente da dirgli, al massimo è lui a parlarmi. Ogni tanto lo fa. Mi dice di cantare ancora con la purezza che avevo allora, con l’innocenza propria del bambino».

«Oggi vedo belle confezioni, ma poca verità»

Tra i passaggi più interessanti dell’intervista c’è la riflessione sulla musica contemporanea. Sal Da Vinci non attacca direttamente nessuno, ma il messaggio è chiaro: «Non è questione di sincerità, ma di verità. Vedo tante belle confezioni, gli artisti hanno parecchie persone che gli lavorano intorno e non gli fanno mancare niente, eppure poi al nocciolo c’è poco, pochissimo».

E ancora: «A volte ne ascolto alcuni e vorrei dirgli: va bene, ma sotto il vestito cos’hai? Piuttosto mostrati nudo, sbaglia. Ma almeno mettici del tuo. Preferisco un’interpretazione sporca ma umana, imperfetta, a una patinata».

Una filosofia nata da una gavetta lunghissima, fatta di teatro, musica e soprattutto serate ai matrimoni. «Che la musica è vita, e la vita è fatica. Ho sempre faticato tanto, ma questo mi ha permesso di vivere ogni traguardo come una conquista».

«Le critiche? C’è cattiveria gratuita»

Dopo l’esibizione all’Eurovision, Per sempre sì è finita al centro delle polemiche per l’uso di simboli e stereotipi italiani, dal tricolore alla teatralità della performance.

Critiche che Sal Da Vinci respinge con decisione. «Quelle critiche non mi toccano, ho le spalle larghe e mi scivolano addosso. Quello che ho notato, al di là dei pregiudizi, è una cattiveria gratuita contro di me, senza senso. Ho letto cose e letture che non stanno né in cielo né in terra». Continua a leggere su La Capitale