Da Milano alla Calabria per custodire le bellezze della dimora storica di Rizziconi: «Non è semplice, ma è un gran privilegio»
Il borgo settecentesco di Cannavà rappresenta il cuore delle attività dell'antica Tenuta agricola dei Principi Acton di Leporano. A prendersi cura dell'azienda di famiglia, Maria Elisabetta Biffis con il marito Pietro Taccone: «Vivere questi luoghi per non farli scomparire»
Un luogo di grande fascino, ricco di storia e bellezza, con un’anima che custodisce tradizioni lontane legate alle radici del territorio: il borgo settecentesco di Cannavà di Rizziconi, nella Piana di Gioia Tauro, nel reggino. L’insediamento rappresenta il cuore delle attività dell’antica tenuta agricola dei principi Acton di Leporano, rinomata per la produzione di olio extravergine di oliva di alta qualità. Un patrimonio artistico rurale che si tramanda di generazione in generazione. In principio faceva parte di 40 mila ettari che si estendevano dal Tirreno al versante ionico, di proprietà dei Grimaldi, mercanti genovesi, poi diventati principi di Gerace. Ai giorni nostri, passando attraverso altre famiglie importanti, quali i duchi Serra di Cardinale e i Giudice Caracciolo, si arriva agli attuali proprietari, gli Acton principi di Leporano, di origine inglese discendenti dall’ammiraglio John Acton, trasferitosi a Napoli per riorganizzare la flotta borbonica.
Oggi il borgo di Cannavà, trasmesso in eredità con 300 ettari di terreno, è una perla immersa tra giganteschi ulivi secolari. Una dimora storica articolata intorno alla grande piazza quadrangolare, dove si erge la casa padronale con un magnifico giardino all’italiana, la chiesa gentilizia diventata parrocchia per favorire la coesione con la comunità, e una serie di abitazioni che in origine ospitavano i lavoratori della campagna. La piazza, su cui sorgono maestosi alberi di Begolari, è attraversata da un asse viario di collegamento con la campagna e i vari ambiti di produzione. Un valore immenso, architettonico e culturale, per tutta la Regione.
Maria Elisabetta Biffis: «Vivere qui non è semplice, ma è un gran privilegio»
Ad amministrare la tenuta agricola storica, Maria Eleonora Acton insieme al marito, il marchese Pierluigi Taccone. Dal 2012 a prendersi cura dell’azienda agricola di famiglia, anche la nuora Maria Elisabetta Biffis con il consorte, Pietro Taccone. La coppia, dopo anni trascorsi a Milano, ha scelto di investire e trasferirsi in Calabria con i 5 figli. «Il nostro è un borgo agricolo tutt'ora attivo e produttivo – spiega Maria Elisabetta Biffis, architetto, coach ICF e presidente Associazione Dimore Storiche Calabria -. Poi abbiamo un presidio educativo, che è una scuola dell'infanzia ed asilo nido, un progetto montessoriano in natura, e una scuola di yoga. Tutto si sviluppa all'interno dell'azienda. Non solo luoghi che raccontano tradizioni, famiglie, identità territoriali, ma spazi culturali, presidi educativi e di aggregazione. Nella dimora viviamo io, mio marito e i nostri cinque figli. Io, essendo architetto, ho ristrutturato le case che sono in piazza, che prima erano abitazioni per i lavoratori e contenevano la medicheria, il panificio, il barbiere, la scuola, la casa del parroco, e adesso sono trasformate in un agriturismo diffuso con 22 posti letto».
L'idea è quella che la dimora e il borgo siano aperti al territorio e alla comunità. Soggiornare all'interno di un immobile del genere, tutti i giorni, anche se può sembrare estremamente affascinante, comporta anche delle sfide.
«Vivere qui, quotidianamente, non è semplice, bensì sia anche un gran privilegio. Per la manutenzione ci sono diverse difficoltà, ad esempio, abbiamo vissuto per molto tempo senza riscaldamento, perché è molto grande, e poi siamo riusciti a creare un riscaldamento che utilizzava gli scarti della produzione dell'olio extravergine di oliva. Così com’è dispendiosa la manutenzione del giardino. Anche dal punto di vista idraulico è un disastro. Ma pensiamo che mantenere vive queste dimore, viverci con tutte le difficoltà che possono presentarsi, sia l'unico modo per non farle cadere a pezzi e scomparire».
Infine, Maria Elisabetta Biffis, in qualità di presidente Adsi, lancia un appello alle istituzioni: «È chiaro che abbiamo bisogno anche di avere degli strumenti concreti da parte delle istituzioni, innanzitutto uno smaltimento della burocrazia, per quanto riguarda i restauri. La cosa che a me preme e che sto cercando di portare avanti è l'inclusione delle dimore storiche all'interno di quei bandi che valorizzano i borghi. Ogni dimora storica, principalmente, appartiene a un borgo, spesso di aree interne, e bisogna comprendere che possono costituire un'infrastruttura culturale diffusa, capace di costituire una rete turistica culturale, attrattiva e sostenibile per la regione».
Villa Zerbi: un tuffo nella storia a Taurianova. Il proprietario, Francesco: «Eredità culturale per la comunità»