Scandalo Epstein, Londra e Washington sotto shock: dossier segreti e sospetti su un ex premier britannico
Anticipazioni da documenti non ancora pubblici, un biografo dell’ex principe Andrea: «Sospetti di sesso a tre del politico con Maxwell e il finanziere suicida». E la ministra della Giustizia Usa finisce nel mirino per la gestione del caso
Lo scandalo Epstein torna a scuotere gli equilibri internazionali e mette sotto pressione tanto Washington quanto Londra. Mentre al Congresso americano la ministra della Giustizia Pam Bondi viene messa sotto torchio dai democratici, nel Regno Unito cresce il nervosismo per le possibili rivelazioni ancora contenute nei dossier sul finanziere pedofilo.
Negli Stati Uniti, Bondi è accusata di aver gestito in modo opaco la pubblicazione dei documenti legati a Jeffrey Epstein, con l’obiettivo – secondo l’opposizione – di proteggere Donald Trump e l’amministrazione. Le audizioni alla Camera si sono trasformate in un confronto durissimo, davanti anche ad alcune delle vittime, indignate per quella che definiscono una strategia per «proteggendo i potenti e esponendo i loro nomi».
Ma l’onda lunga dello scandalo si è estesa anche oltre l’Atlantico. A Londra, l’establishment politico è in allerta per indiscrezioni che parlano di un presunto rapporto sessuale a tre che avrebbe coinvolto Epstein, la sua complice Ghislaine Maxwell e un ex (o futuro) primo ministro britannico. Una voce che, pur non accompagnata da nomi ufficiali, sta alimentando tensioni e sospetti ai massimi livelli.
«Mai stato l'hacker di Epstein», parla Vincenzo Iozzo: il calabrese finito nel dossier da 3 milioni di pagine si difendeA rilanciare l’indiscrezione è Andrew Lownie, autore di una biografia non autorizzata sull’ex principe Andrea, figura già travolta in passato dalle ombre del caso Epstein. Sull’identità del presunto premier coinvolto, tuttavia, regna il massimo riserbo. «Non è Winston Churchill», ha detto sarcasticamente Lownie, lasciando intendere che si tratterebbe di una figura molto più recente.
Nei documenti già emersi compaiono, seppur senza evidenze note di reati, i nomi di ex primi ministri come Tony Blair e David Cameron. Sullo sfondo anche i legami accademici e sociali: è noto che Robert Maxwell, padre di Ghislaine, frequentò Oxford negli stessi anni in cui studiavano Cameron e Boris Johnson, un intreccio che continua ad alimentare sospetti e dietrologie.
La polemica non si ferma al Regno Unito. In Francia, il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot si è detto «sconvolto» e «personalmente indignato» per le rivelazioni sul coinvolgimento del diplomatico Fabrice Aidan, contribuendo ad amplificare il carattere internazionale dello scandalo.
Negli Stati Uniti, intanto, Bondi ha difeso a spada tratta il proprio operato e quello di Trump, senza però riuscire a placare le critiche. «Sono profondamente dispiaciuta per quello che le vittime, tutte le vittime, hanno dovuto affrontare a causa del mostro» di Epstein, ha dichiarato, evitando però di guardare le vittime negli occhi o di scusarsi per come i file sono stati gestiti.
Epstein files, le mail con il “sultano” della logistica: «Mi è piaciuto molto il video della tortura»Secondo diversi osservatori, le sue parole sono apparse più rivolte alla Casa Bianca che alle persone colpite dallo scandalo. Un atteggiamento che rischia di costarle caro: Trump e il suo staff sarebbero irritati dalla gestione del caso, e la posizione della ministra appare sempre più fragile.
Consapevole del rischio di essere silurata, Bondi si è presentata in Congresso con un tono combattivo, ribadendo che Trump «è il presidente più trasparente della storia. Non ci sono prove che abbia commesso alcun crimine». Una linea difensiva che ha innescato nuovi scontri, in particolare con la deputata democratica Pramila Jayapal, che ha contestato l’oscuramento iniziale del nome del sultano degli Emirati Ahmed bin Sulayem.
Jayapal ha sottolineato come l’uomo d’affari abbia legami finanziari con il presidente Trump e con il suo consigliere Steve Bannon, accusando il Dipartimento di Giustizia di selezionare in modo discrezionale i nomi da rendere pubblici. Ancora più duro il deputato Ted Lieu: «Si vergogni. Se avesse un minimo di decenza, dovrebbe dimettersi dopo questa udienza».
Bondi ha reagito con toni accesi: «E’ ridicolo. Questo non è un circo». Ma proprio la perdita di controllo e l’irritazione mostrata in aula, secondo molti analisti, l’hanno indebolita ulteriormente, esponendola non solo alle critiche dell’opinione pubblica, ma anche a possibili ripercussioni interne alla stessa amministrazione.
«Master, noi aspettiamo la bambina dalle belle caviglie»: negli Epstein Files spunta Eduardo Teodorani Fabbri, cugino di John ElkannCon nuovi nomi che potrebbero emergere e dossier ancora parzialmente secretati, il caso Epstein si conferma una bomba politica a orologeria, capace di travolgere governi, carriere e interi apparati istituzionali su entrambe le sponde dell’Atlantico.