San Nilo e la chiesa basiliana di Sant’Adriano, una storia millenaria nel cuore della Calabria
Dal Mercurion a San Demetrio Corone, il percorso del monaco che fondò il suo primo monastero e diede vita a un importante centro religioso e culturale
In prossimità del confine nord occidentale della Calabria è collocato l’ambito territoriale del Mercure (Mercurion), che coincide geograficamente con l’alta valle del Lao, fiume che sgorga dal Pollino e si riversa nel mar Tirreno. Gli storici tramandano che questa particolare area valliva, geologicamente stupefacente e dall’orografia impervia e complessa, a partire dal VI secolo, quando contrassegnava il confine tra il Ducato bizantino di Calabria e il Ducato longobardo di Benevento, fu interessata da insediamenti eremitici connessi al monachesimo bizantino, che perdurarono attivamente a fasi alterne ben oltre l’XI secolo.
In quest’ambito geografico, dopo che si separò dalla moglie all’età di 30 anni, si ritirò a vita eremitica anche Nicola Malena (San Nilo, 910-1005) di aristocratica famiglia bizantina, a seguito di un profondo turbamento interiore, legato a questioni religiose, esistenziali e di fede. In seguito Malena, avendo maturato la scelta di dedicare la propria esistenza a Dio, si spostò nel monastero di San Nazario, presso San Mauro la Bruca del Cilento, dove assunse l’abito talare e il nome di Nilo. Non passò troppo tempo che il religioso decise di lasciare il monastero per ritornare nella valle del Mercurion, intendendo ritirarsi nuovamente a vita eremitica.
A distanza di una decina di anni il monaco basiliano si spostò poi sulle falde della Presila greca dove fondò, a metà del X sec., il suo primo monastero, che dedicò a Sant’Adriano, oggi ricadente in San Demetrio Corone. Il sacro edificio, elevato sulle rovine della chiesetta intitolata ai Santi Adriano e Natalia, fu costruito con materiali di recupero, cavati probabilmente dalle vestigia dell’antica città di Copia (già Sibari e Thurii). Sulle strutture murarie della chiesa sono visibili infatti blocchi di pietra tufacea greco-romani, colonne romane, capitelli e sculture bizantine, manufatti normanni, affreschi riferibili all’età sveva e altre opere di epoca successiva. È evidente che la chiesa ha subito nel tempo diverse aggiunte, abbellimenti e mutilazioni, tra cui la costruzione del campanile e la distruzione del protiro e dell’antico complesso monastico, un tempo connesso alla chiesa, sulla cui area sono sorti, in tempi diversi, altri edifici destinati ad accogliere il Real Collegio Italo-Greco, trasferito a San Demetrio Corona nel 1794, per preservare il rito greco cattolico e provvedere alla formazione religiosa e laicale della minoranza albanese.
Il sacro edificio, enumerato dagli esperti tra i più importanti e integri monumenti basiliani in Calabria, si articola su un impianto rettangolare ripartito in tre navate, scandite da una doppia fila di tre arcate di diversa ampiezza, erette su colonne e pilastri, interposte tra il muro di controfacciata e il muro trasverso dell’arco trionfale. Quest’ultimo in origine introduceva in un catino absidale semicircolare, poi demolito per costruire l’attuale presbiterio quadrangolare. Alle coperture in capriate lignee si specchia uno straordinario pavimento in opus sectile ben conservato, arricchito da quattro lastre figurate rispettivamente con un leone e un serpente che si contendono una preda, un serpente avvolto in tre spire, un felino e un serpente avvolto in doppie spire, riproponenti echi del bestiario medievale, reale o fantastico, abbinati a significati religiosi e morali.
San Nilo assoggettò nel monastero grecanico di San Demetrio Corone la sua comunità religiosa a una rigida riforma monastica formativa, istituendo uno scriptorium per tradurre e trascrivere antichi codici. Dopo 25 anni il Santo monaco basiliano maturò il desiderio di operare a una scala più ampia, intendendo predicare nelle sedi opportune un dialogo costruttivo per riunificare le Chiese di Oriente e Occidente. Animato da questo suo grande sogno, Nilo lasciò la Calabria all’età di 70 anni e, accompagnato da 60 monaci di rito greco, si diresse verso Roma, avendo deciso di professare nel cuore storico della chiesa latina, giungendo a fondare nel 1004, ormai ultranovantenne, il monastero di Grottaferrata, dove poi si spense.
*architetto e storico