Ucciso il portavoce dei Pasdaran, Khamenei esorta a «creare insicurezza per i nemici». Erdogan: «Israele pagherà per i morti»
Lo Stretto di Hormuz resta chiuso: Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone si dicono pronti a contribuire a un piano per garantire la navigazione commerciale. Teheran minaccia: chi aiuta gli Usa sarà ritenuto complice
La crisi nel Golfo Persico si intensifica mentre lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico globale, resta chiuso dall’Iran in risposta agli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele. Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone si sono detti pronti a contribuire a un piano per garantire la navigazione commerciale nell’area. Tuttavia, il governo italiano ha escluso qualsiasi coinvolgimento militare: sia la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sia il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno ribadito che Roma non intende partecipare al conflitto.
Teheran ha reagito con fermezza, avvertendo che qualsiasi Paese che aiuti gli Stati Uniti a riaprire lo stretto sarà considerato complice dell’aggressione. Intanto il conflitto continua ad allargarsi, con attacchi missilistici contro raffinerie e un forte rialzo del prezzo del petrolio. La Banca centrale europea ha avvertito che la guerra avrà un impatto rilevante sull’inflazione.
Tajani: sì a iniziative Onu nello Stretto di Hormuz a guerra finita
Sul piano diplomatico, Tajani ha sottolineato la necessità di puntare su una de-escalation. Intervenendo a Mattino Cinque, ha spiegato che, una volta conclusa la guerra, l’Italia potrebbe partecipare a iniziative più ampie sotto l’egida delle Nazioni Unite per garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz. Il ministro ha inoltre evidenziato il ruolo dell’Unione europea, che ha sostenuto l’appello del segretario generale dell’Onu António Guterres per una moratoria sugli attacchi ai centri petroliferi e del gas, con l’obiettivo di ristabilire condizioni di maggiore stabilità.
Erdogan: «Israele pagherà il prezzo di quello che ha fatto»
Nel frattempo, il conflitto alimenta tensioni anche sul piano politico e religioso. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha lanciato dure accuse contro Israele, affermando che «ha ucciso centinaia e migliaia di persone» e che «ne pagherà il prezzo». In un altro intervento, dopo la preghiera del venerdì a Rize, ha invocato la distruzione di Israele, chiedendo che Dio «schiacci e distrugga» lo Stato ebraico e protegga la Turchia «dalla calamità dei sionisti».
Khamenei: «Creare insicurezza per i nemici»
Sul fronte iraniano, le Guardie Rivoluzionarie hanno annunciato la morte del loro portavoce, Ali Mohammad Naini, ucciso in quello che è stato definito un «attacco terroristico» condotto da Stati Uniti e Israele. In parallelo, un messaggio attribuito alla Guida Suprema, l’ayatollah Seyyed Mojtaba Khamenei, ha esortato il Ministero dell’Intelligence a proseguire nella sua azione «creando insicurezza per i nemici e sicurezza per i cittadini iraniani». Nel messaggio, rivolto al presidente Masoud Pezeshkian, si esprimono anche condoglianze per la morte del ministro dell’Intelligence Esmaeil Khatib, descritto come un «veterano di guerra instancabile» al servizio della Rivoluzione islamica.
Giustiziato atleta della nazionale iraniana di lotta libera
Infine, sul piano interno iraniano, fonti citate dalla Bbc riferiscono che tra le tre persone giustiziate nella provincia di Qom figura anche Saleh Mohammadi, 19 anni, giovane membro della nazionale di lotta libera. Le esecuzioni sono avvenute dopo la conferma delle condanne a morte da parte della Corte Suprema. Secondo i media statali e l’agenzia Tasnim, i tre erano accusati di aver ucciso agenti di polizia durante le proteste antigovernative di gennaio e di «moharebeh», ovvero aver mosso guerra contro Dio, accusa spesso utilizzata dalle autorità iraniane nei confronti di manifestanti e oppositori.