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18/05/2026 ore 07.36
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Trump avverte l’Iran: «Il tempo stringe». Netanyahu riunisce il gabinetto di sicurezza

Il presidente americano prepara un vertice nella Situation Room dopo il colloquio con Netanyahu. Da Teheran accuse agli Usa sullo stallo dei negoziati

di Redazione
Ansa

Nuovo avvertimento di Donald Trump all’Iran mentre cresce la tensione in Medio Oriente e restano in bilico i negoziati sul nucleare. “Per l’Iran il tempo stringe. Farebbero meglio a decidere velocemente o di loro non rimarrà nulla”, ha scritto il presidente americano su Truth Social dopo un colloquio telefonico con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, utilizzando ampiamente le maiuscole per sottolineare il messaggio.

Parole che arrivano in un momento di forte pressione diplomatica e militare. Subito dopo il colloquio con Trump, Netanyahu ha convocato il gabinetto di sicurezza israeliano, mentre dalla Casa Bianca filtra che martedì il presidente americano riunirà il suo team di sicurezza nazionale nella Situation Room per valutare le possibili opzioni, comprese eventuali azioni militari contro Teheran.

Secondo indiscrezioni rilanciate dai media israeliani, Trump e Netanyahu sarebbero pronti a riprendere l’offensiva contro l’Iran in assenza di sviluppi sul fronte diplomatico. Tuttavia, l’emittente israeliana Channel 12 riferisce che il presidente americano continuerebbe a ritenere possibile un’intesa e attenderebbe nei prossimi giorni una nuova proposta da Teheran.

Trump, pur senza fissare una scadenza precisa per i negoziati, ha ribadito la linea dura dell’amministrazione americana. “Se non verranno da noi con un’offerta migliore, li colpiremo più duramente rispetto a quanto fatto finora”, avrebbe dichiarato, lasciando aperta l’ipotesi di un intervento militare.

Sul fronte iraniano, intanto, i segnali restano negativi. I media di Teheran parlano di nuove tensioni nei contatti indiretti con Washington. Secondo l’agenzia Fars, gli Stati Uniti avrebbero avanzato una proposta in cinque punti che prevederebbe il mantenimento di un solo sito nucleare operativo e il trasferimento negli Usa delle scorte iraniane di uranio altamente arricchito, condizioni considerate inaccettabili dalla Repubblica islamica.

L’agenzia Mehr descrive i colloqui come in una fase di stallo, accusando Washington di tentare di ottenere al tavolo negoziale ciò che “non è riuscita a ottenere durante la guerra”, senza offrire concessioni concrete.