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09/10/2026 ore 23.00
Storie

Cassano, il mediatore del Cidis Usman Muhammad racconta la paura di chi arriva allo sportello e il valore delle parole

Ogni giorno l’incontro con persone di nazionalità diverse: «Hanno lasciato i loro Paesi per problemi seri, l’economia, la guerra, tante situazioni diverse, e quando arrivano qui vanno accompagnate e informate»

di Franco Sangiovanni

Allo sportello del Cidis di Cassano all’Ionio, chi arriva viene accolto per primo da Usman Muhammad, mediatore interculturale che lavora nel sistema di accoglienza. Oltre a spiegare i passaggi e dare indicazioni pratiche, il suo compito è capire chi ha davanti: «Sono io il primo ad accoglierli quando vengono allo sportello — racconta — e cerco di capire la loro situazione, il modo in cui parlano e la paura che portano con sé. Poi ci sono i miei colleghi, abbiamo una bella squadra e ognuno si mette a disposizione quando qualcuno ha bisogno». Quella paura, spiega Muhammad, spesso si presenta prima ancora dell’incontro: «Molti non vogliono nemmeno venire perché temono che qualcuno li veda e che, una volta usciti dal CIDIS, vengano seguiti da altre persone. Si sentono sempre sotto gli occhi di qualcuno».

Far cadere quel timore è, per il mediatore, la parte più bella del suo lavoro. Allo sportello incontra persone di provenienze molto diverse e con ognuna cerca il modo giusto di parlare, finché chi è entrato preoccupato non si sente più a disagio: «Parlo con nepalesi, bengalesi, afghani, pakistani, arabi, inglesi e per me non fa differenza. La cosa più bella è quando chi viene a chiedere aiuto smette di avere paura, perché cerco di parlargli in un modo che non lo faccia sentire più intimorito».

Con chi è appena arrivato, Muhammad insiste sul fatto che in Italia nessuno deve sentirsi controllato da altri: «L’Italia è un paese dove la gente parla liberamente. Queste persone devono sentirsi libere. Hanno lasciato i loro paesi per problemi seri, l’economia, la guerra, tante situazioni diverse, e quando arrivano qui vanno accompagnate e informate». Il lavoro dello sportello, secondo il mediatore, da solo non basta. Muhammad chiede agli italiani di fare la propria parte e di cominciare dalle cose più semplici, perché anche chi arriva ha bisogno di sapere come verrà accolto fuori dall’ufficio: «Quando un migrante arriva in Italia, gli italiani devono parlare con lui. Così si toglie la barriera di chi ha paura a rivolgersi a un italiano perché non sa come gli verrà risposto. Basta chiedere ai ragazzi “ciao”, “buongiorno”, “come state”, con parole semplici e con calma».

A Cassano all’Ionio lo sportello del CIDIS continua a seguire chi ha bisogno di orientarsi, con Muhammad e gli altri operatori. Il resto, nella sua idea, si gioca nei luoghi di tutti i giorni, dove un saluto può aiutare chi è arrivato da poco a sentirsi meno osservato e più libero di parlare.