UniPegaso, l’inchiesta sui giornali: 22 indagati e le accuse sui finanziamenti pubblicitari. Tutti i nomi
Il presidente di Multiversity Fabio Vaccarono è indagato a Napoli. Nel mirino anche i rapporti con editori e direttori e il tentativo di intervenire sugli esami a distanza. L’articolo del Fatto Quotidiano sparito dall’edizione online e le promesse di finanziamenti a Domani e Fanpage
Un’inchiesta della Procura di Napoli accende i riflettori sui rapporti tra il gruppo UniPegaso-Multiversity e il mondo dell’editoria. Al centro dell’indagine c’è Fabio Domenico Vaccarono, presidente del gruppo, che risulta indagato per l’ipotesi di corruzione tra privati. Nel procedimento, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, figurano complessivamente 22 persone.
Tra gli aspetti contestati dagli inquirenti ci sono i presunti tentativi di ottenere una proroga degli esami a distanza per le università telematiche, anche attraverso l’intermediazione del giornalista Luigi Bisignani, e una serie di rapporti con gruppi editoriali, concessionarie pubblicitarie, direttori di testate e agenzie di stampa.
L’ipotesi della Procura: una rete per ottenere una stampa favorevole
Nel decreto di perquisizione, secondo quanto riportato, l’accusa ricostruisce una presunta struttura nella quale, oltre a Vaccarono, sarebbero coinvolti anche i manager Andrea Buonomo, Andrea Ferrante e Gianpiero Mazza, indicati come referenti apicali del fondo Cvc Italia, proprietario del gruppo.
Nel quadro delineato dagli inquirenti figurano inoltre Gianluca Comin e Gianluca Giansante, rispettivamente presidente e socio operativo della società Comin & Partners. Secondo l’ipotesi accusatoria, gli indagati avrebbero fatto parte di una presunta «associazione a delinquere» finalizzata a una serie di corruzioni tra privati, istigazioni alla corruzione e, in alcuni casi, estorsioni.
L’obiettivo, sempre secondo la ricostruzione contenuta negli atti, sarebbe stato quello di ottenere una copertura mediatica favorevole al gruppo attraverso una rete di rapporti con il mondo dell’editoria e della comunicazione. Uno dei meccanismi ipotizzati dagli investigatori riguarda la promessa, l’erogazione, la riattivazione o l’incremento degli investimenti pubblicitari.
I nomi nell’inchiesta
Nell’elenco delle persone indagate riportato dal Corriere della Sera compaiono manager e figure di vertice di diversi gruppi editoriali e testate. Tra gli altri, Mirja Cartia D’Asero e Mario Orfeo per il gruppo Gedi, Andrea Malaguti, ex direttore de La Stampa, Alessandro Bompieri e Uberto Fornara per Rcs, Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, e Gaspare Giuseppe Borsellino dell’agenzia Italpress.
Nel procedimento figurano inoltre Claudio Cerasa, direttore del Foglio, Walter Giuseppe Bonanno, amministratore delegato di Piemme, il manager Fernando Diana, Stefano Cecchetti del gruppo Libero Editoriale, Cinzia Monteverdi, amministratrice delegata del Fatto Quotidiano, Peter Gomez, direttore de ilfattoquotidiano.it, e Federico Silvestri del Sole 24 Ore.
Il tentativo di intervenire sugli esami a distanza
Un altro filone dell’inchiesta riguarda il presunto tentativo di intervenire sulla normativa che aveva imposto lo svolgimento in presenza degli esami nelle università telematiche. Secondo quanto riportato da Libero, il gruppo Multiversity avrebbe cercato di avvicinare, attraverso Bisignani, la ministra dell’Università Anna Maria Bernini per ottenere modifiche al decreto.
Il tentativo, secondo la ricostruzione, non avrebbe prodotto risultati. Bernini è stata ascoltata come persona informata sui fatti il 2 aprile. Negli atti sarebbero inoltre riportate espressioni offensive utilizzate nei confronti della ministra.
Il rapporto con il Fatto Quotidiano
Tra gli episodi ricostruiti dagli inquirenti c’è anche quello relativo ai rapporti tra Multiversity e Seif, società editoriale del Fatto Quotidiano, con cui il gruppo universitario avrebbe collaborato per progetti di formazione e intrattenuto rapporti sul fronte degli investimenti pubblicitari.
L’8 giugno 2026, secondo la ricostruzione contenuta nelle carte, Vaccarono avrebbe contattato l’amministratrice delegata di Seif, Cinzia Monteverdi, dopo la diffusione della notizia dell’inchiesta sull’ex patron di UniPegaso Danilo Iervolino. Il presidente di Multiversity avrebbe chiesto di intervenire sul contenuto di un articolo.
Monteverdi avrebbe suggerito a Vaccarono di parlare direttamente con Peter Gomez. Il giorno successivo Il Fatto Quotidiano pubblicò un articolo dedicato all’inchiesta con un titolo che faceva riferimento a una presunta «cricca» impegnata nella falsificazione di esami e lauree.
La telefonata con Gomez
Secondo gli atti riportati dal quotidiano, Vaccarono avrebbe poi contattato Gomez proprio per contestare l’utilizzo della parola «cricca». Nella conversazione il direttore avrebbe assicurato che avrebbe verificato la possibilità di intervenire sulla pubblicazione online.
Gli inquirenti scrivono che i contenuti dell’edizione cartacea non sarebbero stati rinvenuti sulla pagina online. Il quotidiano ha però precisato che l’articolo sarebbe rimasto online per alcune ore.
Nella stessa giornata, secondo la ricostruzione investigativa, Vaccarono e Giansante avrebbero inoltre interloquito con Fiorenza Sarzanini, condirettrice del Corriere della Sera, che non risulta indagata.
I rapporti con Domani e Fanpage
Gli atti ricostruiscono anche i contatti con Emiliano Fittipaldi, direttore del Domani, che non risulta indagato. Nel corso di una conversazione i vertici di UniPegaso avrebbero prospettato un incremento degli investimenti pubblicitari e la possibilità di ampliare le collaborazioni con il gruppo editoriale.
Un altro episodio riguarda Francesco Cancellato, direttore di Fanpage e tra gli indagati. Vaccarono avrebbe prospettato un potenziamento degli investimenti e chiesto di creare una sorta di rete di monitoraggio favorevole al gruppo.
In una successiva conversazione con Comin, Vaccarono avrebbe inoltre commentato positivamente un intervento di Cancellato sul titolo di un articolo, sostenendo che il direttore di Fanpage lo avrebbe modificato «in tempo reale».
Gli altri rapporti con i gruppi editoriali
La ricostruzione dell’inchiesta comprende infine altri contatti con il mondo dell’editoria. Secondo gli atti, alcuni tentativi avrebbero prodotto risultati, mentre in altri casi si sarebbe rimasti alla fase delle trattative.
Tra i rapporti citati figurano quelli con Repubblica, per il quale risulta indagato l’ex direttore Mario Orfeo, con Piemme del gruppo Caltagirone, con Il Foglio diretto da Claudio Cerasa e con CityNews, editrice di NapoliToday. Nel caso del Foglio, gli atti citerebbero la prospettiva di un investimento pubblicitario fino a 300 mila euro.
Il procedimento è nella fase delle indagini
Le contestazioni descritte nell’inchiesta sono ancora al vaglio della magistratura. Le persone coinvolte risultano indagate e la loro eventuale responsabilità dovrà essere accertata nelle successive fasi del procedimento.
In particolare, la presenza di direttori, editori e manager nell’elenco degli indagati non equivale a una dichiarazione di responsabilità: per tutti vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.