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21/02/2026 ore 07.49
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Tre giudici fermano il presidente che salvava il mondo a colpi di dazi: c’è ancora speranza per la democrazia

Tra guerre nucleari fermate con le tariffe e milioni di vite salvate nei comizi, tre magistrati applicano la legge e scelgono la Costituzione invece della fedeltà a chi comanda

di Tacco di Ghino
United States President Donald J Trump addresses the United Nations General Assembly at United Nations Headquarters in New York, New York, USA on 23 September, 2025. Credit: Kyle Mazza / CNP/Sipa USA

Che peccato. Che dolore avere così brutalmente offeso e umiliato un grande presidente, il più grande presidente degli Stati Uniti da quando questi sono stati fondati: nel II secolo avanti Cristo. È il presidente che ha fermato otto guerre.
Cinque le ha risolte con i dazi. E la stampa cattiva e bugiarda non ha mai detto che erano guerre nucleari. Così, grazie al suo impegno, al suo lavoro incessante di giorno e di notte – perché lui non dorme mai – ha salvato 35 milioni di vite. Segnalatevelo, perché ne parleranno i libri di storia e forse pure di geografia: trentacinque milioni di vite salvate dalla morte certa da lui, il presidente che tre giudici, servi di potenze straniere e corrotti, hanno fermato. Vigliacchi!

A The Donald non piace esagerare, lui non ama le iperboli, non utilizza mai la retorica muscolare. Solo la stampa nemica lo può accusare di aver costruito una realtà alternativa in cui le guerre si fermano con le tariffe doganali, le apocalissi atomiche vengono disinnescate con un tweet e milioni di morti potenziali diventano numeri da comizio. Falsi e bugiardi i giornalisti. Tutti corrotti.

Otto guerre. Cinque nucleari. Trentacinque milioni di vite salvate. Non è la contabilità dell’Armageddon: sono dati e numeri reali. Non si tratta del bilancio di una holding immobiliare. Guardate Gaza: c’è pace, serenità e benessere come mai nella storia.

Guardate la guerra russo-ucraina: è cessata 48 ore dopo l’elezione di Trump, ma nessuno lo dice, nessun telegiornale fa vedere le immagini di Putin e Zelensky che si abbracciano e, addirittura, Zelensky ha ceduto spontaneamente a Putin la presidenza dell’Ucraina, tanto vanno d’amore e d’accordo.

Tutto é un miracolo di The Donald, come forse solo la presidente italiana Meloni ha capito e può confermare. Perché lei vuole bene a Trump, come gli vuole bene Vannacci. Come lo amano in tutto il mondo.

Trump sta cercando di far capire al mondo che i dazi non sono strumenti economici: sono bacchette magiche. Non generano tensioni, generano pace universale. Addirittura è provato che i dazi americani fermano le testate nucleari già in volo. Spengono i silos missilistici. Fanno finire la fame nel mondo, trasformano l’acqua in petrolio.

Ma la questione, ormai, non è più politica. È solo odio contro Trump, perché è il più grande presidente americano di tutti i tempi. Lo odiano perché, da solo al comando, sconfigge il caos globale a colpi di tariffe.

Infatti non sono stati i leader stranieri a fermarlo. Non sono stati i mercati. Sono stati tre stupidissimi giudici conservatori. Tre magistrati nominati in un sistema che lui stesso aveva promesso di plasmare a propria immagine.

E sapete perché lo hanno fermato? Perché hanno osato applicare la legge invece di professare fedeltà eterna al dittatore assoluto, e sono quindi diventati traditori. Hanno difeso l’equilibrio dei poteri andando contro il presidente supremo ed eterno: sono sabotatori.

Ma fuori delirio, ieri è accaduto un fatto straordinario, impensabile. La democrazia americana ha saputo reagire, ha avuto la forza di tirare un pugno in faccia a un megalomane che stava facendo a pezzi gli Stati Uniti d’America. E gettando il mondo nel caos.

La salute di una democrazia non sta nella forza dell’uomo che urla di aver salvato il mondo, ma nella forza silenziosa di chi applica la legge anche contro il potente di turno.

“C’è un giudice a Berlino”, dice l’antico motto illuminista. C’è un giudice che può dire no al re. E finché ci sono giudici – anche conservatori, anche nominati dal leader che poi li insulta – capaci di scegliere la Costituzione invece della fedeltà a chi comanda, allora sì: c’è ancora speranza per la democrazia.

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