Le fresche cascate incastonate nella montagna lucente: risuona l’antico canto dell’acqua in Aspromonte
Da sempre definite “schicci” (schizzi), come se ogni salto dalle rocce a valle disegnasse, adornandolo, il paesaggio unico e affascinante del parco nazionale, Situato nell’area metropolitana reggina, dal 2021 è nella rete dei geoparchi Unesco
Incanto e bellezza puri senza trucco alcuno. Non solo foreste secolari e una ricca biodiversità nel parco nazionale dell’Aspromonte. Sapienti sono anche le sue acque limpide e ribelli che cercano e trovano tra le rocce la strada per saltare a valle e lì trovare quiete o nuova strada lungo i torrenti. Si dipana tra Africo e Varapodio, dal versante ionico a quello tirrenico, uno dei geoparchi Unesco (dal 2021) che abbraccia il territorio di Reggio Calabria.
Un fascino senza tempo fermato anche dalla penna del viaggiatore scrittore triestino Paolo Rumiz: «Non ho mai visto un’orografia inquieta come quella delle montagne calabresi, dove si respira la precarietà mescolata alle suggestioni del mito» (“La leggenda dei monti naviganti”).
Un paesaggio antico, pregno di saperi e mito. Un luogo da riscoprire in quanto dono di una natura anche generosa e materna. «L'Aspromonte è un sentiero lungo millenni, con le tortuosità degli anni innumerevoli, disegna costellazioni che emulano il cielo e non covi per i briganti di passo. Non basta una scarpinata di un giorno, una settimana, un mese, un anno per raccontarlo. L'Aspromonte non è un monte, è una montagna: una femmina fiera che partorisce e allatta i propri figli con amore, li addormenta con canti e favole. Il male è degli uomini, non dei luoghi. E l'Aspromonte, per chi continua a non saperlo, è Lucente non aspra», scrive Gioacchino Criaco e che in Aspromonte è nato e cresciuto.
Tra le meraviglie che la natura dell’Aspromonte offre certamente vi sono le sue cascate, al centro di molteplici itinerari differentemente impegnativi, cuore dell’offerta turistica del territorio come nel caso delle Vie dell’Acqua di Kalabria Experience. Da sempre le cascate sono definite “schicci” (schizzi), come se ogni salto tra le rocce a valle disegnasse, adornandolo, il paesaggio. Schicci che senza la montagna non avrebbero guizzo e vitalità.
Una testimonianza imperitura, e non l’unica, di cosa resista al fluire del tempo e dell’umanità. Ed è tanto a resistere di quel mondo antico di cui predisse la disintegrazione il grande Corrado Alvaro: «Come al contatto con l’aria le antiche mummie si polverizzano, si polverizzò questa vita. È una civiltà che scompare, e su di essa non c’è da piangere, ma bisogna trarne, chi ci è nato, il maggior numero di memorie»
Maesano (U Schicciu da Spana), dove il torrente Menta confluisce nell’Amendolea
Tre salti (di circa 20 metri l’uno) e a valle acqua cristallina color smeraldo di 12/13 gradi di temperatura d’estate, in cui ristorarsi con un bagno tonificante dopo un lungo cammino di oltre un’ora e mezza per raggiungerla.
A milleduecento metri di altitudine, le cascate Maesano, simbolo delle escursioni in Aspromonte, scorrono a Roccaforte del Greco.
L’incanto inizia già durante il percorso. Si vedono il torrente Menta confluire nella fiumara dell’Amendolea e panorami suggestivi e unici definiti da crinali ricchi di faggete e pinete, alberi di mandorlo e vegetazione con orchidee sanbucine (gialle e viola), orchidee papilionate, euforbie e ginestre. In fondo a questo cammino ecco apparire le cascate.
Forgiarelle, dentro l’Aspromonte
Tra querce secolari, torrenti e natura incontaminata, attraversando foreste demaniali aspromontane, protette dall’ex Corpo Forestale dello Stato (oggi Carabinieri Forestali) già dagli anni ‘70, ad accogliere chi arriva è la faggeta di Valle Infernale (sito Unesco). In una località più ancestrale, l’Aspromonte custodisce la Demetra, la quercia datata più antica del pianeta con i suoi stimati 1000 anni di vita.
E proseguendo dentro. Dentro la montagna, incastonate nel cuore selvaggio del Parco dell’Aspromonte, in una zona di riserva integrale (zona A), ecco scorrere le cascate Forgiarelle, nel territorio di Samo.
