«Sarai premier». Il piano di Lavitola per Ranucci: la politica, i sondaggi e l’ombra dell’attentato a Report
Dalle carte dell’inchiesta emerge il progetto di trasformare la popolarità del conduttore in consenso nelle urne. Per il gip il giornalista ha prima rifiutato l’idea ma poi si è fatto incuriosire. La frase del faccendiere: «Potrei essere arrestato ma per poco tempo»
Valter Lavitola avrebbe immaginato per Sigfrido Ranucci un futuro molto più grande della conduzione di Report. E, soprattutto, avrebbe pensato a se stesso come possibile uomo di riferimento di quel progetto. È uno degli elementi che emergono dalle carte dell’inchiesta sull’attentato al giornalista e che contribuiscono a delineare il movente contestato dagli investigatori al faccendiere.
L’idea, coltivata secondo gli inquirenti per un periodo prolungato, era quella di trasformare la popolarità televisiva di Ranucci in una candidatura politica. Lavitola sembra considerare il conduttore come una figura capace di raccogliere consenso anche senza una struttura partitica alle spalle. In una conversazione arriva a dirgli: «Fratello, sarebbe presidente garantito al centodieci per cento».
In un altro messaggio, la prospettiva viene spinta ancora più avanti: «Tra due anni fai il presidente (del Consiglio, ndr*)». L’eventuale uscita di Ranucci dalla Rai, secondo la ricostruzione, avrebbe potuto rappresentare l’occasione ideale per trasformare quell’ipotesi in un vero progetto politico.
Valter Lavitola arrestato per l'attentato a Sigfrido RanucciL’idea di una candidatura e le reazioni di Ranucci
All’inizio Ranucci avrebbe accolto il progetto con una certa diffidenza. Con il passare del tempo, però, dagli elementi raccolti nell’indagine emergerebbe un atteggiamento più aperto, o almeno una crescente curiosità.
La gip sottolinea infatti che «Se da un lato — scrive la gip — non pare mai condividere formalmente il progetto dell’indagato, col tempo, si comprende, dal tenore dei messaggi e dal comportamento, assume un atteggiamento di apertura o quantomeno di curiosità rispetto al progetto, che diviene sempre più concreto».
È proprio questa evoluzione a essere considerata dagli investigatori un elemento significativo. Il progetto non sarebbe rimasto confinato alle fantasie di Lavitola, ma avrebbe progressivamente assunto una dimensione più concreta, anche attraverso sondaggi e interlocuzioni.
Lavitola, del resto, sembra attribuire a Ranucci un potenziale elettorale enorme. In un messaggio gli scrive: «Valter non dice sempre cose sbagliate. Saresti se non l’unico, uno dei pochissimi leader potabili di questo Paese».
Secondo la gip, proprio la ripetizione di questo tipo di sollecitazioni avrebbe contribuito a influenzare il giornalista. «Dal 2024, dunque, è un mormorio costante», osserva la ricostruzione giudiziaria, fino alla conclusione secondo cui «il giornalista sia stato vittima della manipolazione dell’indagato».
La stessa valutazione viene collegata alla particolare relazione instaurata tra i due e alla capacità di Lavitola di sfruttare quel rapporto. Gli investigatori ritengono che il progetto politico possa quindi essere letto anche come una possibile chiave per comprendere il movente dell’attentato.
Un rapporto che Ranucci definiva «interessato»
Sul rapporto tra il giornalista e Lavitola pesa anche la definizione utilizzata dallo stesso Ranucci, che avrebbe parlato di un’amicizia «interessata».
La relazione, secondo quanto emerge dagli atti, avrebbe avuto anche una dimensione professionale. Ranucci avrebbe potuto cercare nel faccendiere contatti, informazioni e possibili esclusive giornalistiche. Tra gli obiettivi ci sarebbe stata anche un’intervista a Marcello Dell’Utri.
Dalla documentazione acquisita dagli investigatori emerge però anche uno scambio relativo alla vita interna della Rai. Ranucci avrebbe condiviso con Lavitola il contenuto di un messaggio ricevuto dal direttore degli approfondimenti Rai Paolo Corsini.
