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31/08/2026 ore 15.02
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La Calabria riscopre la sua identità greca con “Agape”: a Reggio cinque giorni tra teatro, danza e poesia

Dal 3 al 25 settembre la seconda edizione del festival. La direttrice artistica Angelica Artemisia Pedatella: «Le radici non sono qualcosa di immobile, ma una materia viva, capace di generare linguaggi, relazioni e nuove forme artistiche»

di Redazione

Dal 3 al 25 settembre Reggio Calabria ospita la seconda edizione di Agape, il festival dedicato a “Le sfumature dell’Amore” che attraverso teatro, danza, drammaturgia e arti visive punta a riscoprire l’identità greca della Calabria e a interrogare il rapporto tra le persone e la propria terra d’origine.

L’iniziativa è promossa dal Comune di Reggio Calabria nell’ambito del progetto “ReggioFest2026: cultura diffusa”, finanziato attraverso il Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo della Direzione generale Spettacolo del Ministero della Cultura, e presentato dalla Compagnia Teatrale BA17, con la direzione artistica di Angelica Artemisia Pedatella e la supervisione organizzativa di Silvana Esposito.

Il festival è dedicato a Salvino Nucera, poeta e scrittore scomparso il 10 luglio 2025, traduttore e divulgatore della lingua greca di Calabria. Nella prima edizione avrebbe dovuto inaugurare le attività laboratoriali dedicate alla lingua grecanica.

Anche quest’anno Agape esplorerà proprio il grecanico come linguaggio artistico capace di mettere in relazione la contemporaneità della scena con le radici storiche e identitarie del territorio. Il progetto è realizzato con il supporto, tra gli altri, del Circolo Culturale Apodiafazzi, di Galbatir, del Pic Cassiodoro, del Liceo Campanella-Preti-Frangipane, dell’Associazione Muricello, dell’Associazione Fata Morgana, del Museo d’Arte Frangipane e del Comitato di quartiere Reggio Calabria Sud.

Gli appuntamenti si svilupperanno in diversi luoghi del quadrante sud della Città metropolitana, in particolare piazza Leopoldo Trieste, il Museo d’Arte “A. Frangipane” e il Liceo Campanella-Preti-Frangipane. Al centro, un percorso che intreccia spettacolo e formazione e considera il patrimonio della Calabria greca non come una testimonianza da conservare in modo statico, ma come materia viva di creazione artistica. Al progetto contribuiranno anche il Circolo Culturale Apodiafazzi e la cantante e interprete Marinella Rodà.

«Agape nasce dal desiderio di tornare a interrogare il rapporto tra le persone e la terra, fatto di appartenenza, amore, ma anche conflitto e trasformazione – spiega la direttrice artistica Angelica Artemisia Pedatella –. In questa seconda edizione abbiamo scelto di partire dalle radici non come qualcosa di immobile, ma come una materia viva, capace di generare linguaggi, relazioni e nuove forme artistiche».

La dedica a Salvino Nucera si lega direttamente a questa impostazione. «Dedicare il festival a Salvino Nucera significa anche riconoscere il valore di una persona che ha lavorato con passione affinché il greco di Calabria potesse tornare a essere percepito come una grande lingua d’arte. Così il teatro, la danza e la poesia diventano strumenti per mantenere viva una memoria e, nello stesso tempo, immaginare il futuro».

Il tema delle radici attraversa l’intero programma e si inserisce nel progetto culturale “Rinascimento calabrese”, ideato da Pedatella e sviluppato insieme al gruppo operativo della Compagnia BA17, con artisti, tecnici ed esperti impegnati nella valorizzazione della cultura calabrese e mediterranea e nella costruzione di una narrazione legata alla complessa identità della regione.

Tre spettacoli in piazza Leopoldo Trieste

Sono tre gli spettacoli teatrali inseriti nel cartellone, tutti in programma in piazza Leopoldo Trieste. Si comincia il 3 settembre con “Zaleuco e Nosside. La prossemica dell’amore”, produzione della Compagnia Teatrale BA17 con Angelica Artemisia Pedatella e Gianluca Sapio.

Il 4 settembre sarà la volta di “Asp – Armata Spaccamattoni”, di e con Angelo Colosimo per Wobinda produzioni. Il giorno successivo, 5 settembre, andrà in scena “Kali Hope. L’urlo di Calliope”, di e con Gabriele Naccarato, produzione Associazione Calabria Tribù.

Dalla drammaturgia alla teatrodanza, i laboratori

Accanto agli spettacoli, il festival propone tre laboratori dedicati a differenti linguaggi della scena. Il 4 settembre, al Museo d’Arte “A. Frangipane”, Angelica Artemisia Pedatella condurrà “Storie di un treno locale”, laboratorio di drammaturgia e narrazione dedicato all’interpretazione teatrale.

Il treno diventerà metafora del viaggio e delle connessioni tra persone e territorio, mentre la parola sarà utilizzata come strumento per raccontare geografie, identità e differenze linguistiche.

Il 6 settembre, nella palestra del Liceo Campanella-Preti-Frangipane, spazio a “Danzare il grecanico”, laboratorio di teatrodanza contemporanea condotto dal coreografo e danzatore Gabriele Naccarato insieme alla coreografa e danzatrice Giada Guzzo. Le voci grecaniche registrate diventeranno il tessuto sonoro di una ricerca costruita intorno al rapporto fra corpo, gesto e parola.

Il percorso formativo si concluderà il 25 settembre al Museo d’Arte “A. Frangipane” con “Pietre sociali”, laboratorio di scenografia teatrale curato dalla scenografa e costumista Silvana Esposito. Pietre e materiali naturali saranno trasformati in elementi scenografici attraverso parole ed emozioni, anche in lingua grecanica, per raccontare simbolicamente la Calabria greca.

Teatrodanza con i visori e poesia visiva per la chiusura

Tra le novità della seconda edizione figura anche la performance di teatrodanza “I agricì piszilìa”, fruibile attraverso visori multimediali il 5 e il 25 settembre, a turnazione e con ingresso libero, negli spazi del Museo d’Arte “A. Frangipane”.

Proprio il 25 settembre, giornata conclusiva del festival, il museo ospiterà anche “Theòrema”, performance di poesia visiva in lingua grecanica con il poeta Gianfranco D’Aguì. La serata terminerà con l’esposizione scenografica dei lavori realizzati durante il laboratorio “Pietre sociali”.

Spettacoli, laboratori e attività immersive compongono così un programma che mette in relazione memoria e contemporaneità, facendo dialogare il patrimonio della Calabria greca con i linguaggi della scena. Un percorso che utilizza lingua, territorio e identità non soltanto come elementi da tramandare, ma come strumenti di partecipazione e nuova produzione culturale.