Trump vola in Cina mentre sale la tensione e l’Iran minaccia: «Il Golfo può diventare un cimitero americano»
Il presidente Usa incontrerà Xi Jinping: no a pedaggi a Hormuz. Petrolio e gas in calo nonostante il clima, Borse positive. Teheran: «Hormuz sotto il nostro controllo. Le petroliere non passeranno se non vogliamo»
Donald Trump alza nuovamente i toni sul conflitto che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran. In un messaggio pubblicato su Truth, il presidente americano ha attaccato duramente chi negli Stati Uniti sostiene che Teheran stia prevalendo nella guerra.
Secondo Trump, queste posizioni contribuirebbero soltanto a dare all’Iran “false speranze”. Il presidente ha definito tali voci “codardi americani” accusandoli di tifare contro il proprio Paese in uno dei momenti più delicati della crisi internazionale.
Le dichiarazioni arrivano mentre il conflitto entra nel suo 75esimo giorno e la tensione resta altissima in tutto il Medio Oriente.
Trump atterra a Pechino: previsto il faccia a faccia con Xi Jinping
Nel frattempo Donald Trump è arrivato in Cina. L’Air Force One è atterrato a Pechino nelle ultime ore, dando ufficialmente il via alla visita diplomatica che proseguirà fino a venerdì.
Per domani è previsto il primo incontro con il presidente cinese Xi Jinping. Sul tavolo ci saranno soprattutto commercio, energia e stabilità internazionale, in un momento in cui la guerra in Medio Oriente sta mettendo sotto pressione gli equilibri economici globali.
Washington e Pechino hanno inoltre diffuso una dichiarazione congiunta nella quale assicurano che non verranno introdotti dazi o pedaggi per il transito nello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio energetico mondiale.
Musk, Cook e i big dell’economia americana al seguito del presidente
A bordo dell’Air Force One diretto in Cina non c’era soltanto Trump. Con il presidente viaggiano anche alcuni dei più importanti nomi della finanza e della tecnologia americana.
Tra questi Elon Musk, Tim Cook, Larry Fink e Jensen Huang. Nella delegazione figurano inoltre rappresentanti di Boeing, Goldman Sachs, Qualcomm, Micron, Citi e General Electric Aerospace.
Trump ha spiegato di voler chiedere a Xi Jinping una maggiore apertura del mercato cinese alle aziende statunitensi, definendo il leader cinese “un uomo di straordinario prestigio”.
La presenza dei grandi manager americani evidenzia il peso economico della missione diplomatica, che si intreccia con la crisi energetica internazionale provocata dalla guerra.
Teheran minaccia di chiudere lo Stretto di Hormuz
Nel frattempo dall’Iran arrivano nuove minacce sul controllo dello Stretto di Hormuz, passaggio fondamentale per il trasporto globale di petrolio e gas.
Il vicecomandante della Marina delle Guardie Rivoluzionarie, Saeed Siahsarani, ha dichiarato che Teheran controlla completamente l’area e che l’Iran potrebbe impedire il passaggio del petrolio attraverso lo stretto.
Il militare iraniano ha anche minacciato gli Stati Uniti sostenendo che, in caso di errore da parte di Washington, il Golfo Persico potrebbe trasformarsi in “un enorme cimitero acquatico” per le forze americane.
Le parole arrivano mentre il mercato osserva con attenzione gli sviluppi nella regione. Nonostante la tensione, nella giornata di oggi petrolio e gas risultano in calo, mentre le principali Borse internazionali si muovono in territorio positivo.
Raid israeliani in Libano: morti anche due bambini
La guerra continua intanto ad allargarsi anche al Libano meridionale.
Secondo media internazionali, una serie di raid aerei israeliani avrebbe colpito diverse località lungo l’autostrada costiera tra Sidone e il sud del Paese. Il bilancio provvisorio parla di almeno otto vittime, tra cui due bambini.
Gli attacchi avrebbero interessato le aree di Barja, Jiyeh e Saadiyat. La situazione sul fronte libanese resta estremamente instabile e gli attacchi proseguono senza sosta.
Iraq e Pakistan rafforzano gli accordi energetici con Teheran
Mentre il conflitto prosegue, Iran, Iraq e Pakistan starebbero rafforzando la cooperazione energetica.
Secondo diverse fonti citate da Reuters, Baghdad e Islamabad avrebbero stretto nuovi accordi con Teheran per il trasporto di petrolio e gas naturale liquefatto provenienti dal Golfo.
La mossa viene interpretata come un segnale della capacità iraniana di mantenere influenza sui flussi energetici regionali nonostante la pressione militare e le restrizioni imposte dagli Stati Uniti.
La guerra ha già avuto pesanti conseguenze sul mercato globale dell’energia. L’area del Golfo, infatti, rappresenta circa un quinto delle esportazioni mondiali di petrolio greggio e gas naturale liquefatto.