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05/06/2026 ore 10.08
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Federico Buffa racconta Michael Jordan all’Unical: «Aveva una vibrazione impressionante, ti dovevi girare»

Lo storico volto di Sky Sport ha portato al Teatro Auditorium del campus cosentino il suo spettacolo “Number 23 – Vita e splendori di Michael Jordan”: «Anche nell’epoca dei social sarebbe il padrone incontrastato»

di Paolo Mazza

C'è un numero che non ha bisogno di cognome. Dillo in qualsiasi lingua del mondo, e tutti sanno di chi stai parlando. Ventitré. Michael Jordan non ha giocato a basket: ha riscritto cosa significa essere umani sotto pressione. Lo sa bene Federico Buffa, che ieri sera al Teatro Auditorium dell'Università della Calabria ha portato – con la voce e con il corpo – il suo spettacolo “Number 23 – Vita e splendori di Michael Jordan”, uno degli appuntamenti più attesi della quarta edizione di UnicalFesta.

La kermesse, promossa dall'Ateneo insieme al Comune di Rende, punta a unire la comunità accademica e il territorio attraverso il linguaggio universale dello sport e delle arti creative. E difficilmente avrebbe potuto scegliere narratore e soggetto più adatti allo scopo.

Cosa le immagini non hanno mai detto di Michael Jordan

Buffa, storico volto di Sky Sport e voce che ha educato intere generazioni italiane al racconto sportivo, non porta in scena una biografia ma un ritratto. E come tutti i ritratti veri, coglie quello che le fotografie non riescono a fermare. «Se entra qui un uomo di un metro e novantasei, nero, afroamericano, indipendentemente da chi sia, la gente si gira – ha spiegato –. Ma nel caso di Jordan c'era una vibrazione, un'inerzia impressionante. Ti dovevi girare. Poi arrivava il gioco, e lì era un'espressione della sua strapotenza. Ma soltanto la presenza generava attenzione».

È questa la dimensione che i numeri non restituiscono. Sei titoli NBA, sei premi MVP alle Finals,  due ori olimpici. Jordan impressionò fin dal suo arrivo nella lega americana campioni del calibro di Magic Johnson e Larry Bird, mostrando una personalità e una competitività fuori dal comune nonostante la giovane età. Ma ciò che Buffa ha visto da vicino era qualcosa di diverso: un campo gravitazionale umano, qualcosa che precedeva qualsiasi canestro.

Il semidio e la sua “strana” fragilità

Eppure anche un semidio come Michael Jordan aveva i suoi crucci: «Era completamente idrofobo – ha detto sorridendo Buffa –. Non era in grado nemmeno di fare il bagno nella vasca. Lui, come tanti afroamericani, aveva poca dimestichezza con l'acqua. Un giorno ha provato, sull'oceano. L'onda lo ha risucchiato, un suo amico gli si è avvinghiato addosso. Da lì in poi, solo acqua doccia».

Un dettaglio che vale più di mille highlights. Perché racconta che dietro l'atleta più dominante della storia dello sport moderno c'era un uomo con le sue paure, le sue ferite, i suoi confini. 

Il padrone incontrastato

Resta aperta una domanda che accompagna ogni riflessione su Jordan: cosa sarebbe stato in quest'epoca di social media, dove ogni giocata diventa virale in pochi secondi? Buffa non esita. «Non sapremmo dove metterlo. Sarebbe il padrone incontrastato, come Mohammed Ali nel pugilato».

Un paragone che dice tutto. Ali e Jordan: due atleti che hanno travalicato lo sport per diventare simboli culturali, quasi mitologici. Ieri sera al Campus dell'Unical, per poco più di un'ora, Buffa ha fatto quello che sa fare meglio: prendere una leggenda e restituircela umana.