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03/10/2026 ore 18.18
Eventi

Serre in Festival, da dieci anni il racconto della Calabria dei boschi. Pititto: «Una fucina di idee e di incontri»

La giornata promossa in collaborazione con “Vivi Serra San Bruno” ha portato oltre 60 partecipanti nel bosco di Santa Maria. La coordinatrice Maria Rosaria Franzè: «La Calabria non è solo mare». Francesco Costantino (Parco delle Serre): «Territorio con immense potenzialità»

di Francesco Graziano

C’è una Calabria che si racconta attraverso il mare, le coste e le grandi località turistiche. E poi ce n’è un’altra, più silenziosa e appartata, che sale verso i boschi, segue i sentieri, attraversa paesaggi incontaminati e custodisce una ricchezza che chiede di essere conosciuta. È la Calabria delle montagne, dei grandi alberi, dei borghi e delle comunità che continuano a vivere il territorio trasformandolo in una possibilità per il futuro. È in questa dimensione che si inserisce la decima edizione di “Serre in Festival”, la rassegna promossa dall’associazione Condivisioni, presieduta da Bruno Censore, che quest’anno coinvolge Serra San Bruno e Nardodipace, mettendo al centro cultura, ambiente, tradizioni, turismo e prospettive di sviluppo per le aree interne.

Un appuntamento che, arrivato al traguardo dei dieci anni, ha fatto della montagna non soltanto lo scenario delle proprie iniziative, ma il vero cuore della sua proposta. Un modo per accendere i riflettori su un patrimonio naturale di straordinario valore e, nello stesso tempo, costruire attorno ad esso nuove occasioni di incontro, conoscenza e crescita.

Dentro il bosco, a passo lento

Tra le iniziative della decima edizione si è inserita una giornata dedicata alla scoperta del territorio attraverso il cammino. In collaborazione con l’associazione “Vivi Serra San Bruno”, oltre 60 partecipanti hanno affrontato un percorso di circa dieci chilometri con partenza dal piazzale della sede del Parco delle Serre.  Un’esperienza vissuta nel suggestivo bosco di Santa Maria, uno degli ambienti più significativi del territorio serrese, tra abeti secolari e luoghi profondamente legati alla storia di San Bruno.

«Sono molto contento, c'è stata una grande affluenza – racconta Mario Papasodaro, presidente dell’associazione “Vivi Serra San Bruno” –. Abbiamo superato le 60 presenze e abbiamo dovuto chiudere le iscrizioni per poter gestire al meglio questa lunga camminata». Il percorso attraversa un ambiente di particolare pregio, inserito tra i siti di interesse comunitario, dove il valore naturalistico si intreccia con quello storico e spirituale. È qui, infatti, che San Bruno trascorse parte della sua esperienza eremitica e dove nacque la prima Certosa. Ma per Papasodaro il significato dell'esperienza va oltre la singola escursione. «Il nostro parco merita di essere conosciuto. La Calabria non è solo mare: abbiamo anche la montagna e, in poco tempo, si può passare dalla costa a quote di circa 1.400 metri. Siamo fortunati a vivere in questo territorio e vogliamo farlo conoscere a tutti».

È proprio questa una delle chiavi di lettura di “Serre in Festival”: portare le persone dentro il paesaggio, trasformando la conoscenza in consapevolezza e la frequentazione dei luoghi in una forma concreta di tutela.

Il Parco come laboratorio di turismo lento

In questo percorso il Parco Naturale Regionale delle Serre rappresenta un interlocutore fondamentale. Un territorio che negli ultimi anni ha investito sempre più sulle forme di turismo legate alla mobilità lenta, alla natura e alla scoperta sostenibile dei paesaggi. «Il Parco delle Serre sostiene “Serre in Festival” fin dall'inizio – sottolinea il direttore Francesco Pititto – perché è una fucina di idee, un momento di incontro tra sensibilità diverse, dal quale possono nascere nuovi spunti e nuovi stimoli anche per la vita del Parco».

Tra le direttrici sulle quali l'ente sta lavorando c'è proprio il turismo outdoor. Quest'anno, ad esempio, è stata lanciata una campagna dedicata alla mountain bike, con nuovi percorsi tracciati, segnalati e pubblicati attraverso i canali del Parco, già utilizzati dagli appassionati. L'obiettivo, per come raccontato da Pititto, è costruire una fruizione del territorio capace di rispettarne gli equilibri e, contemporaneamente, di generare nuove opportunità per le comunità locali.

