Trump minaccia il petrolio iraniano, la risposta di Teheran: «Distruggeremo gli impianti legati agli Usa»
Dopo l’attacco ai siti militari dell’isola di Kharg, che produce il 90% del greggio della Repubblica islamica, il presidente degli Stati Uniti evoca l’escalation per spingere i pasdaran a riaprire lo stretto di Hormuz
'Distrutti siti militari di Kharg', Trump minaccia infrastrutture petrolifere 'Risparmiate, ma cambierò idea se Hormuz resta chiuso'. Messaggio a Iran e Cina (ANSA) - WASHINGTON, 13 MAR -
Gli Usa hanno preso di mira la strategica isola iraniana di Kharg, distruggendo esclusivamente i suoi obiettivi militari. Poco prima di salire a bordo dell'Air Force One presso la Joint Base Andrews, in Maryland, diretto verso la Florida, il presidente americano Donald Trump ha annunciato su Truth che gli Usa avevano sferrato pesanti attacchi aerei contro l'isola di Kharg, risparmiando le infrastrutture vitali attraverso cui transita il 90% circa di tutto il greggio iraniano.
Una mossa mirata a fare pressione su Teheran affinché non interferisca con il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz tra mine piazzate e i missili lanciati contro le petroliere, ma anche indirizzata alla Cina, unico Paese indicato come ancora destinatario del petrolio in uscita voluto dai Pasdaran, perché possa favorire un traffico marittimo regolare. Nel suo post, Trump ha definito l'attacco una delle "più potenti incursioni aeree nella storia del Medio Oriente", precisando che sull'isola, simile a una striscia di terra lunga circa 8 chilometri che ospita il più importante impianto petrolifero dell'Iran, sono stati colpiti esclusivamente obiettivi militari. "Ho scelto di non distruggere le infrastrutture petrolifere dell'isola", ha scritto ancora Trump. "Tuttavia, qualora l'Iran - o chiunque altro - dovesse compiere azioni volte a ostacolare il libero e sicuro transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, riconsidererò immediatamente tale decisione".
Gli impianti di lavorazione del petrolio situati a Kharg costituiscono un pilastro dell'economia iraniana. Circa il 90% del greggio iraniano viene lavorato a Kharg: pertanto, qualsiasi interruzione delle attività di raffinazione potrebbe paralizzare l'economia del Paese, già in forte difficoltà dopo due settimane di attacchi. L'obiettivo strategico delle incursioni sull'isola, finora risparmiata dalla guerra, fa emergere la minaccia di futuri attacchi contro le infrastrutture petrolifere come una significativa escalation nell'impegno degli Stati Uniti di garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz.
Trump ha preannunciato l'invio della Us Navy per scortare le petroliere nella navigazione attraverso la cruciale via d'acqua, dopo che le unità navali iraniane ne avevano di fatto bloccato il transito in risposta al conflitto in corso, innescando un balzo dei prezzi delle quotazioni del greggio anche oltre i 100 dollari al barile.
La risposta non si è fatta attendere. L'esercito iraniano ha promesso di "ridurre in cenere" le infrastrutture petrolifere ed energetiche legate agli Stati Uniti in Medio Oriente, in risposta alla minaccia di Donald Trump di attaccare l'isola di Kharg. "Tutte le installazioni petrolifere, economiche ed energetiche appartenenti alle compagnie della regione che sono in parte di proprietà degli Usa o che collaborano con gli Usa - ha detto ai media di Teheran il portavoce del quartier generale di Khatam al-Anbiya, affiliato alle Guardie della rivoluzione - saranno immediatamente distrutte e ridotte in cenere".