Stretto di Hormuz, l'Iran: «Resterà chiuso finché gli Usa non rispetteranno l'intesa»
Teheran chiede la revoca del blocco marittimo e delle sanzioni americane e lo sblocco dei beni iraniani congelati. Intanto un proiettile non identificato ha danneggiato la sala macchine di una nave commerciale in transito. Ferito un membro dell’equipaggio
Lo Stretto di Hormuz resterà chiuso fino a quando gli Stati Uniti non avranno soddisfatto le condizioni previste dal memorandum d'intesa firmato il 17 giugno dal presidente americano Donald Trump con l'Iran. Lo ha dichiarato il principale negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, citato dai media statali di Teheran. Per la riapertura dello Stretto, ha precisato Ghalibaf, sarà necessaria la revoca del blocco marittimo e delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti, oltre allo sblocco dei beni iraniani congelati.
Intanto, una nave commerciale è stata colpita da un proiettile non identificato durante il transito in uscita dallo Stretto. Lo ha reso noto l'UK Maritime Trade Operations (Ukmto), organismo britannico che diffonde allerte sulla sicurezza della navigazione commerciale.
Il proiettile avrebbe provocato danni alla sala macchine e il ferimento di un membro dell'equipaggio. Gli altri componenti dell'equipaggio stanno ricevendo assistenza dalla Guardia Costiera dell'Oman. Al momento, secondo l'Ukmto, non sono stati segnalati danni ambientali.
Il traffico marittimo nello Stretto rimane intanto fortemente ridotto. Secondo dati preliminari di Kpler, nella giornata di ieri lo hanno attraversato sei navi mercantili, tre in entrata e tre in uscita. La media degli ultimi dieci giorni è di 11 navi al giorno. Nel fine settimana i transiti erano scesi ulteriormente, con tre navi sabato e appena due domenica. I dati potrebbero tuttavia non rappresentare l'intero traffico, poiché alcune imbarcazioni potrebbero aver attraversato lo Stretto con i transponder spenti.
Sul fronte regionale, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha definito «sospetto» l'attacco con droni avvenuto ieri contro l'ufficio del primo ministro del Kurdistan iracheno, Masrour Barzani, e contro la residenza del responsabile dell'agenzia di sicurezza e intelligence della regione. Barzani aveva attribuito l'attacco a droni iraniani, definendolo una pericolosa escalation e una minaccia alla sicurezza e alla stabilità del Kurdistan.
Baghaei ha invece parlato di uno «sviluppo altamente sospetto», mettendo in guardia contro possibili operazioni false flag organizzate da attori ostili per compromettere i rapporti tra Iran e Iraq.