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16/08/2026 ore 17.00
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Palazzo Gagliardi-De Riso a Vibo Valentia, la dimora nobiliare che racconta l'altra faccia della città

Nel cuore del capoluogo una delle dimore storiche più importanti conserva stucchi, affreschi, arredi e una storia che incrocia la nobiltà locale e il passaggio di Garibaldi

di Redazione

Nel centro di Vibo Valentia c'è un edificio che più di altri permette di immaginare la città quando Monteleone era ancora una realtà dominata dai grandi palazzi delle famiglie aristocratiche. È Palazzo Gagliardi-De Riso, affacciato su corso Umberto I, una dimora storica che porta ancora oggi i segni della stagione nobiliare della città.

La documentazione del Catalogo generale dei Beni culturali attribuisce il progetto all'architetto Giovan Battista Vinci e colloca l'edificio nel XVIII secolo, indicandone il carattere neoclassico.

Una facciata diversa dalle altre

Il palazzo presenta caratteristiche architettoniche che lo distinguono dalle altre dimore gentilizie vibonesi. La struttura è organizzata attorno a una piccola corte centrale e si sviluppa su diversi livelli.

La facciata è caratterizzata da fasce di bugnato liscio continuo e dalle ghiere delle aperture ad arco. Il fronte principale è scandito da sette moduli, con un corpo centrale leggermente aggettante. Al primo piano i portali sono collegati da un balcone unico con balaustra, mentre in alto corre un importante cornicione sostenuto da mensole triangolari.

Il risultato è una costruzione che richiama il gusto rinascimentale toscano e che, proprio per questa scelta, si distingue dal resto dell'architettura gentilizia della città.

Prima del palazzo c'era un'altra città

Uno dei dettagli più curiosi riguarda il terreno sul quale sorse l'edificio. Prima della costruzione del palazzo, l'area era occupata da strutture stabili utilizzate dai venditori ambulanti durante le fiere.

È un particolare apparentemente secondario, ma aiuta a comprendere la trasformazione urbana di Vibo: uno spazio legato al commercio popolare venne progressivamente trasformato in una zona destinata a una grande residenza nobiliare.

E poi arriva Garibaldi

Il palazzo conserva anche un legame con una delle pagine più celebri della storia italiana. Nel 1860 Giuseppe Garibaldi soggiornò a Vibo e una lapide sulla facciata ricorda proprio il suo passaggio.

La storia dell'edificio, tuttavia, non si esaurisce nell'Ottocento. Il primo palazzo Gagliardi, secondo la ricostruzione riportata dalla stampa locale, sorgeva sull'area dove in precedenza si trovava la Chiesa dei Santi Marco e Luca. L'edificio originario, più piccolo, venne successivamente demolito per lasciare spazio a una costruzione più grande.

Gli interni e il progetto di rinascita

Il palazzo è particolarmente prezioso anche per ciò che conserva al suo interno: stucchi, affreschi, carte da parati, tele, arazzi, marmi e arredi raccontano il gusto della società aristocratica che lo abitò.

Proprio il patrimonio interno è stato al centro dei progetti di recupero. Nel 2024 sono stati documentati interventi finalizzati a riportare l'immobile agli antichi splendori e a recuperare tele, arazzi, elementi d'arredo e materiali marmorei. L'obiettivo dichiarato è trasformare il palazzo in un polo culturale e di turismo sostenibile.

La Provincia di Vibo Valentia aveva inoltre bandito un concorso di progettazione per la riqualificazione del complesso destinandolo proprio a «Polo culturale e del turismo ecosostenibile».

Un palazzo da riscoprire

Palazzo Gagliardi-De Riso è quindi molto più di una facciata elegante nel centro di Vibo Valentia. È una specie di racconto verticale della città: sotto il palazzo c'è la memoria delle fiere e dei commercianti; nelle sue sale quella della nobiltà; sulla facciata il passaggio di Garibaldi; nei progetti contemporanei la possibilità di restituire alla comunità un luogo di cultura.

Per chi visita Vibo, è una tappa che consente di cambiare prospettiva: dalla città di oggi a quella ottocentesca, dalla strada agli ambienti della vita aristocratica, dalla storia locale alle grandi vicende nazionali.

Un edificio che non racconta soltanto il passato, dunque, ma anche una domanda ancora attuale: come trasformare un patrimonio prezioso in una risorsa viva per la città.