Sanremo fa come gli pare: al timone un capitano autonomo
Alla conferenza stampa Carlo Conti difende indipendenza politica e libertà creativa, omaggia Baudo e lancia un’edizione che mescola generi e responsabilità. Con lui una Pausini inedita, pronta a condurre senza ansia
C’è un momento, ogni anno, in cui la conferenza stampa del Festival svela tutto. Non tanto i nomi, non tanto le scalette. Ma l’aria. E quest’anno l’aria è quella di un comandante che ha deciso di mollare gli ormeggi senza chiedere il permesso a nessuno.
Carlo Conti è al suo quinto festival. E si vede. Non deve dimostrare di saper reggere il palco: quello lo ha già fatto. Deve dimostrare di saperlo reinventare. E lo fa nel modo più semplice possibile: rivendicando autonomia. Politica, editoriale, artistica.
“Una volta mi davate del renziano, ora meloniano… Io sono indipendente nel mio lavoro, che è fare orgogliosamente il giullare in tv.” La frase è, in realtà, una dichiarazione di rotta. “Se Giorgia Meloni compra un biglietto, è libera di venire come ogni cittadino”. Non c’è un invito, non c’è sponsorizzazione, non c’è sudditanza. C’è un capitano che dice: qui si naviga per conto nostro.
«Se Meloni compra il biglietto è libera di venire»: Carlo Conti smentisce l’invito e rivendica la sua indipendenzaE se qualcuno cerca l’innovazione nei fuochi d’artificio, Conti la cerca nei brani. Rivendica, in questo Festival, una nuova varietà autoriale, generi diversi, suoni che dialogano con l’attualità. Cita scelte come “Olly”, “Corsi”, “Irama”, “Brancale” come segnali di un Festival che, ultimamente, non si è accontentato di fare un compitino tradizionalista. Non è tradizione contro modernità. È mescolanza. È rischio calcolato. È la volontà di non ripetere la formula solo perché funziona. È coraggio.
Sulla carta, questo è il Festival dedicato a Pippo Baudo. E quando ne parla, Conti si commuove davvero. “Pippo è il faro”, dice. È il primo Sanremo senza Baudo. Era doveroso dedicarglielo. Ma attenzione: non è un’operazione nostalgia. Non è un ritorno al passato in bianco e nero. È un omaggio con le luci accese e la musica a volume alto.
E accanto a lui c’è Laura Pausini. Non la diva irraggiungibile, non la star internazionale blindata. Ma una donna che racconta di aver accettato per la prima volta con serenità. “Ho detto sì per te”, ha detto a Conti. Ha spiegato che quella calma, quella professionalità, quella serenità trasmessa dal direttore artistico non erano mai state, nella sua mente, associate alla parola Sanremo.
La prima volta aveva 18 anni, era magari ingenua, aveva parecchia paura. Nel 1994 tornò con Strani Amori. Poi ospite. Ma questa è la prima volta da conduttrice, e si sente pronta. Ha ammesso che in passato solo l’insegna di Sanremo le metteva ansia. Oggi no. Oggi parla di emozione “nel senso più gioioso del termine”. La proposta di condurlo le era arrivata già quindici anni fa. Ha aspettato. Ha scelto il momento giusto.
Quando Conti si definisce giullare, lei lo corregge: non è un giullare, è un direttore artistico che si prende la responsabilità del destino dei giovani artisti. È una difesa pubblica che sa di alleanza vera, non di copione.
E poi, come ogni anno, il Codacons. Vigilanza su televoto, pubblicità occulta, irregolarità. Il nuovo regolamento prevede che gli artisti rispondano personalmente di eventuali violazioni, tipo pubblicità occulta. Tradotto: libertà sì, ma con responsabilità. Sul palco si può essere creativi, non distratti.
Conti la prende in leggerezza, da tifoso scherza sulla Fiorentina, accoglie atleti olimpici e sul palco, tiene insieme divertimento e senso civico. Si emoziona per Baudo, ma non perde il gusto della battuta. Mina vagante? Forse. Ma con la bussola ben stretta in mano.
Per il primo anno Sanremo viaggia davvero con un capitano che fa come gli pare. E, per ora, nessuno sembra voler cambiare rotta.