Trump stretto tra i falchi repubblicani e il nodo di Hormuz: quanto reggerà la tregua?
Le pressioni a Washington e le tensioni sullo Stretto e sul Libano agitano le ore del presidente Usa. Dal Pentagono intanto il ministro della guerra Hegseth plaude all’accordo ma minaccia: pronti a riprendere le ostilità
La tregua tra Stati Uniti e Iran annunciata da Donald Trump mostra già segni di cedimento a circa 24 ore dal suo annuncio, tra versioni divergenti sui termini dell'intesa, pressioni interne a Washington e persistenti tensioni sullo Stretto di Hormuz e sul Libano.
Secondo il quotidiano "Financial Times", il presidente statunitense ha affidato al vicepresidente James David Vance un ruolo centrale nei colloqui, segnale dell'urgenza di consolidare un'intesa ancora fragile. Trump ha presentato la pausa nei combattimenti come una svolta, ma esponenti dell'ala più dura del Partito repubblicano restano scettici. Il senatore Lindsey Graham ha definito "preoccupanti" alcuni aspetti del documento negoziale e ha chiesto che l'amministrazione spieghi al Congresso in che modo un accordo con Teheran possa soddisfare gli obiettivi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
Anche dal Pentagono arrivano segnali ambigui: il segretario della Guerra Pete Hegseth ha parlato di "una possibilità di vera pace e di un vero accordo", ma ha aggiunto che le forze statunitensi restano pronte a riprendere rapidamente le ostilità.
Restano inoltre profonde divergenze sui contenuti della proposta iraniana in 10 punti, che secondo Teheran includerebbe il mantenimento del controllo sullo Stretto di Hormuz, il risarcimento dei danni, la revoca delle sanzioni e il ritiro delle truppe statunitensi dal Medio Oriente.
Trump ha replicato che esiste "un solo gruppo di punti significativi" accettabili per Washington. Sul terreno, la riapertura dello Stretto di Hormuz, condizione indicata dalla Casa Bianca come parte essenziale dell'intesa, appare ancora molto limitata. Un ulteriore nodo riguarda il Libano: Iran e Pakistan sostengono che rientri nella tregua, mentre Israele avrebbe ottenuto da Washington la sua esclusione. Lo stesso Vance ha ammesso che un ritorno al conflitto resta possibile se Teheran non compirà il "passo successivo".