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17/04/2026 ore 15.19
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Usa e Iran, trattativa su un piano di 3 pagine per fermare la guerra: sul tavolo 20 miliardi e accordo sul nucleare

Stati Uniti e Repubblica islamica trattano un accordo per chiudere il conflitto: in discussione lo sblocco degli di asset finanziari congelati in cambio della rinuncia all’uranio arricchito. Mediazione di Pakistan, Egitto e Turchia

di Redazione Esteri
In this photo released by the White House on X President Donald J. Trump is seen in The Situation Room along with Vice President JD Vance, Secretary of Defense Pete Hegseth, Secretary of State Marco Rubio, Chairman of the Joint Chiefs of Staff Gen. Dan Caine, and White House chief of staff Susie Wiles in Washington DC on June 21, 2025. The US struck 3 nuclear facilities (Fordow, Natanz and Isfahan) in Iran on June 21, 2025. (Photo by White House via Sipa USA)

Stati Uniti e Iran stanno negoziando un accordo articolato in un memorandum di tre pagine che potrebbe porre fine al conflitto in corso. Tra i punti centrali del dialogo figura l’ipotesi di uno scambio: Washington potrebbe sbloccare circa 20 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati in cambio della rinuncia da parte di Teheran al proprio stock di uranio arricchito.

Secondo diverse fonti statunitensi e persone informate sul dossier, i colloqui hanno registrato progressi, anche se restano ancora distanze significative tra le parti.

Incontri previsti a Islamabad con la mediazione di Pakistan, Egitto e Turchia

Il presidente Donald Trump ha dichiarato che i negoziatori americani e iraniani potrebbero incontrarsi nuovamente nel fine settimana per cercare un’intesa definitiva.

Il nuovo round di colloqui dovrebbe svolgersi a Islamabad, probabilmente nella giornata di domenica. Il Pakistan svolge un ruolo di mediazione, con il supporto informale di Egitto e Turchia.

Il nodo dell’uranio arricchito e le richieste contrapposte

Uno dei punti più delicati riguarda il destino delle scorte di uranio arricchito iraniano, stimato in quasi 2.000 kg, di cui circa 450 kg a un livello di arricchimento del 60%, conservati in impianti sotterranei.

Per Washington è prioritario impedire che Teheran possa accedere a questo materiale. L’Iran, dal canto suo, necessita di risorse economiche e insiste sul tema dello sblocco dei beni congelati.

Le parti stanno discutendo sia la gestione delle scorte nucleari sia l’uso dei fondi eventualmente sbloccati.

Confronto sui fondi: da 6 a 20 miliardi di dollari

In una fase precedente dei negoziati, gli Stati Uniti avevano proposto lo sblocco di circa 6 miliardi di dollari destinati a beni umanitari come cibo e medicinali, mentre l’Iran aveva richiesto fino a 27 miliardi.

L’ultima cifra sul tavolo sarebbe di circa 20 miliardi di dollari, proposta americana o comunque al centro delle discussioni secondo le fonti.

Ipotesi sul materiale nucleare e compromessi in discussione

Washington aveva chiesto che tutto il materiale nucleare iraniano venisse trasferito negli Stati Uniti, mentre Teheran si è detta disponibile solo a processi di “down-blending” all’interno del Paese.

La proposta di compromesso prevede che parte dell’uranio altamente arricchito venga trasferito in un Paese terzo, mentre una quota resterebbe in Iran ma sotto stretto controllo internazionale.

Moratoria sull’arricchimento e nodi ancora aperti

Il memorandum in discussione include anche una possibile moratoria “volontaria” sull’arricchimento nucleare iraniano.

Gli Stati Uniti avrebbero richiesto uno stop di 20 anni, mentre l’Iran avrebbe proposto un limite di cinque anni. La mediazione è ancora in corso per ridurre la distanza.

Impianti nucleari, infrastrutture e questioni regionali

Il testo prevede inoltre che l’Iran possa mantenere reattori di ricerca per uso medico, ma con l’impegno che tutte le infrastrutture nucleari restino in superficie. Gli impianti sotterranei dovrebbero essere disattivati.

Il memorandum tocca anche il tema dello Stretto di Hormuz, anche se restano divergenze significative.

Non è ancora chiaro se l’accordo includa anche questioni legate ai missili balistici iraniani e al sostegno a gruppi armati regionali.

Reazioni politiche e tensioni negli Stati Uniti

Il dibattito è acceso anche a Washington. In passato esponenti repubblicani e ambienti vicini a Trump avevano criticato l’accordo nucleare del 2015 per lo sblocco di ingenti fondi iraniani.

Secondo alcuni esponenti politici, il nuovo accordo potrebbe imporre limiti rigidi sull’utilizzo dei capitali sbloccati.

Dichiarazioni e clima negoziale

Fonti statunitensi affermano che l’Iran avrebbe mostrato apertura ma non sufficiente per raggiungere un’intesa definitiva.

Il presidente Trump ha dichiarato che Teheran avrebbe accettato una posizione pubblica contro le armi nucleari e parlato di una possibile intesa vicina, avvertendo però che in caso di fallimento i combattimenti riprenderebbero.

Prossimi passi della mediazione internazionale

Nella giornata di venerdì è previsto un incontro tra mediatori di Pakistan, Egitto e Turchia con rappresentanti sauditi, a margine di un forum diplomatico in Turchia.

Il confronto sarà dedicato proprio ai tentativi di facilitare un accordo tra Stati Uniti e Iran.