Galasia e Mundo si fanno strada nella roccia
A Molochio dai torrenti Balvi e Mundo nascono le cascate Galasia e Mundo. In un tripudio di biodiversità cresce lentamente il Tasso e si ammirano corbezzoli e allori di grandi dimensioni. Il sottobosco è popolato da pungitopo, agrifogli, erica rampicante e liane anche molto grandi, muschi, licheni, Woodwardia radicans e felci preistoriche enormi (fino 2 metri), riconducibili ad almeno 60 milioni di anni fa.
È di 50 metri il salto della cascata Mundu. Il suo getto scorre impetuoso incorniciato dalla natura, dentro un letto scavato lievemente nella parete rocciosa. Siamo a pochi chilometri dalla dorsale aspromontana, dove transita anche la Ciclovia dei Parchi della Calabria, all’interno di un vallone ripido e scosceso che invita a un trekking breve ma impegnativo.
Palmarello, la cascata recondita
Un salto unico di circa 70/80 metri, il più alto del parco dell’Aspromonte. Tra la fitta vegetazione di roveri e pini larici, nel cuore del Parco Nazionale dell’Aspromonte, a milletrecento metri di altitudine, nel territorio di Africo, un crinale ripido e scosceso nasconde la meno conosciuta tra le cascate quella di Palmarello.
I due salti dello “Schioppo di Salino”
A Mammola, il torrente Salino, affluente del fiume Torbido, nasce dal monte Limina nel Parco Nazionale dell’Aspromonte. Accanto a massi granitici crescono ontani maestosi e lungo il suo limpido fluire, che può accogliere trote e granchi d’acqua dolce, si formano cascatelle, pozze e piccole anse dove un tempo si lavavano i panni o si mettevano a macerare il lino e la ginestra che poi sapienti mani di tessitrici avrebbero trasformato in pregiati manufatti.
E ancora foreste ricche di vegetazione con lecci, ornielli, erica e un sottobosco con vari tipi di felce, tra le quali la “Woodwardia radicans” che in ogni dove annuncia la vicinanza di una cascata.
E infatti dopo l’ultima ansa del torrente appare la splendida cascata detta “Schioppo di Salino”. Con due salti di 50 metri scorre tra gole di roccia ferrosa.
Tre limiti, fitta vegetazione e fresche acque
Tra Gambarie e la diga del Menta, proseguendo al bivio per Montalto, un fitto bosco di faggi e abeti dalla storia antichissima, nel territorio di Santo Stefano in Aspromtone conduce alle acque fresche e limpide della cascata Tre Limiti.
Le cascate Teresa e Paola, due splendidi salti d’acqua
A Santa Cristina d'Aspromonte, tra alberi giganti saltano di oltre 15 metri la cascata Teresa e la cascata Paola. Tutto intorno boschi di leccio e pozze d'acqua cristallina e nelle vicinanze il Cocuzzolo dei diavoli, un promontorio panoramico e i ruderi dell’antica Santa Cristina. Due splendidi salti d’acqua sul torrente Calive, affluente del secondo grande fiume della Piana, Petrace, nato alle falde del monte Misafumera sui piani di Zervò.
Pietra Cappa, l’acqua e la pietra
Tra i comuni di San Luca e Natile Vecchio, domina la Vallata delle Grandi Pietre, l’imponente formazione rocciosa di Pietra Cappa. Poi un fitto castagneto e, poco distante, all’ombra di maestose querce, i resti di un antico monastero bizantino. Ma a destare meraviglia è la Cascata di Pietra Cappa (U schicciu du rimitu – cascata dell’eremita). Una profonda gola ha inghiottito il corso del torrente. E così è nata.
Sant’Anna, l'acqua che suona e che dipinge
Sono le formazioni naturali a rendere speciale la Grotta dei Mulini di Seminara. Ma non solo. Affascinante è la cascata di Sant’Anna, un salto d’acqua verticale alto circa quindici metri, che scende lungo una parete rocciosa di una ventina di metri e, mentre scende, la modella fondendosi in un tutt’uno con il suono del suo fluire.
Caccamelle e il grande pentolone bianco
A Ciminà, il viaggio comincia da un bosco che si chiude intorno e poi si schiude per concedere la vista del Monte Antoniello e della vallata del torrente Gelsi Bianchi. La zona rocciosa che poi si raggiunge e lo scrosciò dell’acqua annunciano le Caccamelle. Come i pentoloni in cui i pastori fanno il formaggio, esse sono alimentate dal torrente Nessi che si è ingegnato negli anni con una serie di scivoli e cascatelle che confluiscono in un grande pentolone bianco.