Strage di Ustica, la Francia apre sugli atti segreti: la Procura di Roma ferma l'archiviazione
Svolta dopo l’incontro tra Macron e Meloni. Parigi pronta a trasferire all'Italia documenti che risalgono agli anni ’90. I pm verso il ritiro dell'archiviazione mentre tornano le domande sui caccia francesi
Dopo 46 anni, sulla strage di Ustica si apre uno spiraglio sul fronte della documentazione francese. Parigi ha comunicato la disponibilità a trasferire all'Italia gli atti in suo possesso relativi al disastro del 27 giugno 1980, quando il Dc9 Itavia precipitò nel Tirreno lungo la rotta Bologna-Palermo causando la morte di 81 persone.
La svolta è arrivata dopo il confronto tra Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron. La premier aveva chiesto al presidente francese la disponibilità dell'Eliseo a mettere a disposizione la documentazione sulla strage. Nei giorni scorsi l'ambasciata francese ha quindi trasmesso alla Farnesina una nota nella quale annuncia la disponibilità al trasferimento della documentazione, compresi atti del ministero della Difesa transalpino legati alle vecchie rogatorie della Procura di Roma. Le autorità francesi, inoltre, si sono dette disponibili a rispondere a eventuali ulteriori richieste italiane. Il materiale coprirebbe un arco temporale che arriva fino agli anni Novanta.
La documentazione è già arrivata alla Procura di Roma attraverso i passaggi istituzionali. Ed è proprio questa novità ad aver cambiato il quadro dell'ultima inchiesta sulla strage: i pm sono orientati a ritirare la richiesta di archiviazione, consentendo così di proseguire gli accertamenti anche alla luce delle nuove carte. L'udienza davanti al gip è fissata per il 30 settembre.
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La disponibilità di Parigi arriva mentre sulla strage restano ancora numerosi interrogativi. La magistratura italiana attende da decenni risposte su diversi elementi della vicenda: i tracciati radar, la presenza di aerei militari nello spazio aereo interessato dal volo del Dc9, le attività delle basi francesi e le posizioni delle portaerei francesi nel Mediterraneo.
Già dal 1990 l'allora giudice istruttore Rosario Priore aveva rivolto numerose richieste alle autorità francesi senza ottenere, secondo la ricostruzione dell'ANSA, risposte ritenute esaustive su alcuni dei principali quesiti relativi alla notte del 27 giugno 1980.
Ora il materiale annunciato dall'ambasciata potrebbe consentire alla Procura di verificare nuovamente alcuni di quegli elementi. Ma sarà necessario attendere l'esame delle carte per capire quali informazioni contengano realmente e quanto possano incidere sull'inchiesta.
Il missile, la quasi collisione e la bomba
Nel corso degli anni sono state formulate diverse ipotesi sulle cause della caduta del Dc9. Tra queste quella del missile, quella della quasi collisione con un altro velivolo e quella dell'esplosione di una bomba a bordo. La prima ha trovato un importante riconoscimento nell'ambito dei procedimenti civili: la Cassazione ha ritenuto accertato, ai fini delle cause risarcitorie, lo scenario dell'abbattimento dell'aereo attraverso un missile o una quasi collisione con un altro velivolo militare, oltre alle responsabilità dello Stato per le carenze nella sorveglianza dello spazio aereo.
Resta però distinta la vicenda penale sulla responsabilità dell'abbattimento, che non ha portato all'individuazione dei responsabili.
Parallelamente, un'altra linea investigativa ha continuato a considerare la possibilità di una bomba collocata a bordo. È proprio su scenari differenti che si sono sviluppate le indagini riaperte negli anni Duemila e poi riunite nell'ultima inchiesta della Procura di Roma.
Lo scenario della battaglia nei cieli
Una delle ricostruzioni investigative più discusse è quella di una presunta attività militare nei cieli italiani quella sera. Secondo lo scenario ipotizzato dalla Procura, un Mig libico avrebbe potuto volare sull'Italia nell'ambito della missione legata al colonnello Muammar Gheddafi e cercare di sfruttare la presenza del Dc9 come copertura.
I tracciati radar e le perizie hanno alimentato nel tempo la ricostruzione della presenza di più velivoli militari nell'area. Secondo la ricostruzione riportata nel materiale investigativo, altri aerei avrebbero seguito o affiancato il Dc9, fino a delineare l'ipotesi di una situazione di confronto militare nella quale l'aereo civile sarebbe rimasto coinvolto.
È uno degli aspetti sui quali le nuove carte francesi potrebbero offrire elementi da verificare.
I Mirage di Solenzara e la versione francese
Al centro della vicenda c'è anche la base corsa di Solenzara, dalla quale decollavano i caccia francesi. Per anni Parigi ha sostenuto che dopo il tramonto del 27 giugno 1980 non vi fossero stati decolli dalla base e che l'attività fosse terminata nel primo pomeriggio.
Una versione contestata da diverse testimonianze. Tra queste quella del generale dei carabinieri Nicolò Bozzo, che quella notte si trovava proprio in Corsica. Bozzo raccontò di avere sentito per ore il rumore dei jet: «La mia rabbia quando la sera del 27 giugno i decolli e atterraggi dei Mirage e di altri aerei non accennavano a interrompersi».
Nella ricostruzione riportata dagli atti, Bozzo arrivò a sostenere che le informazioni fornite alla Nato non corrispondessero a ciò che aveva osservato direttamente.
Il contrasto tra quelle testimonianze e la versione ufficiale francese rappresenta uno dei punti sui quali le autorità italiane hanno continuato a chiedere chiarimenti.
La Foch e le esercitazioni nel Tirreno
Tra gli elementi finiti nel mirino degli investigatori c'è anche la portaerei Foch, che all'epoca operava nel Mediterraneo con a bordo caccia Etendard IV, velivoli capaci di trasportare anche armamento nucleare.
Gli atti dell'ultima indagine della Procura di Roma richiamano inoltre un'esercitazione denominata «Exercise South», alla quale avrebbero partecipato velivoli francesi e statunitensi nel Tirreno.
Sono elementi che, da soli, non consentono di stabilire cosa accadde quella notte. Ma rappresentano tasselli della ricostruzione che la magistratura italiana dovrà ora confrontare con la documentazione che arriverà dalla Francia.
Quarantasei anni dopo, la partita riparte dalle carte
Il dato più concreto della nuova fase è quindi la disponibilità di Parigi a trasferire la propria documentazione e la conseguente decisione della Procura di Roma di non procedere, almeno per ora, verso l'archiviazione dell'inchiesta.
Per i familiari delle vittime si tratta di un passaggio importante. Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica, ha parlato di un risultato significativo, sottolineando che ora sarà necessario capire quale documentazione arriverà effettivamente dalla Francia.
Dopo decenni di processi, testimonianze, perizie e versioni contrapposte, la nuova fase dell'inchiesta riparte dunque dagli archivi. Saranno le carte, e il loro contenuto, a dire se contengano elementi in grado di aggiungere tasselli alla ricostruzione della notte in cui il Dc9 Itavia scomparve dai radar.