Trump annuncia la tregua con l’Iran: cessate il fuoco e nodo Hormuz, ma l’accordo resta fragile e pieno di ombre
Dopo l’escalation, il presidente Usa accetta il cessate il fuoco con Teheran: mercati in rialzo, petrolio in calo, ma le cause del conflitto restano irrisolte. E alcuni commentatori parlano apertamente di una ritirata del tycoon
Dopo aver annunciato al mondo la morte di una civiltà, il presidente Donald Trump cambia rotta e apre ai negoziati. Lo fa su Truth, con parole che segnano una brusca inversione: «Accetto di sospendere i bombardamenti e gli attacchi contro l’Iran per un periodo di due settimane. Si tratterà di un cessate il fuoco bilaterale a condizione che la Repubblica Islamica dell’Iran acconsenta all’apertura completa, immediata e sicura dello Stretto di Hormuz».
Non solo. Trump definisce la proposta iraniana «una base concreta su cui intavolare le negoziazioni», puntando a un accordo «a lungo termine con Teheran, nonché la pace in Medio Oriente». Una mossa che accelera improvvisamente il quadro diplomatico, ma che lascia ancora molte incognite.
L’Iran accetta: decisiva la mediazione internazionale
Teheran risponde. E lo fa accettando l’ultima proposta avanzata dal Pakistan, protagonista di una mediazione chiave nelle ore successive all’annuncio americano.
Il via libera arriva dalla guida suprema, Mojtaba Khamenei. Secondo il New York Times, dietro la decisione ci sarebbe anche la pressione della Cina, che avrebbe spinto la Repubblica Islamica a mostrarsi più flessibile.
Un incastro diplomatico rapido, costruito tra equilibri delicati e interessi globali.
Lo Stretto di Hormuz riapre (ma con condizioni)
Nodo centrale dell’intesa è lo Stretto di Hormuz. Il passaggio sarà garantito per due settimane, ma non senza limiti: «previo coordinamento con le Forze Armate iraniane e tenendo debitamente conto delle limitazioni tecniche», chiarisce il ministro degli Esteri Abbas Araghchi.
Intanto, sui media di Stato iraniani si esulta per quella che viene descritta come un’umiliante retromarcia americana. Anche negli Stati Uniti si moltiplicano le critiche: alcuni commentatori parlano apertamente di una ritirata di Trump, ribattezzato “Taco” (‘Trump always chickens out’, si tira sempre indietro).
Sul tavolo emerge anche un altro dettaglio: il passaggio nello Stretto potrebbe prevedere un pedaggio, secondo fonti dei media americani.
Un accordo pieno di ombre
Dietro l’annuncio, però, restano molte zone grigie. Gli analisti sottolineano come i contorni dell’intesa siano tutt’altro che chiari, soprattutto su due dossier cruciali: l’uranio arricchito e il controllo dello Stretto di Hormuz.
Nel piano in 10 punti, l’Iran avrebbe ribadito richieste pesanti: rimozione delle sanzioni, controllo dello Stretto e riconoscimento del diritto ad arricchire l’uranio. Condizioni che rendono il percorso negoziale estremamente complesso.
Eppure, i mercati reagiscono subito. Le Borse asiatiche volano, i future americani accelerano e il petrolio crolla: il Wti perde fino al 18%, scendendo ben sotto i 100 dollari al barile. Un segnale chiaro: la tregua, anche temporanea, basta a ridare ossigeno.
Le cause della guerra restano irrisolte
Dietro la tregua, però, il conflitto resta. Il New York Times è netto: Trump ha trovato una via d’uscita, ma non una soluzione.
Il presidente passa in poche ore dalla minaccia di far «morire la civiltà» iraniana al passo indietro. «La sua tattica di spingere la retorica a livelli astronomici ha certamente aiutato Trump a trovare quella via di uscita che cercava da settimana. Questo successo di per sé potrebbe alimentare la sua convinzione che le tattiche apprese nel mondo immobiliare di New York, quali ignorare le vecchie convenzioni e avanzare richieste massimaliste, funzionano anche nel mondo geopolitico», osserva il Nyt.
«Senza dubbio si è trattato di una vittoria tattica strappata all’ultimo respiro». Ma resta il nodo centrale: «non risolve nessuno dei problemi fondamentali che hanno portato alla guerra».
Ora la sfida è doppia. Costruire un accordo duraturo con l’Iran e dimostrare al mondo che questo conflitto aveva davvero una ragione.