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12/03/2026 ore 14.36
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Cyberbullismo e disagio giovanile, al Telesio “Ragazzi interrotti” dà voce alle fragilità e rompe il silenzio

All’Auditorium Guarasci del Liceo classico cosentino lo spettacolo dei ragazzi della cooperativa Crisalide racconta la storia di Andrea Spezzacatena e accende i riflettori su salute mentale e isolamento sociale: «Ognuno ha il diritto di essere ciò che è»

di Paolo Mazza

In un tempo in cui l’identità degli adolescenti si costruisce spesso dietro uno schermo, tra immagini perfette e vite apparentemente impeccabili, il rischio è quello di smarrirsi. I social network amplificano modelli irraggiungibili e, sotto la protezione dell’anonimato, trasformano talvolta il giudizio in scherno, l’ironia in violenza. È in questo terreno fragile che possono nascere fenomeni come il cyberbullismo e il ritiro sociale estremo, fino alla sindrome degli hikikomori. Temi duri, ma necessari da affrontare, che sono stati portati con forza sul palcoscenico dell’Auditorium “Guarasci” del Liceo Classico “Bernardino Telesio” di Cosenza con la rappresentazione teatrale “Ragazzi interrotti”, promossa dalla cooperativa sociale Crisalide insieme al Centro di Solidarietà “Il Delfino”.

Più che uno spettacolo, quello andato in scena davanti agli studenti è stato un percorso emotivo e civile. Attraverso la forma dello psicodramma, il teatro ha trasformato il disagio in racconto condiviso, rompendo il silenzio che spesso circonda le fragilità adolescenziali.

La rappresentazione ha inscenato la vicenda reale di Andrea Spezzacatena, il quindicenne che si tolse la vita dopo essere stato vittima di una feroce campagna di cyberbullismo nata da un pregiudizio banale quanto crudele: il colore dei suoi pantaloni. In un’epoca in cui l’umiliazione può diventare virale in pochi secondi, la derisione online si è trasformata per lui in una persecuzione continua, alimentata da una pagina Facebook creata appositamente per prenderlo di mira.

La scena finale ha restituito al pubblico un’immagine potente e carica di significato: tutti i protagonisti sono saliti sul palco indossando pantaloni rosa, dando vita a un simbolico girotondo di speranza. A fare da colonna sonora è stata la canzone “Sogna, ragazzo sogna” di Roberto Vecchioni, interpretata dal vivo dai volontari del reparto di Psichiatria dell’Ospedale di Cosenza. Le parole del brano hanno accompagnato la danza collettiva sul palco, trasformando la memoria di una tragedia in un gesto di consapevolezza e solidarietà.

La scuola come presidio contro il disagio

L’iniziativa ha anche acceso i riflettori sull’importanza dell’ascolto e del supporto psicologico nelle scuole. La psicoterapeuta del liceo, Asia Carchidi, ha sottolineato il valore terapeutico di iniziative come questa: «Stiamo dando spazio, voce e dignità a chi un tempo era invisibile. È un’iniziativa importante perché dona ai ragazzi l’espressione del disagio psichiatrico su un palcoscenico, normalizzando queste problematiche e aprendo le porte alle confessioni dei ragazzi nei colloqui che stiamo effettuando». Un cambiamento culturale che passa anche dal progetto “Lo psicologo a scuola”, promosso da Asp e Regione. «Molti meno ragazzi hanno paura del giudizio e tendono a volersi prendere cura di sé stessi», ha aggiunto.

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Il dirigente dell’istituto Domenico De Luca ha evidenziato il valore educativo della collaborazione con la cooperativa Crisalide: «Attraverso il teatro andremo a capire come le relazioni, la cura e l’attenzione verso gli altri siano elementi fondamentali per la crescita dei giovani».

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Proprio sul fronte della prevenzione si inserisce il progetto “Focus on Your Goal”, presentato durante l’incontro dallo psicologo Cristian Conforti del Centro di Solidarietà “Il Delfino”. L’iniziativa, finanziata dal Dipartimento per le Politiche contro la Droga della Presidenza del Consiglio e realizzata con ARCAT Calabria, offre percorsi terapeutici e riabilitativi per ragazzi tra i 12 e i 17 anni che affrontano dipendenze da sostanze o comportamentali. «Vogliamo concedere ai ragazzi la possibilità di tessere nuove relazioni, fare nuove esperienze e trovare i loro talenti», ha spiegato Conforti.

Il teatro come cura e lotta contro lo stigma

Il teatro, dunque, come strumento di cura e di trasformazione. Un linguaggio capace di rendere visibile ciò che spesso resta nascosto e di costruire ponti tra chi soffre e la comunità. Lo ha ricordato anche Emanuela Normanno della cooperativa Crisalide: «Attraverso le loro fragilità i ragazzi portano in scena ciò che per loro è difficile affrontare nel mondo di oggi. Con “Ragazzi interrotti” cerchiamo di sensibilizzare nelle scuole sui temi del bullismo e del cyberbullismo».

La giornata è stata arricchita anche dagli intermezzi musicali curati dalla docente Patrizia Pisciotta insieme agli studenti musicisti dell’Istituto “Lucrezia Della Valle”: Francesco Cristiano (violino), Andrea Falcone (violoncello) e Matteo Aristodemo (pianoforte). «Ognuno ha il diritto di essere ciò che è», ha ricordato la professoressa, sottolineando come la scuola debba tradurre i suoi valori in esperienze concrete.

Il messaggio emerso dalla rappresentazione è chiaro: il disagio non può essere relegato al silenzio né trattato come un problema da nascondere. I volontari del reparto di Psichiatria dell’ospedale di Cosenza hanno ricordato quanto sia fondamentale superare lo stigma sulla salute mentale. Le persone che vivono queste fragilità devono essere accompagnate in un percorso di reintegrazione fatto di parole, relazioni e opportunità.

In un mondo che spesso corre troppo veloce, “Ragazzi interrotti” ha invitato studenti e adulti a fermarsi e ascoltare. Perché dietro ogni silenzio può nascondersi una richiesta di aiuto. E perché, come ha dimostrato il palcoscenico del Telesio, la cura può nascere dall’incontro tra le persone, dalla forza delle arti e dalla capacità di una comunità di non lasciare indietro nessuno.

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