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23/02/2025 ore 10.14
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La Calabria bizantina: un viaggio nel tempo alla (ri)scoperta di monaci rockstar e di una lingua che resiste

Il ritorno a un’eredità ingiustamente dimenticata, quella dei basiliani: arte millenaria e il grecanico che riecheggia ancora. In Italia c’è un pezzo di Costantinopoli

di Andrea Papaccio Napoletano

Immagina di camminare tra antiche pietre che hanno visto passare monaci, guerrieri e mercanti più di mille anni fa. Suoni strani ma familiari riempiono l'aria: è il grecanico, un dialetto che ancora oggi conserva l'eco dell'antica lingua di Bisanzio. Benvenuti nella Calabria che non ti aspetti, quella bizantina.

Un pezzo di Costantinopoli in Italia

Non pensate alla solita Calabria fatta di mare cristallino e 'nduja piccante. Qui parliamo di una terra che tra il VI e l'XI secolo era praticamente un pezzo di Costantinopoli trapiantato in Italia. Pensate che dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, mentre Roma arrancava, la Calabria viveva una seconda giovinezza sotto l'ala protettrice di Bisanzio.

Certo, non fu una passeggiata. Le guerre greco-gotiche (535-553) lasciarono il segno, ma fu proprio in quel periodo che la regione iniziò a trasformarsi. La cultura greca, che non se n'era mai andata del tutto, tornò prepotentemente alla ribalta. E quando gli Arabi iniziarono a fare sul serio in Sicilia, la Calabria diventò il rifugio perfetto per chi scappava portando con sé arte, cultura e spiritualità.

Monaci rock star (letteralmente)

E qui viene il bello. Mentre nel resto d'Italia i monasteri erano già luoghi di potere, in Calabria i monaci basiliani facevano le cose in modo diverso. Scavavano le loro celle nella roccia viva, vivevano come eremiti e passavano le giornate a copiare manoscritti. Pensate alla Grotta di Sant'Elia Speleota: oggi sembra un set di Indiana Jones, ma per secoli è stata la casa di uomini che hanno scelto di vivere letteralmente tra cielo e terra.

La star di questa storia? La Cattolica di Stilo. Piccola ma con una personalità da vendere, con quelle sue cinque cupole che sembrano uscite da una cartolina di Istanbul. È sopravvissuta a quasi mille anni di storia ed è ancora lì, a ricordarci che la Calabria non è stata solo 'periferia dell'impero'.

Una lingua che resiste

Se pensate che tutto questo sia storia antica, vi sbagliate. Nei borghi dell'Aspromonte c'è ancora chi parla il grecanico, un dialetto che è praticamente un fossile vivente del greco bizantino. È come avere una macchina del tempo linguistica nel cortile di casa. Peccato che rischi di scomparire: i giovani preferiscono l'italiano o l'inglese, e chi può biasimarli?
Ma con questa lingua rischiamo di perdere non solo parole, ma un pezzo intero della nostra storia.

Una seconda chance?

La buona notizia è che qualcuno si è svegliato. Il Cammino Basiliano, un percorso di oltre 1.000 km che attraversa i luoghi della Calabria bizantina, è un'idea geniale. Non è il solito sentiero per escursionisti della domenica, ma un vero e proprio viaggio nel tempo.

Il problema, purtroppo, è che tutto questo non può bastare. La Calabria bizantina ha bisogno di più: più attenzione, più fondi, più consapevolezza. Non parliamo di operazioni nostalgia, ma di capire che questa eredità può essere una risorsa. E non solo per il turismo.

Il momento è adesso

La verità è che la Calabria bizantina è come quei vecchi affreschi che ogni tanto spuntano sotto l'intonaco delle chiese: basta grattare un po' per trovare tesori incredibili. Ma se non ci muoviamo, rischiamo di perdere tutto. Non servono grandi dichiarazioni o progetti faraonici. 

Serve solo ricordarsi che questa terra non è solo mare e peperoncino. È un pezzo di Mediterraneo dove Oriente e Occidente si sono incontrati, creando qualcosa di unico. E forse, in un mondo che sembra sempre più diviso, riscoprire questa storia potrebbe insegnarci qualcosa.