Il dirigente osservava: «In un contesto che offre diverse opportunità al giornalismo d’inchiesta, potrebbe apparire alquanto riduttivo portare all’attenzione del nostro pubblico esiti sempre molto simili di inchieste che interessano grosso modo sempre gli stessi soggetti».
Lavitola, dopo aver letto il messaggio, avrebbe risposto con una frase che restituisce il suo interesse per l'attività televisiva di Ranucci: «Sono proprio curioso di vedere gli ascolti domani».
I sondaggi per testare il consenso
Il passaggio più concreto del progetto politico sarebbe rappresentato dai sondaggi. Lavitola ne avrebbe commissionati alcuni per capire quale spazio elettorale potesse esserci per una figura esterna ai principali schieramenti.
Uno dei quesiti sottoposti agli intervistati recitava: «Apprezzerebbe un candidato terzo rispetto a Schlein e Conte? Se sì preferirebbe un candidato politico o uno espressione della società civile?».
Il nome di Ranucci, secondo la ricostruzione, sarebbe stato inserito nel quadro di questa verifica sul possibile consenso di un candidato proveniente dalla società civile.
È questo uno degli elementi che, per gli investigatori, contribuirebbe a rendere meno astratta la prospettiva immaginata da Lavitola. Non soltanto complimenti e previsioni sul futuro politico del giornalista, dunque, ma anche un tentativo di misurare concretamente l'eventuale consenso.
L’attentato e il ruolo contestato a Tavares
Nella ricostruzione dell’indagine compare anche Gomes Clesio Tavares, indicato come la persona che avrebbe reclutato i quattro presunti esecutori materiali dell’attentato: Antonio Passariello, Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Marika De Filippis.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, ai quattro sarebbero stati prospettati compensi e forme di assistenza nel caso di problemi con la giustizia.
Le intercettazioni ambientali effettuate dopo gli arresti del 30 giugno avrebbero poi fornito agli investigatori ulteriori elementi sul rapporto tra Tavares e Lavitola. In una conversazione, uno degli uomini coinvolti dice: «Saverio mettiamoci in macchina e andiamo a casa di quello che ci deve ritornare i soldi».
Il riferimento, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe proprio a Tavares.
Il capitolo dei presunti depistaggi
Un ulteriore fronte dell’inchiesta riguarda i tentativi che gli investigatori attribuiscono a Lavitola di orientare la lettura dell’attentato.
Dopo l’esplosione, il faccendiere avrebbe seguito da vicino gli sviluppi della vicenda e avrebbe cercato di accreditare piste alternative. Tra queste sarebbe comparsa anche l’ipotesi di un coinvolgimento congiunto di apparati italiani e israeliani in un piano per colpire Ranucci.
A parlare di possibile depistaggio è stato anche il giornalista Daniele Autieri, che ha riferito agli investigatori: «L’avvicinamento a marzo di Lavitola, lo valuto come un possibile depistaggio».
Per la gip, però, il quadro sarebbe più articolato. La valutazione contenuta negli atti è che «è certo che gli indagati abbiano già cercato reiteratamente di orientare le scelte difensive del gruppo degli esecutori materiali».
Da qui deriverebbero, secondo il provvedimento, anche le preoccupazioni relative al possibile inquinamento delle prove e alla reiterazione del reato.
Lavitola temeva già l’arresto
La vicenda si chiude, almeno sul piano della ricostruzione contenuta negli atti, con una frase pronunciata da Lavitola prima del suo arresto. Il faccendiere avrebbe confidato a un’amica portoghese la possibilità di finire in carcere.
«Possono esserci tutte le opzioni che verrò arrestato. Ma è molto difficile che verrò arrestato per molto tempo».
Una frase che, riletta alla luce degli sviluppi dell’inchiesta, assume un peso particolare. Secondo l'accusa, infatti, il progetto politico costruito attorno alla figura di Ranucci, i sondaggi, i rapporti personali e i presunti tentativi di depistaggio sarebbero tasselli di una stessa vicenda. Le responsabilità degli indagati, tuttavia, dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti.