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12/10/2026 ore 14.07
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Trump scarica Zelensky e strizza l’occhio a Putin: l’Europa è sola. E la Nato?

«L’Ucraina ha bisogno di un nuovo leader»: il presidente americano attacca Kiev, apre al petrolio russo e sacrifica gli alleati per salvare la propria immagine. La guerra, il caro carburanti e le elezioni di medio termine dietro una giravolta che destabilizza la Nato

di Redazione Esteri

Donald Trump getta la maschera. Attacca Volodymyr Zelensky, gli suggerisce di farsi da parte e gli intima di smettere di colpire le raffinerie russe. Intanto, riapre la porta alle forniture energetiche di Mosca e lascia all’Europa il peso politico, economico e militare della difesa dell’Ucraina.

Il messaggio è devastante: mentre Putin continua la sua guerra, il presidente americano sembra più interessato a trattare con il Cremlino che a sostenere chi è stato aggredito. Non è soltanto un cambio di linea. È una frattura nella fiducia tra alleati, un colpo alla credibilità americana e un regalo politico al leader russo.

La domanda è inevitabile: Trump sta perseguendo una strategia internazionale oppure sta piegando la politica estera agli interessi della propria sopravvivenza politica?

Il petrolio e il gas russi tornano al centro del gioco, mentre gli americani fanno i conti con il costo dei carburanti e la Casa Bianca guarda alle elezioni di medio termine. Putin, garantendo forniture straordinarie di gasolio agli Stati Uniti, può contribuire ad allentare la pressione sui prezzi. Un vantaggio economico per Washington, ma anche un possibile dividendo politico per Trump, in una fase in cui i repubblicani rischiano di pagare un prezzo elettorale elevato.

L’Ucraina, così, diventa una pedina. Zelensky un ostacolo da rimuovere. Putin un interlocutore con cui fare affari. E l’Europa il soggetto chiamato a pagare il conto.

Sul fondo c’è una politica estera americana sempre più contraddittoria, segnata da annunci clamorosi, bruschi cambi di posizione e dichiarazioni che rendono difficile distinguere una strategia coerente dalla propaganda. La crisi con l’Iran, le sue conseguenze e le difficoltà di Washington hanno indebolito l’immagine di un presidente che aveva promesso di riportare l’America al centro del mondo.

Ora Trump sembra cercare una via d’uscita anche sul fronte ucraino, puntando a presentarsi agli elettori come l’uomo capace di abbassare i prezzi e chiudere i conflitti. Ma la pace non può diventare uno slogan elettorale, né la sicurezza europea una merce di scambio.

Per l’Europa è arrivato il momento della verità. La Nato può reggere soltanto se gli alleati rispettano gli impegni e condividono una linea credibile. Se Washington cambia campo a ogni convenienza, gli europei devono smettere di affidare il proprio destino alle oscillazioni della Casa Bianca e assumersi fino in fondo le proprie responsabilità.

Le elezioni di medio termine potrebbero ridisegnare gli equilibri politici americani. Ma sarebbe pericoloso affidare la sicurezza del continente alla speranza che il voto corregga Trump.

Perché il problema non è soltanto ciò che il presidente americano dice oggi. È ciò che potrebbe decidere domani. E, mentre lui tratta, minaccia e cambia direzione, in Ucraina si continua a morire e l’Europa rischia di ritrovarsi sola davanti alla più grave crisi di sicurezza dalla fine della Guerra fredda.