Youssef Sehir, Meloni attacca la giudice di Milano e parla di decisione «vergognosa»: il confine che la politica non può superare
Criticare una sentenza è legittimo, ma le parole della presidente del Consiglio hanno un peso istituzionale diverso. Il caso Youssef Siher riapre il confronto sul rapporto tra governo, magistratura e separazione dei poteri
Davvero vogliamo far passare per semplice diritto di critica il fatto che la presidente del Consiglio definisca «vergognosa» una decisione della magistratura?
No. Questo è molto di più. Ed è molto più grave.
Con quella espressione, Giorgia Meloni travalica il confine che deve assolutamente separare il ruolo del governo dall’autonomia della magistratura. Perché chi guida l’esecutivo ha tutto il diritto di dissentire da una decisione giudiziaria. Ma deve farlo senza delegittimare chi quella decisione l’ha assunta.
La premier lo ha fatto con un video sui social, a poche ore dal deposito di un’ordinanza di 37 pagine. La gip di Milano Tiziana Landoni ha ritenuto che, allo stato degli atti, non vi fossero gravi indizi di colpevolezza a carico di Youssef Siher per i reati contestati e non ha convalidato il fermo, disponendone la liberazione.
Milano, la gip libera Siher: «Critiche al governo, non istigazione alla violenza». Meloni: decisione vergognosaSi può dissentire. Certamente. Ma il dissenso, in uno Stato di diritto, ha le sue sedi: l’impugnazione, il Riesame, gli strumenti previsti dalla legge. Non il pubblico attacco al giudice attraverso i social.
Perché quando a puntare il dito contro una decisione giudiziaria è chi guida il governo, il peso di quelle parole è inevitabilmente diverso.
Il messaggio arriva anche a tutti gli altri magistrati chiamati, domani, a decidere su casi delicati e politicamente scomodi: chi assume una decisione non gradita al potere rischia di essere esposto alla pubblica delegittimazione.
È questo che rende grave la sortita della premier. Non il diritto di critica. Ma il modo, il ruolo e il peso istituzionale di chi critica.
La separazione dei poteri non è un intralcio da aggirare con un post. È uno dei pilastri della democrazia.
Un governo forte non ha bisogno di intimidire la magistratura. E uno Stato forte non teme una decisione giudiziaria che non condivide.
La politica può criticare i giudici. Ma deve ricordarsi che i giudici devono poter decidere senza guardare in faccia la politica.
E oggi, francamente, la vergogna non abita nel Tribunale di Milano.