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11/10/2026 ore 08.30
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Trump vende come un trionfo 16 ore di gasolio ma scarica Zelensky: incredulità in Europa e anche negli Usa

Un accordo da 2,25 milioni di barili con la Russia, sanzioni allentate e un regalo economico al Cremlino. Poi l’attacco al presidente ucraino. Il prezzo del carburante diventa argomento elettorale, la guerra una questione secondaria

di Redazione Esteri
Trump, Putin e Zelensky

Facciamo due conti. Donald Trump annuncia un accordo con Vladimir Putin per l’arrivo immediato di 300.000 tonnellate di gasolio russo: circa 2,25 milioni di barili. Una quantità che, secondo i calcoli basati sui consumi americani di gasolio, equivale a circa 16 ore di domanda nazionale. Una fornitura limitata viene trasformata in un grande annuncio politico, mentre le conseguenze strategiche possono essere enormi.

Gli analisti citati da Reuters sono scettici. Rory Johnston, esperto di mercati petroliferi, liquida l’intesa come un’operazione di scarso valore; Jim Mitchell, di Wood Mackenzie, la considera un apporto aggiuntivo a un mercato già sotto pressione, non una soluzione ai rincari. Gli Stati Uniti, del resto, sono tra i maggiori produttori ed esportatori di gasolio al mondo. E il prezzo dipende da un mercato internazionale sconvolto anche dalla guerra con l’Iran.

Ma il vero costo dell’operazione non si misura soltanto in barili.

Per rendere possibile l’importazione, Washington ha autorizzato una deroga alle sanzioni sul carburante russo. In altre parole, mentre la Russia continua la guerra contro l’Ucraina, si riapre un canale commerciale che può alimentare le entrate del Cremlino. Il deputato repubblicano americano Don Bacon ha contestato apertamente la decisione: è il momento di stringere la pressione economica su Putin, non di premiarlo mentre muoiono civili ucraini.

E qui arriva la parte più grave.

Il giorno dopo l’annuncio, Trump dichiara che l’Ucraina dovrebbe scegliersi un nuovo presidente. Accusa Volodymyr Zelensky di ostacolare la pace e pretende che Kyiv smetta di colpire le raffinerie russe. Secondo il Financial Times, gli emissari americani avrebbero persino prospettato la riduzione della condivisione d’intelligence con l’Ucraina se gli attacchi non si fermassero. Una pressione pesantissima esercitata proprio mentre il Paese invaso reagisce per difendersi da attacchi sempre più spietati contro civili inermi, bambini, infrastrutture.

La sequenza è difficile da ignorare: accordo energetico con Putin, alleggerimento delle sanzioni, pressione militare e politica su Zelensky. Il presidente americano sembra anteporre l’urgenza di contenere i prezzi in patria, anche in vista delle elezioni di novembre, alla strategia di indebolimento economico della Russia.

Zelensky ha definito la decisione ingiusta e disonesta. E ha ricordato che ogni miliardo aggiuntivo nelle casse russe può trasformarsi in armi, droni e missili. Le autorità europee hanno espresso preoccupazione per il finanziamento della macchina bellica di Mosca. Ed hanno confermato le sanzione contro la Russia.

Il paradosso è tutto qui: Putin vende carburante agli Stati Uniti e guadagna nuove opportunità economiche; Zelensky, che guida il Paese aggredito, viene rimproverato perché cerca di colpire le risorse energetiche dell’aggressore.

Trump presenta l’intesa come un successo. Ma un successo per chi? Se l’effetto sui prezzi resta incerto e limitato, mentre Mosca ottiene ossigeno finanziario e Kyiv rischia di perdere sostegno strategico, il bilancio politico è tutt’altro che rassicurante.

La pace non si costruisce chiedendo alla vittima di rinunciare ai mezzi con cui si difende, mentre si riaprono gli affari con chi l’ha invasa. E la leadership di un Paese in guerra non può essere decisa dalla Casa Bianca al posto degli elettori ucraini.

Per poche ore di gasolio, Trump rischia di mettere in discussione anni di sanzioni, la credibilità degli Stati Uniti e la fiducia dei loro alleati. Il conto più pesante, però, potrebbe presentarlo l’Ucraina.