Violentata da sieropositivo, morì per Hiv: il pm chiede 24 anni di reclusione per presunto colpevole
All’uomo contestato anche il reato di omicidio volontario. Toccante il video della vittima che, prima di morire, da un letto d’ospedale, raccontò le violenze subite
Nonostante fosse consapevole di essere sieropositivo costrinse una donna di 37 anni, di nazionalità polacca, amica di sua moglie, a subire ripetuti atti sessuali senza protezione, accettando il rischio di cagionarne la morte per hiv come poi avvenne il 3 novembre del 2017. La Procura di Napoli (IV sezione, procuratore aggiunto Raffaello Falcone, sostituto procuratore Valentina Maisto) ha chiesto una condanna a 24 anni di reclusione per il presunto colpevole, un uomo di circa 65 anni, al termine della requisitoria del pm nell'aula 115 del nuovo palazzo di giustizia di Napoli dove, davanti alla Corte di Assise, si sta celebrando un processo in cui si contesta, tra l'altro, il reato di omicidio volontario.
All'imputato viene anche contestato il reato di lesioni gravissime per avere avuto rapporti sessuali non protetti con la moglie senza che la donna fosse previamente informata del fatto che fosse sieropositivo, causandole una malattia per la quale è attualmente in cura. Toccanti i video della vittima, proiettati durante l'udienza e le dichiarazioni rese dall'avvocato di parte civile il quale ha ricordato che la 37enne era approdata in Italia a soli venti anni "con una valigia piena di sogni" per poi incontrare colui che sarebbe diventato «il suo aguzzino e il suo assassino».
Secondo quanto emerso la donna sarebbe stata violentata (e poi pare anche ricattata) almeno una decina di volte all'inizio degli anni 2000 (tra il 2001 e 2003), periodo in cui ha vissuto a casa dell'imputato in quanto amica della moglie, anche lei di nazionalità polacca. In uno dei video proiettati durante la requisitoria la vittima, in un letto di ospedale, visibilmente debilitata dall'Aids ricorda le violenze subite a Ischia: «Ricordo la prima volta, mi prese a pugni e mi violentò. È successo una decina di volte. Poi minacciò di uccidermi se avessi parlato e io sono rimasta in silenzio». Il legale dell'imputato ha chiesto l'assoluzione da entrambi i capi di accusa. L'eventuale replica del pm e la sentenza sono attesi per il prossimo 25 marzo.