Pippo non lo sa, al Cineteatro Metropolitano di Reggio il reading teatrale racconta la censura nel ventennio fascista
Musica, satira e memoria collettiva al centro dello spettacolo rientrante nella rassegna Un palco per la città, promossa dal Dlf
Storie che fanno sorridere e che, nello stesso momento, lasciano addosso un senso di inquietudine. È da questo equilibrio sottile tra ironia e memoria storica che nasce “Pippo non lo sa – La censura nel ventennio fascista tra storia e aneddotica”, il reading teatrale in programma domani, 23 maggio 2026, alle ore 19, al Cineteatro Metropolitano di Reggio Calabria. Lo spettacolo rientra nella rassegna “Un palco per la città”, promossa dal DLF di Reggio Calabria presieduto da Nino Malara e dedicata a Bruno Stancati. Dopo il reading multimediale “La Battaglia d’Aspromonte”, il cartellone del CTM prosegue con un nuovo appuntamento che intreccia teatro, musica e riflessione storica.
Sul palco ci saranno Ines Barbera, Sonia Caruso e Giuliana Mangiola, autrice dei testi, con la partecipazione speciale dei Triggitani — Daniele Siclari e Roberto Macheda alle chitarre, Enzo Baldessarro al basso — insieme alla scuola di ballo Lady Francy, che accompagnerà lo spettacolo sulle note dello swing.
Antonio Calabrò: «Dare voce agli artisti reggini»
A sottolineare il valore culturale dell’iniziativa è il direttore artistico del Cineteatro Metropolitano, Antonio Calabrò.
«Un palco per la città continua ad accogliere le realtà artistiche reggine. Questo spettacolo si preannuncia divertente ma anche ironicamente inquietante, perché riesce a raccontare una pagina complessa della nostra storia attraverso il linguaggio del teatro, della musica e della satira», afferma Calabrò.
Il direttore artistico ribadisce anche la missione culturale della rassegna: «Vogliamo portare alla ribalta artisti, creativi e sognatori reggini. Sono tanti, spesso lontani dai riflettori, ma rappresentano un patrimonio umano e culturale prezioso a cui desideriamo dare voce con continuità. Il Cineteatro Metropolitano vuole essere sempre più uno spazio aperto alla città, un luogo in cui la memoria, l’arte e la contemporaneità possano dialogare».
Calabrò anticipa inoltre i prossimi appuntamenti del cartellone: il 30 maggio andrà in scena “Canzone contro Giufà – Vita e opere di Nicola Giunta, poeta”, a cura di Rita Nocera e Sonia Impalà, mentre il 6 giugno sarà la volta di “Lampo ferroviere, il cane che girò l’Italia in treno”, monologo scritto dallo stesso Antonio Calabrò e interpretato da Anna Rita Fadda, alla presenza del presidente nazionale DLF Pino Tuscano.
Giuliana Mangiola: «La censura diventava un paradosso»
Alla base dello spettacolo, di domani, c’è una lunga ricerca storica condotta da Giuliana Mangiola, nata quasi per caso.
«È stata una sorta di serendipità», racconta. «Stavo lavorando a una ricerca sulle donne nel periodo fascista, quando mi sono imbattuta in materiali legati alla censura. Più leggevo, più mi rendevo conto di trovarmi davanti a situazioni assurde, a volte perfino grottesche. Da lì è nato il desiderio di trasformare tutto questo in uno spettacolo teatrale».
Il reading alterna lettura scenica, brevi parentesi teatrali, musica jazz e swing, proprio quei generi musicali che durante il ventennio furono osteggiati perché considerati stranieri e non conformi all’idea di italianità imposta dal regime.
«Abbiamo cercato di allineare narrazione, musica, ballo e rappresentazione alla tematica della censura», spiega Mangiola. «Se avessi raccontato questi fatti soltanto in modo drammatico, il risultato sarebbe stato pesantissimo. Ho preferito usare questa formula, perché molte delle dinamiche censorie dell’epoca diventavano paradossali e persino ridicole».
Dalle canzoni “della Fronda” a Topolino-Tuffolino
Lo spettacolo attraversa episodi poco conosciuti della censura fascista: dalle parole straniere italianizzate alle canzoni considerate sovversive, fino ai fumetti e alla musica jazz.
“Pippo non lo sa”, interpretata dal Trio Lescano su musiche di Gorny Kramer, diventa il simbolo di questa narrazione. Secondo alcune interpretazioni dell’epoca, il brano sarebbe stato una velata presa in giro di Achille Starace, il gerarca fascista legato all’esaltazione della propaganda e delle parate militari.
Mangiola ricorda anche come il regime arrivasse a tradurre letteralmente i nomi degli artisti stranieri pur di cancellarne l’origine: «Louis Armstrong diventava ‘Luigi Braccioforte’, Benny Goodman ‘Beniamino Buonomo’, Duke Ellington ‘Il Duca’. Erano tentativi estremi di controllo culturale».
Non solo musica. Nel reading si parlerà anche della censura sui fumetti: «Topolino venne trasformato in Tuffolino. C’erano controlli ovunque: teatro, romanzi, canzoni, lingua quotidiana. Una censura ad ampio spettro».
La musica swing e il peso della memoria
Particolare spazio sarà dedicato allo swing e alle cosiddette “canzoni della Fronda”, quelle melodie che, secondo il regime, potevano nascondere messaggi dissidenti.
«Era una musica amata e osteggiata contemporaneamente», sottolinea Mangiola. «Perfino il figlio di Mussolini divenne jazzista, segno di un rapporto contraddittorio tra il regime e ciò che il pubblico realmente amava».
La presenza dei Triggitani e della scuola di ballo Lady Francy arricchirà ulteriormente il reading, rendendolo per la prima volta un’esperienza scenica completa, tra parole, musica dal vivo e danza.
Un monito che guarda anche al presente
Dietro gli aneddoti e l’ironia “amara” emerge però una riflessione più profonda sul rapporto tra potere, informazione e libertà culturale.
«Il rischio, conclude Giuliana Mangiola, è non accorgersi dei cambiamenti mentre li si vive. I mutamenti storici spesso si comprendono soltanto dopo. Per questo conoscere ciò che è stato accaduto diventa importante: perché certe dinamiche possono ripresentarsi sotto forme diverse. E bisogna stare attenti a non ricadere negli stessi errori».
Domani sera, al Cineteatro Metropolitano, “Pippo non lo sa” proverà proprio a fare questo: raccontare la storia con leggerezza senza svuotarla del suo significato più profondo, trasformando la memoria in un monito per il presente.