Trump e la crisi di Hormuz: l’ex direttore della Cia Panetta avverte del rischio di una guerra senza via d’uscita
L’ex segretario alla Difesa critica la gestione della guerra in Iran da parte del presidente Usa. Con lo stretto bloccato e i mercati energetici globali in crisi, avverte: «Dovrà usare i marines per sbloccare il petrolio, non vedo altra soluzione»
Donald Trump si trova “tra l’incudine e il martello” dopo tre settimane di conflitto in Iran e il rischio di apparire debole agli occhi del mondo, secondo Leon Panetta, ex segretario alla Difesa e direttore della Cia. Panetta, che ha servito nelle amministrazioni Clinton e Obama, sottolinea al Guardian come fosse noto da tempo che l’Iran potrebbe scatenare una crisi energetica bloccando lo stretto di Hormuz, scenario che oggi si sta concretizzando, lasciando Trump senza una strategia d’uscita reale.
“Ha una visione ingenua degli eventi,” ha affermato Panetta, 87 anni, supervisore dell’operazione che portò all’uccisione di Osama bin Laden. “Se ripete qualcosa sperando che accada, è un atteggiamento infantile, non presidenziale.”
Il conflitto di Trump è iniziato il 28 febbraio con un attacco a sorpresa israeliano che ha ucciso l’Ayatollah Ali Khamenei. Stati Uniti e Israele hanno presto ottenuto la supremazia aerea, ma più il conflitto si prolunga, più l’iniziativa sembra sfuggire. Tredici soldati americani e oltre 1.400 iraniani sono morti, mentre Khamenei è stato sostituito dal figlio Mojtaba, più giovane e intransigente. Nel frattempo, Trump fatica a giustificare la guerra in patria: prezzi del petrolio in aumento, sondaggi in calo e segnali di frattura nella sua coalizione.
Panetta osserva che l’azione americana ha avuto effetti opposti alle intenzioni: “Abbiamo rimpiazzato un leader supremo in declino, sperando che il popolo iraniano potesse cambiare il governo. Invece oggi abbiamo un regime più radicato e un leader più duro.” Lo stretto di Hormuz è stato chiuso, destabilizzando i mercati globali: circa un quinto del petrolio mondiale passa per quella via.
Secondo Panetta, la crisi è frutto di una sottovalutazione: “Non è difficile capire che una guerra con l’Iran avrebbe come vulnerabilità lo stretto di Hormuz, capace di scatenare una crisi petrolifera globale. Ogni consiglio di sicurezza nazionale ne parlava, ma nessuno si era preparato.”
Trump, pur dichiarando di non voler inviare truppe a terra, sta schierando migliaia di marines in Medio Oriente. Venerdì ha smentito indiscrezioni su un’occupazione dell’isola iraniana di Kharg per forzare la riapertura dello stretto. Panetta evidenzia il dilemma del presidente: espandere la guerra per riaprire lo stretto e negoziare, oppure ritirarsi e dichiarare vittoria, ammettendo di fatto il fallimento.
Gli alleati non offrono supporto. Trump ha criticato la Nato definendola una “tigre di carta” e deridendo i membri come “codardi”, tenendoli all’oscuro dei suoi piani. Panetta sottolinea che ignorare le alleanze rende difficile ottenere aiuto: “Se pianifichi una guerra, confrontarsi con gli alleati è fondamentale. Trump li ha trattati male, ora si ritrova a dover chiedere aiuto proprio a chi ha trascurato.”
Panetta consiglia a Trump di abbandonare il pensiero magico: per garantire la sicurezza dei trasporti petroliferi, dovrà usare l’esercito per aprire lo stretto, neutralizzare le difese iraniane e scortare le petroliere. “Ci saranno perdite di vite e la guerra si allargherà, ma non vedo alternative. È una prova della forza degli Stati Uniti, e se non interviene ora, il conflitto si prolungherà, i prezzi del carburante saliranno e potrebbe scatenarsi una recessione globale.”
Secondo Panetta, l’unica possibilità di negoziare un cessate il fuoco è sbloccare lo stretto. “Se non lo fa, avrà fallito.” L’ex ufficiale militare e direttore della Cia è ora presidente del Panetta Institute for Public Policy in California, mentre suo figlio Jimmy Panetta è deputato Democratico nel Congresso.
Panetta critica anche Pete Hegseth, ex conduttore di Fox News ora al Pentagono, definendolo “semplicemente un facilitatore per le scelte di Trump”. Condanna infine la campagna mediatica della Casa Bianca che accosta immagini di guerra a film, videogiochi e sport, o usa foto dei caduti americani per raccogliere fondi, definendo queste iniziative “messaggi di debolezza” e non di forza.
L’ex segretario sottolinea come Trump stia rompendo le norme presidenziali consolidate, citando il bombardamento di una scuola femminile in Iran, che ha causato almeno 175 morti, per lo più bambini. “Ogni altro presidente avrebbe riconosciuto l’errore e chiesto scusa. Trump no. Questo alimenta l’immagine negativa degli Stati Uniti, quella dell’’ugly American’.”