Da Montreal alla Calabria, la scelta della coppia di registi: «Qui tanto fermento. E poi la qualità della vita compensa i disagi»
Il riscatto delle aree interne calabresi passa anche da tutti quei giovani che preferiscono divincolarsi dalla frenesia odierna: «Abbiamo visto giovani tornare, idee in movimento e relazioni genuine. Questo borgo tranquillo ci permette di concentrarci sul cinema e costruire un network creativo»
È tenue ma tenace l’impercettibile legame che, attraversando generazioni, induce infine a tornare lì dove tutto ha avuto inizio e dove forse ha senso ricominciare. Montreal non è poi tanto distante da Santa Caterina dello Ionio quando il richiamo della terra d’origine diventa ineludibile e l’asperità dell’area interna non rappresenta più un ostacolo. È così che dopo una vita vissuta in Canada Francesco ha deciso di tornare e investire in una attività imprenditoriale, qui dove i suoi genitori sono nati e dove ha poi incontrato sua moglie, Francesca, 38 anni di Monza che con lui condivide la passione per il cinema.
L’incontro a Santa Caterina
«Lui è regista. Nel 2020 voleva produrre un cortometraggio dal titolo “la città d’oro” ambientato a Santa Caterina dello Ionio ed era alla ricerca di una produttrice italiana. Una conoscenza comune ci ha messi in contatto e abbiamo iniziato a lavorare insieme a questo cortometraggio che poi abbiamo girato nel 2021». Santa Caterina fa da iniziale sfondo ad un corto che si trasforma oggi in un progetto professionale e di vita a lungo termine.
Il progetto cinematografico
È qui che vedrà la luce uno spazio creativo per la formazione cinematografica, appositamente pensato dalla coppia di regista intenzionata a trasferirsi in Calabria dal Canada. L’idea era già in gestazione da tempo ma il bando promosso dalla Regione ha poi fornito la spinta finale. Le motivazioni della scelta sono diverse e tutte ugualmente decisive: il richiamo della terra d’origine sì ma anche quel che Francesca definisce “fermento”.
Il fermento
Quella circolazione di giovani e di idee che a Santa Caterina ha trovato albergo. «All’origine della scelta ci stanno le radici di Frank – spiega Francesca – ma il passo decisivo di trasferirsi deriva da questo fermento, questo movimento di ritorno di giovani come noi, della nostra età e con la stessa mentalità». Ci sono Raffaele e Sofia, che dopo gli studi a Bologna, hanno deciso di tornare e investire nell’avamposto agricolo autonomo e tutta la rete dell’associazione “We are south”.
Il viaggio di ritorno in Calabria di Raffaele e Sofia felici con i loro otto asini: «Qui abbiamo realizzato i nostri sogni»«Abbiamo notato questo fermento e ci siamo detti che non siamo gli unici. C'è comunque una comunità che si sta formando, che lavora, persone in gamba e abbiamo quindi pensato di unirci per portare le nostre competenze in ambito cinematografico per la crescita sociale e culturale del borgo». Borgo che per la coppia di registi possiede le giuste caratteristiche per mettere in cantiere l’impresa che hanno in mente.
Il network di creativi
«L'obiettivo è sia formativo che di creare una connessione, un network di creativi al di fuori dei tradizionali film festival. Un ambiente tranquillo che possa ispirare la creatività e possa consentire di focalizzarsi sul proprio talento». «Qui abbiamo trovato un luogo calmo, tranquillo e immerso nella natura. Anche l’aspetto psicofisico è stato decisivo, ad esempio, la semplicità delle relazioni. È un po' come tornare indietro nel tempo. A Milano o Montreal organizzare incontri con amici o in famiglia richiede settimane e settimane di anticipo. A Santa Caterina, la prossimità conseguente alla struttura del borgo, permette di incontrare persone anche per caso e questo favorisce un altro tipo di relazione: più genuina e autentica».
La sfida delle aree interne
Le aree interne, soprattutto quelle calabresi, rappresentano oggi una sfida innanzitutto alle comodità (e iperconnessione) della vita moderna. I borghi arroccati ne sono l’esatta antitesi. La quasi totale assenza di servizi, la mobilità impervia. «C'è l’aspetto ambientale e anche sociale che forse compensa quelle che sono le mancanze» riflette Francesca. «La qualità della vita senza dubbio le compensa».