Stretto di Hormuz chiuso e pieno di mine: nessuna petroliera è passata dal cessate il fuoco. Risale il prezzo del petrolio
Le navi tornano indietro seguendo il percorso alternativo indicato dalle Guardie rivoluzionarie. La Grecia protesta per il pedaggio e i mercati asiatici riaprono nell’incertezza dopo i segnali incoraggianti di ieri
Nessuna petroliera né nave per il trasporto di gas ha attraversato lo Stretto di Hormuz dall’entrata in vigore del cessate il fuoco. Lo riferisce il New York Times, citando i dati della società globale di monitoraggio marittimo Kpler. Solo quattro imbarcazioni destinate al trasporto di carichi secchi sono riuscite a transitare. In precedenza l’agenzia iraniana Fars aveva riportato che Teheran aveva sospeso il passaggio nello stretto come forma di protesta contro gli attacchi israeliani in Libano.
Nel corso della notte, tuttavia, un comunicato dell’Autorità portuale iraniana ha precisato che «per evitare possibili collisioni con mine, in coordinamento con la Marina delle Guardie Rivoluzionarie, fino a nuovo avviso le navi devono utilizzare rotte alternative nello Stretto di Hormuz». La nota, di matrice militare, era accompagnata da una mappa che indicava percorsi marittimi a nord e a sud dell’isola di Larak.
Sempre nella notte, i sistemi di tracciamento marittimo hanno rilevato un movimento anomalo della petroliera Aurora che, mentre si dirigeva verso l’uscita dello stretto, ha invertito bruscamente la rotta nei pressi della costa di Musandam, in Oman, compiendo una virata di 180 gradi e rientrando nel Golfo Persico. La riapertura dello Stretto di Hormuz rappresentava uno dei punti chiave dell’accordo di tregua tra Stati Uniti, Israele e Iran. Nel frattempo la Grecia ha espresso protesta per il pedaggio che Teheran intende condividere con l’Oman.
Intanto l’ottimismo generato dalla tregua tra Stati Uniti e Iran sembra già essersi attenuato sui mercati asiatici. Il petrolio registra un lieve rialzo dopo il crollo della seduta precedente: intorno alle 2.15 ora italiana, il WTI statunitense guadagnava il 2,80% a 97,05 dollari al barile, mentre il Brent saliva del 2,59% a 97,20 dollari.
Dopo il forte movimento di ieri, in parallelo al calo dei prezzi del greggio, le borse asiatiche mostrano ora segnali di incertezza: alla stessa ora il Nikkei di Tokyo segnava +0,05% a 56.342 punti, mentre a Seul l’indice Kospi arretrava dello 0,33% a 5.852 punti.