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25/04/2026 ore 19.50
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L’Arte come custode del tempo. A Cosenza la rassegna "Segni di Cura" per la Madonna del Pilerio propone un racconto tutto al femminile

Dal 25 aprile al Duomo di Cosenza il progetto in occasione del 450° anniversario del miracolo della protettrice della città con la mostra delle artiste Diva Caputo e Ornella Imbrogno.

di Greta Himmelspach

C’è un filo sottile e prezioso che lega la devozione secolare di una città alla creatività contemporanea. Quel filo oggi prende il nome di "Segni di Cura", un progetto che si ispira a un simbolo di profonda devozione: i dodici medaglioni che, nell’iconografia tradizionale, cingono il capo della vergine.

Da qui nascono le dodici “forme di cura”, percorso che trasforma la spiritualità in azione concreta attraverso un ricco calendario di eventi, laboratori e incontri. Le tematiche di questa iniziativa abbracciano ogni dimensione dell'essere: dalla tutela della salute al senso di comunità, dalla salvaguardia del creato alla valorizzazione del patrimonio culturale, fino al supporto per le fragilità sociali e alla custodia della memoria.

È un viaggio pensato per intrecciare indissolubilmente la fede, il territorio e l'impegno civile. L’esposizione non è solo un omaggio estetico, ma un tassello fondamentale delle celebrazioni per i 450 anni di "Cura Materna" (1576-2026), ricorrenza che ricorda il miracolo della Madonna del Pilerio.

Sotto la direzione artistica di Mariateresa Buccieri, il progetto dà voce agli artisti del territorio, capaci di reinterpretare con sensibilità moderna un legame spirituale che resiste al tempo.

Dal 25 aprile all'8 maggio, il testimone di questo racconto passa nelle mani di Diva Caputo e Ornella Imbrogno, che rappresentano un'altra tappa di questa straordinaria esperienza collettiva con una mostra bipersonale, in cui si instaura un dialogo interiore tra i colori delle tele ed il sentore della devozione che si respira all’interno della storica cattedrale.

Le opere della Caputo e della Imbrogno si inseriscono nell'architettura sacra del Duomo, creando uno scambio tra le forme dell'arte e il silenzio della preghiera. Il titolo stesso, “Segni di Cura”, suggerisce un’attenzione meticolosa verso l’altro e verso il sacro, attraverso un gesto di protezione che riflette quello della Madonna verso i cosentini durante la peste del XVI secolo.

Le due autrici offrono una nuova chiave di lettura dell’aspetto religioso, trasformando la materia e il segno in un omaggio alla protezione materna della Vergine.

Racconta l’Imbrogno: «I lavori che ho portato interpretano ognuno a modo proprio il tema proposto dalla mostra. Nei dipinti legati al mare, la cura è rappresentata da quello spazio aperto che invita al respiro e alla quiete. Il mare, per me, ha una capacità naturale di rigenerare, di riportare equilibrio. Anche la natura, nelle altre opere, diventa una presenza che cura in modo silenzioso. Qualcosa di leggero, quasi evanescente, ma capace di accompagnare e riconnettere. Ad esempio in “Echi di identità”, la cura passa attraverso la relazione umana: nei volti e nelle linee che li uniscono emerge un senso di connessione, di legame tra le persone, come se la cura risiedesse nel riconoscersi e nel sentirsi parte di qualcosa. Queste scelte rappresentano la volontà raccontare il tema dell’esposizione come esperienza interiore, naturale e relazionale».

Anche per Diva Caputo il concetto centrale della bipersonale viaggia sui temi della natura e delle relazioni, creando una forma di continuità con le opere della sua collega: «i lavori che ho scelto per questa mostra sono prevalentemente dei paesaggi, dove attraverso la luce e i colori ho cercato di esprimere emozioni come l’accoglienza, la speranza, la tenerezza e la gentilezza, che oggi più che mai sono necessari per la cura dell'anima e del corpo. Ad esempio "Mandorlo” e "Attesa" sono due lavori dove la terra, l'acqua, il cielo e i loro colori ci mettono in contatto con la bellezza e il miracolo della vita. Mentre con “Interconnessioni" esprimo l’idea secondo cui tutti siamo connessi anche se lontani, interpretando così le relazioni come momenti di cura».

La prospettiva e le modalità espressive delle due artiste cosentine arricchiscono questo progetto con una sensibilità che esplora i dettagli del custodire, del senso di protezione e della devozione verso il prossimo.

Un appuntamento imperdibile per chi crede che l’arte sia, prima di tutto, un atto d’amore verso le proprie radici. Un’occasione unica ed interessante che offre ai cittadini e ai turisti un’opportunità per riscoprire il Duomo sotto una luce diversa.

Nota per i visitatori: Per garantire il rispetto delle funzioni religiose e dei fedeli, l'accesso all'esposizione potrà subire limitazioni temporanee.