Il bosco come esperienza di benessere

Ma la montagna può essere vissuta anche attraverso modalità nuove, che superano l'idea tradizionale dell'escursione. È il caso del forest bathing, una pratica che invita a rallentare, ad ascoltare il bosco e a stabilire con l'ambiente naturale un rapporto più profondo e consapevole.

A introdurre questa esperienza nel programma è Maria Staltari, guida di benessere forestale e operatrice di forest bathing, che da alcuni anni lavora alla diffusione di questa attività nel territorio delle Serre. «Il forest bathing non è escursionismo e non è trekking – spiega –. È una camminata silenziosa, lenta e profondamente consapevole, attraverso la quale entriamo in contatto con la natura utilizzando i sensi». Una pratica nata in Giappone e sviluppatasi successivamente anche in altri Paesi, che secondo la letteratura scientifica richiamata da Staltari può essere associata a diversi effetti sul benessere, dalla riduzione dello stress alla diminuzione del cortisolo, fino a modificazioni di alcuni parametri fisiologici. Il principio, però, è soprattutto quello di recuperare un rapporto più attento con l'ambiente naturale.

Dieci anni per raccontare un'altra Calabria

Per Maria Rosaria Franzè, coordinatrice di "Serre in Festival”, il decimo anniversario rappresenta una tappa importante di un percorso iniziato con un obiettivo preciso: valorizzare il territorio e, in particolare, le aree dell'entroterra. «Siamo contentissimi di aver raggiunto questo bellissimo traguardo. Gli obiettivi sono sempre gli stessi: promuovere e valorizzare il nostro territorio e le zone dell'entroterra, cercando di attrarre sempre più visitatori». Una missione che passa anche dalla necessità di cambiare la percezione della Calabria turistica. «La Calabria non è solo mare – sottolinea Franzè –. Abbiamo un patrimonio naturale e culturale inestimabile ed è importante farlo conoscere». In dieci anni, Serre in Festival è diventato un appuntamento riconoscibile nel panorama regionale proprio perché ha scelto di raccontare una Calabria meno scontata, quella della montagna e dei suoi paesaggi, delle sue tradizioni e delle sue potenzialità.

Un territorio dalle tante potenzialità

La sfida, adesso, è trasformare questa ricchezza in una strategia di sviluppo duratura. È la prospettiva indicata dal commissario del Parco naturale regionale delle Serre, Francesco Costantino, che vede nella decima edizione del festival un'occasione per mettere in relazione esperienze diverse e sperimentare nuove forme di valorizzazione. «Il Parco non deve essere visto come un territorio chiuso o semplicemente vincolato – evidenzia Costantino –. È un territorio che possiede tantissime potenzialità». Potenzialità che spaziano dai percorsi naturalistici alle ciclovie, fino al patrimonio storico e archeologico. Tra gli esempi citati c'è il Cammino del Normanno e il lavoro sul patrimonio industriale e storico di Mongiana, con il protocollo d'intesa relativo al Museo delle Armi e alle antiche ferriere. A tutto questo si aggiunge un altro elemento fondamentale: la sicurezza di chi percorre sentieri e cammini. Il Parco ha infatti avviato una convenzione operativa con il Soccorso Alpino e Speleologico Italiano, finalizzata alla presenza di un presidio fisso di unità di soccorso sul territorio di Serra San Bruno. Un tassello che punta a rendere sempre più accessibile e sicura la rete di sentieri, ciclovie e cammini.

La montagna come futuro

La decima edizione di Serre in Festival diventa così qualcosa di più di una rassegna. È un racconto collettivo di un territorio che prova a trasformare la propria identità in una leva di sviluppo. La montagna delle Serre non è soltanto un luogo da attraversare. È un patrimonio da conoscere, rispettare e abitare. È nei boschi secolari, nei cammini, nei piccoli centri, nella memoria di San Bruno, nelle antiche ferriere, nei nuovi percorsi per le biciclette e nelle esperienze che invitano a fermarsi e ad ascoltare. E forse è proprio questo il messaggio più forte che arriva dal festival: per valorizzare un territorio non basta mostrarne la bellezza. Bisogna creare le condizioni perché quella bellezza possa essere vissuta, raccontata e custodita dalle comunità che la abitano.