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09/01/2026 ore 15.24
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Trump insiste sull’acquisto della Groenlandia: per il tycoon l’isola dell’Artico vale 5,6 miliardi di dollari

Il presidente Usa è pronto a pagare un indennizzo di 100mila dollari a ciascun abitante dell’isola: l’obiettivo è arrivare al gas, al petrolio e alle risorse minerarie. Gli “alleati”, Francia e Danimarca su tutti, protestano in maniera veemente 

di Redazione

«Avere la proprietà della Groenlandia è molto importante. Credo che sia psicologicamente necessario per il successo. Penso che la proprietà ti dà qualcosa che non si può ottenere con un semplice contratto di locazione». In un'intervista al New York Times il presidente Usa, Donald Trump, continua ad insistere sull’ipotesi di acquistare l’isola dell’Artico. Secondo alcune fonti vicine alla Casa Bianca il tycoon avrebbe definito il prezzo e sarebbe disposto a pagare fino a 100mila dollari di indennizzo a ciascun abitante dell’isola per convincere la popolazione ad abbandonare la Danimarca e scegliere gli Stati Uniti. Dichiarazioni prive di appigli giuridici che destano però ancora più sconcerto tra i governi e le diplomazie internazionali. Per Washington la Groenlandia vale 5 miliardi e 654 milioni di dollari, meno della metà della somma circolata ieri nei forum maga, i principali sostenitori del presidente Usa.

Il presidente Usa, Donald Trump[Missing Credit]

Il think tank di destra American Action Forum, uno dei più seguiti, ipotizzava la somma di 12,9 miliardi di dollari. Immediata la replica delle autorità dell’isola affidata al commento del rappresentante per la Groenlandia negli Stati Uniti e in Canada, Jacob Isbosethsen. «La Groenlandia non è in vendita - ha detto Isbosethsen - il nostro Paese appartiene ai groenlandesi». Le dichiarazioni di oggi di Trump spiazzano anche il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, in procinto di volare a Copenaghen per discutere di un accordo politico e commerciale per assicurarsi i diritti di sfruttamento del territorio della Groenlandia per fini economici e militari. Un accordo di “associazione” con il governo autonomo di Nuuk da raggiungere con il beneplacito della Danimarca che sull’isola, divenuta autonoma nel 2009, detiene ancora l’autorità su difesa, politica estera e sicurezza.

Vista dall'alto di Nuuk, capitale della Groenlandia[Missing Credit]

In Groenlandia gli Stati Uniti godono già di un accesso militare molto ampio grazie ad un accordo che risale ai tempi della Guerra Fredda che consente la presenza di basi, uomini e mezzi. Washington ora punta al gas, al petrolio e alle risorse minerarie, in particolare metalli e terre rare. In base ai rapporti del Geological Survey of Denmark and Greenland nel sottosuolo dell’isola si troverebbero riserve di gas naturale pari al 30% di quelle mondiali e giacimenti di petrolio pari al 15% di quelli mondiali. Le riserve di terre rare sarebbero pari a 1,5 milioni di tonnellate. Parliamo di 4.400 miliardi di dollari di valore: 2mila e 700 miliardi per metalli e terre rare e 1.700 miliardi per gas e petrolio. Secondo il Financial Times il prezzo di una compravendita non potrebbe essere inferiore a 1.000 miliardi di dollari.

Le ricchezze della Groenlandia

Lungo le coste orientali della Groenlandia sono presenti grandi giacimenti di platino, titanio, vanadio e molibdeno, mentre quelle meridionali sono ricche di litio, fluorite, tantalio, niobio e grafite associati a lantanio, cerio, ittrio e scandio, questi ultimi molto ricercati per l’industria tecnologica e per la transizione energetica. Nel Sud sono presenti grandi quantità di uranio e di oro, di diamanti e rubini. La Groenlandia è un giacimento a cielo aperto ma lo sfruttamento delle risorse non è consentito per ragioni di tutela ambientale e laddove è possibile, come nel caso di alcune miniere di oro e metalli, avviene nel rispetto di vincoli molto rigidi. Le condizioni climatiche estreme, la mancanza di infrastrutture e i costi di produzione molto elevati costituiscono un ostacolo ai progetti di sfruttamento intensivo di queste importanti risorse.

L’ira degli “alleati”

Il governo danese ha protestato ufficialmente convocando l’ambasciatore Usa. Il presidente francese Emmanuel Macron ha duramente criticato la politica estera americana avvertendo Washington che l’Europa non tollererà «l’aggressività neocoloniale» che sta contraddistinguendo le scelte Usa e che non si piegherà a logiche di «vassallaggio» che potrebbero scaturire da progetti «imperialistici» americani. Termini così non si ascoltavano e non si leggevano dai tempi della fine della Guerra Fredda. E soprattutto non per bocca di un leader occidentale. Uno stop deciso alle mire statunitensi è arrivato anche dalla Commissione europea a poche ore dalle critiche ufficiali all’intervento Usa in Venezuela.

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